Domenica, 16 Giugno 2019

 

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Il Sindaco di San Cataldo Di Forti denuncia all’Autorità Giudiziaria una rivista catto-comunista per offese e ingiurie.

La critica è garanzia di libertà e indice di democrazia. L’opposizione è utile perché obbliga a fare scelte meditate e, se del caso, a rivederle.

La critica, anche aspra, severa, pungente, pesante, si può fare con tutte le modalità espressive e quindi è ammessa anche la satira.

Per fare critica e opposizione non è necessario offendere; l’offesa non è mai costruttiva, non è espressione di civiltà, è l’esatto contrario del concetto di libertà perché le libertà di ognuno di noi finiscono dove iniziano i diritti degli altri: il diritto alla dignità, il diritto a non essere leso nell’onore, il diritto a mantenere la buona reputazione.

Il personaggio pubblico, quale è il primo cittadino, non solo deve accettare la satira ma la deve accettare nelle forme più pesanti e nei limiti più ampi possibili rispetto ad un comune cittadino; gli uomini pubblici, infatti,  sono esposti ad un maggior grado di criticabilità e, pertanto, sono soggetti ad attacchi denigratori in misura maggiore, che non vuol dire però senza limiti.

Nel caso specifico siamo in presenza di una vignetta, titolata “uomini e cani”, in cui vengo raffigurato, con fascia tricolore, con le sembianze di cane trattenuto al guinzaglio.

In due anni e mezzo di sindacatura attraverso quel periodico sono stato costantemente attaccato e più di una volta offeso pesantemente in un crescendo continuo, anche negli affetti materni, in modo del tutto gratuito e senza un minimo di continenza.

Non ho mai proferito parola. Chi mi conosce sa che amo scherzare anche su me stesso e per questo trovo la satira divertente.

In questo caso siamo in presenza non di un fatto episodico ma di un atto facente parte di in una azione scientemente organizzata e protratta nel tempo per danneggiare la mia immagine di uomo e di politico.

Oltre ad essere una vignetta di pessimo gusto, il messaggio esplicito ed implicito ha un contenuto offensivo ampiamente eccedente quello sufficiente a formulare una critica politica. Non una satira innocente, come qualcuno non disinteressato tenta di definirla, ma l’ultimo (in ordine di tempo) di una serie di attacchi malevoli condotti nei confronti della mia persona.

Sto rendendo un servizio alla Città e subire la gratuita diffamazione non lo trovo giusto; ho il diritto di conservare l’integrità della mia reputazione.

Qualcuno dovrà spiegare alle mie figlie perché il loro padre viene rappresentato come un cane al guinzaglio.

       Quel qualcuno sarà il magistrato chiamato a giudicare se siamo nei più ampi limiti della satira politica o se è stato superato ogni limite.

Qualora dovesse essere accertato che si è nei limiti, non mi strapperò i capelli; semplicemente dirò alle mie figlie, provvedimento alla mano, che nella società moderna le regole della buona educazione non si applicano nei confronti del Sindaco che può essere impunemente danneggiato nell’immagine. A quel punto, però, dovremo  rispondere ad una domanda: perché una persona perbene dovrebbe avvicinarsi alla politica con il rischio di rimetterci la reputazione pur comportandosi onestamente?  

Qualora, invece, dovesse essere accertato che è stata lesa la dignità personale e offesa l’Istituzione, avremo fatto un’opera di educazione e sanzionato chi, forse anche ispirato da qualcuno, ha intenzionalmente cagionato un danno ingiusto; in questo caso le eventuali somme da me incassate per il risarcimento del danno saranno devolute in beneficenza.

            Non intendo criminalizzare il querelato ne’ tanto meno la querela vuole essere una azione per mettere il bavaglio all’opposizione, come viene detto da chi vuole confondere la mente del cittadino; il Sindaco, infatti, non ha adottato alcun provvedimento finalizzato ad impedire l’esercizio del diritto di critica o della libertà di stampa; egli si è rivolto alla Giustizia secondo le modalità previste per chi si ritiene offeso a fronte di un fatto ben preciso.

            Al riguardo trovo alquanto singolare che la solidarietà, che normalmente viene manifestata nei confronti di chi è stato offeso, in questo caso sia stata manifestata in forme plateali – principalmente da parte dell’opposizione di sinistra - nei confronti di chi ha offeso. Mi pare proprio che così non si dia un buon esempio ai giovani e non si faccia un buon servizio alla Città. Quando viene offeso il primo cittadino viene offeso ognuno di noi.

            Per questo l’opposizione meriterebbe non il bavaglio ma ”il bavaglino” perché dimostra immaturità politica.

            L’avversario non può essere visto come un nemico da abbattere. E non è comportamento civile incentivare il metodo dell’offesa alla persona come forma di lotta politica, tanto più se viene offesa anche l’Istituzione. 

            Sul fatto poi che sia stata assunta una delibera di Giunta per la difesa legale è evidente che, essendo stato diffamato il Sindaco, ho dovuto procedere nella qualità di primo cittadino prima che a titolo personale. La delibera si pone quindi come la via obbligata.

            Avrei potuto porre l’onere interamente a carico del Comune ma, per un senso di scrupolo personale, ho preferito pagare di tasca 1.240,00 euro, come dimostra la fattura emessa dal legale incaricato e la documentazione comprovante il pagamento che sono pronto ad esibire a chiunque ne faccia richiesta.

                                                                                    Il Sindaco di San Cataldo

                                                                                    Giuseppe Di Forti

 

 

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