Giovedì, 20 Giugno 2019

 

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Intervento dell’On. Alessandro Pagano alla Camera dei Deputati in occasione della discussione generale in materia di riscossione dei tributi.

 

 

La riforma del sistema della riscossione coattiva dei tributi, avviata con il decreto-legge n. 203 del 2005, la quale ha sancito la soppressione del sistema di affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione ed ha portato alla concentrazione nel gruppo Equitalia delle numerose società in precedenza operanti nel settore,


 rappresenta uno dei passi più significativi e positivi del processo di ammodernamento dell’amministrazione tributaria, che ha consentito di superare uno degli elementi più gravi ed inaccettabili di inefficienza del sistema, che consentiva all’Erario ed agli altri enti della riscossione di incassare una percentuale del tutto risibile delle somme iscritte a ruolo.

Tale intervento riformatore ha infatti determinato, negli ultimi anni, un notevole miglioramento dell'efficacia dell'attività di riscossione coattiva, incrementando l'ammontare delle somme effettivamente riscosse, che è passato, in valore assoluto, da circa 3,8 miliardi di euro nel 2005 a circa 8,8 miliardi di euro nel 2010, con un aumento percentuale pari a circa il 130 per cento.

Come evidenziato anche dal Governatore della Banca d’Italia Draghi nelle sue Considerazioni finali pronunciate il 31 maggio scorso, il cambio di passo che ha caratterizzato negli ultimi tre anni il sistema della riscossione coattiva e, più in generale, la lotta all’evasione fiscale, ha costituito un elemento fondamentale per assicurare la tenuta delle entrate pubbliche nonostante l'attuale situazione di crisi.

Si tratta di un importante risultato raggiunto dall’attuale Governo, il quale ha compreso, ancor prima dello scatenarsi della crisi finanziaria che ha colpito le economie dei Paesi avanzati a partire dal 2008, e della susseguente crisi economica globale, come fosse prioritario garantire la tenuta della finanza pubblica, per poter resistere alle formidabili turbolenze che hanno investito il sistema economico – finanziario globale e che hanno travolto alcuni dei principali protagonisti dei mercati finanziari ed hanno reso necessario, in molti Stati, impiegare risorse pubbliche per scongiurare il rischio di un crollo generalizzato dei mercati finanziari e il collasso del sistema creditizio.

In questa prospettiva l’Esecutivo ha compreso come solo una politica economica e fiscale di grande rigore, orientata innanzitutto a garantire la stabilizzazione del bilancio pubblico, avrebbe potuto evitare all’Italia di cadere nel gorgo della speculazione internazionale di cui sono ormai preda altri Paesi, quali la Grecia, il Portogallo e, forse, in un prossimo futuro, l’Irlanda e la stessa Spagna.

Il Governo si è trovato dunque di fronte ad un percorso molto arduo, stretto tra la necessità di salvaguardare la stabilità del bilancio e l’impossibilità di ricorrere allo strumento, già ampiamente e, spesso, improvvidamente utilizzato da altre maggioranze politiche, dell’incremento della pressione tributaria.

E’ infatti evidente ormai a tutti, anche a quanti siano ideologicamente lontani da una prospettiva liberale, come le condizioni, strutturali e congiunturali, dell’economia italiana, nel contesto della competizione globalizzata, non consentano di inasprire ulteriormente il carico tributario, a meno che non si voglia, per utilizzare alla nota metafora “uccidere la pecora” che si intende tosare, compromettendo definitivamente non solo le prospettiva di crescita, ma anche la sopravvivenza di una economia sviluppata.

In tale contesto il Governo e la maggioranza hanno compreso come la strada maestra per coniugare tali due esigenze, entrambe ineludibili, fosse quello di affrontare con forza e decisione una delle principali anomalie che caratterizzano il sistema economico e fiscale del nostro Paese: l’evasione tributaria.

Si è trattato di una scelta dettata certamente da considerazioni di realismo politico, basate sulla consapevolezza che l’Italia è chiamata a gestire uno dei debiti pubblici più grandi dell’intero panorama europeo, in un contesto, come accennato in precedenza caratterizzato da una notevole instabilità dei mercati, nonché dall’estrema forza della speculazione internazionale.

Sarebbe peraltro ingeneroso ritenere che la strategia seguita dal Governo sia ispirata solo a fredde considerazioni di carattere esclusivamente ragionieristico, laddove invece  occorre riconoscere a tale scelta il senso e lo spessore di una logica visione chiaramente connotata in termini di equità.

Quello dell’evasione è infatti un tema che si coniuga non solo in termini economici e tecnici, ma anche squisitamente etici.

