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Intervento dell'On. Alessandro Pagano alla presentazione del libro di Luciano Regolo "Natuzza Evolo. Il MIracolo di una vita"





Roma, 11 maggio 2010

Sala Colonne, Palazzo Marini


 

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Presentazione del libro di Luciano Regolo

Natuzza Evolo

Il miracolo di una vita 

Sintesi dell’Intervento del Moderatore del Convegno, On. Alessandro Pagano  

Gentili signore! Gentili signori! Illustri relatori!

Rivolgo a tutti i convenuti il mio più caloroso benvenuto e vi ringrazio per essere stati così solleciti nel partecipare a questa occasione di riflessione su una vita straordinaria, quella di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati.

Oggi, infatti, ci troviamo qui, in questa rinomata sala della Camera dei Deputati, per presentare il volume scritto dal Dott. Regolo, “Natuzza Evolo – Il miracolo di una vita”, ma soprattutto per ricordare la figura che incarna quello che possiamo definire, senza tema di smentita, il più grande fenomeno mistico moderno.

Nessun altro mistico, infatti, neppure il veneratissimo Padre Pio, ha mai avuto tutti i doni soprannaturali che Natuzza possedeva: bilocazione, preveggenza, capacità di compiere guarigioni e miracoli. Ogni anno, nel periodo quaresimale, riceveva le stimmate e il suo sangue formava sulle sue vesti delle scritte in latino, greco, aramaico e anche nelle lingue moderne, aventi come temi frasi del Vangelo. Possedeva, dunque, anche il dono dell’emografia.

Natuzza purtroppo è scomparsa mentre erano in corso i preparativi per organizzare un incontro con lei a Paravati, pertanto mi rammarico di non aver avuto il piacere di conoscerla personalmente. Posso comunque dire che sentii pronunciare per la prima volta il suo nome quando ero un giovane studente universitario a Messina. Ricordo in particolare che uno dei miei maestri, il mio Professore di statistica, che mi seguiva tanto anche da un punto di vista umano, rispose di no ad una mia richiesta di appuntamento perché doveva recarsi in Calabria. Doveva andare proprio da Natuzza. Da quel momento ho cercato sempre di approfondire la mia conoscenza di questa figura e il libro del Dott. Regolo sotto questo punto di vista è stato illuminante.

Natuzza è frutto di una società semplice, quella società contadina che comincia ad estinguersi nel dopoguerra. Nonostante ciò, ella va considerata un modello da seguire sotto vari profili: è l’esempio sublime di una donna che ha offerto la sua vita a Cristo attraverso le sue pazienti sofferenze. E’ stata anche una madre ammirevole: infatti, nonostante ricevesse quotidianamente anche 100 persone al giorno, non veniva mai meno ai suoi doveri familiari. E’ stata una donna che ha saputo coniugare la laicità del suo status familiare con la spiritualità.

La parte migliore dell’Italia, quella che riconosce i Valori, è rappresentata idealmente da Natuzza, la quale ha onorato con il suo amore caritatevole la famiglia e il suo prossimo, ha rispettato la sacralità della vita, ha dimostrato un alto senso cristiano e messo in pratica il valore della laboriosità. Natuzza ha fatto tutto ciò con umiltà, la via preferenziale per la santità.

La dedizione verso la famiglia, quanto meno all’inizio del suo percorso di vita, in qualche modo le viene imposta. Vicina a Dio sin da piccola, voleva abbracciare la vita religiosa, ma le suore che la conobbero rimasero turbate dai suoi doni e, per preoccupazione, diffidenza o forse per invidia – dunque per la pochezza umana, che purtroppo non è un’esclusiva solo di queste monache – non permisero che entrasse in convento.

Evidentemente Dio aveva altri progetti per lei; la voleva sposa di un uomo buono e madre di 5 figli. Come i veggenti di Medjugorje, Natuzza si sposa, quasi a dimostrare che la santità in questo millennio si raggiunge tramite la famiglia (Vedi Concilio Vaticano II).

Viviamo una fase storica in cui la modernità ci fa negare il Trascendente e ci impedisce di vedere il reale con gli occhi della fede. Così tanti - dopo il Concilio la deriva non si è mai fermata – non hanno più creduto all’Inferno, al Paradiso, agli Angeli Custodi, al diavolo. Natuzza, invece, ha rappresentato una finestra sull’aldilà e ci ha mostrato un mondo che va oltre il fisico. Con la sua interiorità e i suoi doni ci ha ricordato che Inferno, Paradiso e Purgatorio esistono.

Cito tre casi che mi sembrano illuminanti. Natuzza raccontava che Giuseppe Moscati che gli appariva fisicamente, con i suoi gesti di carità umile e nascosta e che non offendevano, si era guadagnato il Paradiso; che Dante Alighieri aveva passato 300 anni in Purgatorio per aver espresso le sue simpatie e convinzioni politiche nella Sua Divina Commedia con poco spirito di carità e amore cristiano; che il filosofo Benedetto Croce era condannato all’Inferno perché, pur avendo esaltato la grandezza e la bontà della religione, aveva scelto comunque di non convertirsi. Attenzione: Natuzza era un ignorante e non poteva conoscere nessuno dei tre.

Attraverso una donna ignorante Dio quindi ha dato una lezione a coloro che sono considerati grandi. C’è un altro aspetto che mi sembra opportuno sottolineare nel convegno odierno: mentre i Santi di altre epoche rappresentavano una risposta alle eresie di quei tempi, Dio aveva scelto Natuzza per combattere il più grande dei pericoli: l’apostasia, cioè la negazione di Dio. Quella negazione di Dio che la società materialistica, consumistica e relativistica oggi ci propina. In questo modo Natuzza ha rafforzato e testimoniato l’esistenza di Dio.

La sua grandezza è passata anche e soprattutto attraverso la sofferenza. Cristo le diceva: “Oggi con questa sofferenza hai salvato 1.000 anime”. Portare la Croce, dunque, salva! Dio sceglie sempre gli umili e i piccoli, anzi, più noi siamo piccoli, più Cristo ci esalta.

Mi avvio a concludere questa mia breve introduzione accennando ai rapporti che intercorsero tra Natuzza e la Chiesa. Come capita di fronte a tutti i casi che i limiti della mente non riescono a spiegare, anche gli ambienti ecclesiastici furono scettici per un certo periodo rispetto ai suoi doni. Per anni essendo stata emarginata fu costretta a recarsi a piedi in una parrocchia del paese vicino per andare a messa. Finalmente il tempo del dubbio è finito e, come dicevo in apertura, oggi c’è la certezza che Natuzza sia stata un modello di santità da imitare.


Alessandro Pagano

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