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Primo Meeting Nazionale dei Cattolici in Movimento "L'Etica del Bene Comune al servizio del Cittadino e delle Istituzioni"







Intervento dell’On. Alessandro Pagano sul tema: “L’attività politica come missione civile”

 


Per guardare l'intervento dell'On. Alessandro Pagano vai al minuto 05:50:00

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Roma, 10 giugno 2010

Porgo i miei saluti ai convenuti e ringrazio gli organizzatori per avermi dato l’occasione di prendere la parola nell’incontro di oggi.

Vorrei dare inizio al mio intervento partendo da una riflessione che la nascita di un nuovo Movimento Nazionale mi induce a porgervi.

Qual è la concezione che oggi si ha della politica?

Alcuni la ritengono un’utopia, cioè pensano che la politica sia uno strumento per realizzare la speranza, sempre più lontana, di un futuro migliore; altri invece manifestano disaffezione verso un mondo percepito come chiuso al cambiamento o a nuovi orizzonti di pensiero e di azione.

In verità già 70 anni fa Luigi Sturzo si chiedeva se la politica fosse “sporca”. Ai giorni nostri Benedetto XVI ha auspicato l’esigenza di una nuova generazione di politici capace di “evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica”.

Ma come mai in Italia il modello etico della politica è sempre stato visto con sospetto? Ritengo che una grande responsabilità l’abbia avuta la letteratura italiana visto che nei nostri programmi scolastici ha trionfato il modello di Niccolò Machiavelli (1469-1527). Nel “Principe” l’autore toscano ci ha offerto l’immagine di una politica fatta di astuzia, di utilitarismo e in cui è necessario ingannare per governare. In termini spiccioli Machiavelli ha fatto passare l’immoralità quale regola aurea della politica.

Tommaso Moro (1478-1535), invece, negli stessi anni realizzava con la sua vita un modello totalmente differente, vale a dire quello del politico che persegue il servizio e la santità al punto di esporsi perfino al martirio. Ma la sua vita e le sue opere, ahimè, non sono mai stati offerti quale modello da imitare. Eppure mai come in questo momento storico di crisi umana e sociale bisogna riflettere su una concezione che veda la politica come missione civile.

A tal proposito Benedetto XVI reclama “politici cristiani coerenti” perché “i cristiani non cercano l’egemonia politica e culturale ma si impegnano perché Cristo è pietra angolare di ogni costruzione umana”.

Dal mio punto di vista occorre ricordare sempre quanto sia importante la politica: infatti tutto è politica! Quando educo un figlio, io sono un politico. Quando risparmio nella mia famiglia o piuttosto investo o acquisto, io sono un politico. Ogni volta che prendo una decisione che riguarda la sfera civile, io sono un politico. Per la precisione opero in un campo che il Presidente di Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez, definisce “pre-politico”. Orbene, queste sfere pre-politiche sono state influenzate da quello che è successo negli anni Sessanta.

Negli anni Sessanta, o se volete una data simbolo nel “Sessantotto”, si è verificata una rivoluzione o pari in valore o addirittura più importante delle Rivoluzioni cosiddette Francese e  Bolscevica. Faccio alcuni esempi per far capire come la società cambiò radicalmente in quei pochi anni: la diffusione della pillola anticoncezionale cambiò il costume del nostro Paese. Se negli anni Cinquanta le donne che arrivavano vergini al matrimonio erano più del 50%, solo dieci anni dopo erano l’8%. Ancora: negli anni Cinquanta il numero delle persone che andavano a messa era addirittura più alto che nel Medioevo mentre dieci anni dopo toccò il livello più basso degli ultimi 250 anni.

In quegli anni valori quali educazione, vita, famiglia, senso della proprietà privata, Dio cambiarono completamente significato e gli stili di vita si modificarono radicalmente.

Il motivo di questa profonda Rivoluzione lo spiegò bene Enzo Peserico nella sua opera dedicata al “Sessantotto”. L’uomo sta male con se stesso perché ha subìto una rivoluzione interiore profonda. Non credendo più ad alcun valore gli è venuto meno il cordone ombelicale che lo alimentava. A questo punto è rimasto in balia di se stesso.

La questione va dunque affrontata in chiave antropologica.

Con il Sessantotto si è diffuso un relativismo culturale e un individualismo utilitaristico ed edonista che ha indebolito la democrazia e ha favorito il dominio dei poteri forti. Il relativismo etico è la malattia dell’uomo contemporaneo. Egli ha smesso di ricercare l’Assoluto e il senso della vita e si trova in un continuo peregrinare su sentieri che conducono alla perdizione. Già Dostoevskij aveva previsto che la logica relativistica del “tutto è permesso” avrebbe portato a conseguenze negative. Se Dio non esiste, infatti, viene a cadere l’ordine morale oggettivo su cui si regge il mondo. In questo modo il Tutto viene sostituito da un politeismo etico: il dio denaro, il dio divertimento, il dio io, il dio trasgressione, il dio potere e così via.

Lo stesso relativismo etico, secondo cui ciascuno è arbitro di se stesso, ha stravolto il significato originario dei valori privandoli della loro carica di assolutezza. Oggi questa è la filosofia imperante della nostra società.

Con queste premesse appare dunque necessario recuperare la politica della virtù che ha precisi perni:

1) DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA

2) SOLIDARIETA’

3) SUSSIDIARIETA’

Oggi mi limiterò a parlare solo di quest’ultimo.

Qualsiasi forma di burocratizzazione, di assistenzialismo, di supplenza ingiustificata dello Stato contrasta con il principio di sussidiarietà. Giovanni Paolo II è intervenuto sul tema nell’enciclica Centesimus Annus: “ (…) intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato Assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche (…)”. Analogamente Don Luigi Sturzo definiva “ male bestie” il clientelismo, l’assistenzialismo e la burocrazia.

La sfida della nuova generazione di politici cristiani è quella del cambiamento dal basso, a partire dal territorio. Occorre, infatti, pensare che la società umana non è una somma numerica di esseri umani gli uni posti accanto agli altri, ma una molteplicità nell’unità.

Dal mio punto di vista il bene comune non è solo un obiettivo ma un modo di essere. Il Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani è giunto alla seguente conclusione: “(…) Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune (…)”.

 

Conclusioni

Ho iniziato questo intervento addebitando alla cultura dominante filo-machiavelliana i motivi di tanta diffidenza verso la politica; concludo riprendendo lo stesso autore.

La proposta del machiavellismo è l’illusione del successo immediato, ma in realtà il Bene Comune non si esprime nel breve periodo ma nel lungo, cioè nella storia.

Come osservava Jacques Maritain, celebre filosofo francese, la politica è chiamata a confrontarsi con la fragilità dell’uomo. Essa deve far tesoro degli errori del passato e del presente e deve costruire l’avvenire orientandolo alla virtù.

La Politica machiavelliana per sua stessa natura porta alla rovina e alla bancarotta. Al contrario la politica virtuosa è quella che nasce “interiori homini” dall’interno ed è orientata dalla virtù, dalla rettitudine, dal discernimento (derivante dal Vangelo e dalla dottrina sociale naturale) e dalla competenza.   

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