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La partecipazione dei Comuni alle attività di contrasto all’evasione

La partecipazione dei Comuni alle attività di contrasto all’evasione

(Convegno organizzato da : Agenzia Entrate)

Intervento dell'On.le Alessandro Pagano

Con il collegamento alla Legge Finanziaria 2006 il Governo Berlusconi aveva introdotto nuove disposizioni:

  1. Si contrasta l’evasione fiscale con più controlli verso i cittadini disonesti, piuttosto che con adempimenti maggiori verso cittadini onesti (già gravati da netti adempimenti).
  2. I controlli sono tanto più efficaci quanto più si coinvolge tutto l’apparato pubblico, specie quello del territorio.
  3. Gli Enti Locali proprio perché vicini ai cittadini, rappresentano il sistema più efficace per la lotta all’evasione. Gli Enti Locali rappresentano le articolazioni della Pubblica Amministrazione.
  4. Il legislatore è convinto da ciò da molto tempo visto che vi è una norma (art. 44 DPR 600/73) che dice: "I Comuni partecipano all’accreditamento dei Redditi delle Persone Fisiche". Nonostante le buone intenzioni questa norma è però sempre stata lettera morta.
  5. Ecco perché il Governo Berlusconi nel 2005 ha ritenuto opportuno introdurre una norma che attribuisca ai Comuni la compartecipazione del 30% sul gettito derivante dalla lotta all’evasione, ogni volta che all’azione di accertamento dell’Agenzia della Entrate avesse partecipato un Ente Locale.
  6. La filosofia era semplice: incentivare il comportamento virtuoso dell’Ente Locale, piuttosto che di minacciare inutilmente il potenziale evasore.
  7. L’arrivo di Prodi cambiò filosofia e ritornò alla lotta all’evasione strombazzata sui mass media in vecchio stile (le disposizioni attuative della Finanziaria 2006 arrivano solo fino al 2007 con una miriade di nuovi adempimenti nei confronti di chi le tasse le pagava già).
  8. Così i contribuenti onesti si sono stancati ulteriormente e per i disonesti nulla è cambiato (non fare un adempimento o non far 10 adempimenti nulla a loro cambiava)
  9. Oggi sono stati eliminati adempimenti inutili (elenco clienti o fornitori) e sono stati concepiti strumenti correttivi per razionalizzare gli studi di settore.
  10. Gli Studi di Settore (per noi non possono che essere indicativi di un reddito e devono tener conto della diversità dei territori). Perché è evidente che nella lotta all’evasione lo stesso studio di settore non può essere utilizzato per calcolare i margini di ricarico di un soggetto che lavora al centro di Milano e di un altro che lavora a Enna.
  11. La verità è che si voleva trasformare gli studi di settore in un vero e proprio strumento di accertamento automatico (quasi una nuova MINIMUM TAX)
  12. La Riforma della Riscossione del 2004:
    • non potevano essere le banche a riscuotere le imposte perché avevano conflitto di interessi
    • doveva essere un organo statale per poter essere credibili.
  13. Il coinvolgimento dei Comuni nel controllo anticipa il federalismo fiscale. In alto vi sono convenzioni tra Comune e Agenzia della entrate (Genova, Torino, Taormina)
  14. In un paese che ha 8.000 Comuni e 4 mln di Partite Iva l’attività di contrasto all’evasione non può essere operata solo da Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Bisognava affiancare il terzo pilastro, i COMUNI.
  15. Vi è un Valore etico nel controllo dei Comuni e segna la fine del patto scellerato fra Amministrazione Comunale e cittadini: "l’Amministrazione complice del cittadino evasore pur di recuperare consenso elettorale".

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