Giovedì, 20 Giugno 2019

 

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Prima o dopo potrebbe toccare anche a noi. Difendere i cristiani perseguitati significa difendere loro, ma anche l'Occidente.




Come è ormai a tutti noto Sakineh, è un iraniana, condannata dal regime teocratico di Khamenei e Ahmadinejad alla lapidazione perché giudicata colpevole di adulterio.
La possente mobilitazione fatta a suo favore in tutti i luoghi simbolici delle nostre città e la giusta unanime condanna della comunità internazionale ha per fortuna costretto Ahmadinejad a congelare l’esecuzione della donna.
Asia Bibi invece non la conosce quasi nessuno. Eppure anche lei è una donna, anche lei è cittadina di uno Stato in cui la parità fra uomo e donna è un’utopia  (il Pakistan), anche lei è una madre e anche lei è stata condannata a morte da quel regime, per presunta blasfemia.


Dove sta la differenza che giustifica il diverso risalto mediatico dato alle due vicende? Semplice. Asia Bibi è una cristiana come tutti i cristiani è discriminata dai mass media. I casi di persecuzioni dei cristiani nel mondo sono migliaia. Solo negli ultimi mesi abbiamo saputo di cristiani arsi vivi in Pakistan, di sacerdoti e vescovi assassinati in Turchia, di 70 persone uccise in un attentato in Iraq mentre pregavano in chiesa, di ragazzi uccisi in Egitto perché osavano chiedere la costruzione di una chiesa, di decine di persone che in Cina sono state internate nei campi di concentramento, solo per avere manifestato la loro fede, di 16.000 persone sradicate dalle loro case in India perché oggetto di persecuzioni e assassini. Potrei continuare per almeno altre 2 pagine e per chi ha voglia di approfondire l’argomento consiglio la lettura del libro Guerra ai cristiani – Le persecuzioni e le discriminazioni dei cristiani nel mondo, scritto da Mario Mauro, ed. Lindau.
I dati statistici dell’OSCE, stabiliscono che il 75% delle persecuzioni religiose riguardano i cristiani e quasi tutti per opera di gruppi musulmani. Possibile che quei media così solerti di fronte a qualsiasi problema, siano assordanti nei loro silenzi solo quando le vicende riguardano i cristiani? Le organizzazioni non governative internazionali registrano in 200 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. E’ giusto che ci siano diritti inviolabili per alcuni e inesistenti per altri?
Nel libro Il Sangue dell'agnello, Rodolfo Casadei dimostra come nell'Europa occidentale la Chiesa è descritta da intellettuali e movimenti di opinione come la custode dell'ordine costituito,  una alleata del potere, oltre che l’erede di una tradizione repressiva. Questa cultura ormai è dominante al punto di nascondere la verità e di non far sapere come invece i cristiani siano oggettivamente una comunità perseguitata.
Per avere la conferma facciamoci noi stessi una domanda: è facile in Italia mostrare la propria fede e pregare senza essere presi in giro dai presenti? È normale il trattamento che riservano al Pontefice su ogni sua dichiarazione? Non è forse anche questa una forma sottile di persecuzione?
La verità è che la sinistra, e in generale la cultura laicista, concepisce il cristianesimo solo come un fatto privatistico; le esternazioni e le testimonianze vengono additate, criticate e strumentalizzate. E chi non ci crede provi a chiedere ai Parlamentari di ispirazione cattolica come sono stati trattati dal Partito Democratico, al punto che in questi anni in tanti sono dovuti fuggire verso altri lidi.
L’Europa quindi, anziché gridare il proprio sdegno e la propria condanna, sta zitta !
Ricordiamo a noi stessi che dove non c'è libertà religiosa non esiste neanche libertà democratica. Le due cose vanno insieme. Chi nega la libertà religiosa alla fine si rivela sempre come il nemico più fanatico e pericoloso di ogni forma di democrazia.  Perché la radice di ogni libertà si fonda sulla libertà di pensare e di esprimersi. Tergiversare ulteriormente verso i perseguitati vorrebbe dire abbandonare i più deboli in balìa del più tragico dei destini.
Penso che non possiamo permetterlo, per nessun motivo !

Alessandro Pagano

 

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