Sotto il primo punto di vista non c’è dubbio che il fenomeno dell’evasione, per le dimensioni eccezionali che ha raggiunto nel nostro Paese, abbia motivazioni che affondano le sue radici nelle distorsioni del sistema tributario, che è ormai talmente complesso e barocco da rendere quasi impossibile per gli operatori rispettare pienamente gli obblighi documentali e gli adempimenti richiesti loro, nonché nelle storiche condizioni dell’imprenditoria italiana, connotata da una notevole polverizzazione del tessuto produttivo in un numero estremamente elevato di imprese piccole e piccolissime, spesso prive di adeguata capitalizzazione e dipendenti per il loro stesso funzionamento dal credito bancario.

Sotto il secondo profilo la lotta all’evasione tributaria rappresenta un imperativo che non si deve esitare a qualificare come morale sotto un duplice profilo: sia in quanto l’evasione introduce un elemento di disuguaglianza tra i contribuenti e, più segnatamente, tra gli operatori economici, sovvertendo l’uguaglianza delle condizioni entro cui si dovrebbe esplicare il confronto concorrenziale tra i diversi soggetti; sia in quanto la violazione degli obblighi tributari realizza una rottura forte del patto fiscale posto a fondamento della struttura sociale – istituzionale delle democrazie moderne, e, dunque, una violazione di quel principio di solidarietà tra i cittadini sotteso alla previsione sancita dall’articolo 53 della Costituzione.

Dopo aver delineato il contesto nel quale si sono inserite le scelte di politica fiscale assunte dal Governo, occorre ora, con altrettanta chiarezza, focalizzare l’analisi sull’esigenza di calare l’obiettivo, assolutamente irrinunciabile, di rafforzare ulteriormente l’azione di contrasto all’evasione tributaria e di  migliorare l’efficacia dell’attività di riscossione, calibrando l’imprescindibile tutela degli interessi erariali con l’esigenza di salvaguardare la tenuta del tessuto imprenditoriale nazionale.

Sarebbe infatti paradossale se proprio il fisco, il quale rappresenta uno dei mezzi privilegiati per realizzare il perseguimento degli interessi e dei bisogni comuni alla comunità statuale finisse per trasformarsi in uno strumento di oppressione tale da pregiudicare le ragioni fondanti di tale comunità, erodendo alla base le strutture portanti dell’economia nazionale, la cui ossatura è costituita, come accennato in precedenza, da una galassia fitta ed articolata di imprese medie, piccole e piccolissime.

Questa visione alta delle problematiche tributarie rende dunque necessario prendere maggiormente coscienza della situazione di criticità in cui versa una parte dei contribuenti e delle imprese italiane, a causa del negativo andamento congiunturale dell'economia, che comporta un incremento del tasso di morosità degli imprenditori.

Infatti, la crisi economico-occupazionale che investe molti comparti del settore economico, e che risulta particolarmente grave in alcune aree del Paese, ha determinato una significativa contrazione dei consumi e delle commesse, innescando in tal modo, a catena, la crisi del settore terziario, del commercio e dei servizi.

Tale situazione risulta particolarmente acuta in taluni settori produttivi, maggiormente esposti alla concorrenza internazionale, ed in alcuni mercati locali, come quelli delle regioni meridionali, in cui risultano le condizioni ambientali, istituzionali ed infrastrutturali di contesto in cui gli operatori sono chiamati a svolgere la loro attività sono più sfavorevoli e dove le imprese risultano afflitti da fenomeni ancora più marcati di sottocapitalizzazione e di carenza di liquidità, nonché dalle condizioni spesso quasi punitive praticate dalle banche nei confronti di tali soggetti.

Contribuisce certo ad aggravare questo quadro già precario anche il crescente ritardo con cui le pubbliche amministrazioni in genere, ed in particolare gli enti del Servizio sanitario nazionale, onorano i propri debiti per servizi, lavori e forniture.

E’ evidente come tale insieme di fattori abbia in molti casi innestato un circolo perverso, in cui la già cronica scarsità di risorse finanziarie liquide di molte imprese, soprattutto di medie e piccole dimensioni, è ulteriormente aggravata, da un lato, dalla restrizione delle condizioni di erogazione del credito bancario legata alla crisi finanziaria, nonché, dall’altro, dalla difficoltà delle imprese stesse di incassare i propri crediti nei confronti dei clienti, soprattutto pubblici, e determina a sua volta, come inevitabile conseguenza, la crescita dei debiti tributari delle imprese nei confronti dell'Erario, degli enti locali e degli enti previdenziali.

Consapevoli dell'estrema gravità, non solo economica, ma anche sociale del fenomeno, le associazioni rappresentative del mondo produttivo hanno già sollecitato l'adozione di norme volte a rendere più flessibili i meccanismi della riscossione coattiva, proponendo ad esempio l’adozione di alcune misure volte a ridurre l'onerosità delle more, degli interessi e sanzioni previsti in caso di ritardo nei pagamenti dei tributi e dei contributi.

In questa prospettiva occorre naturalmente sgombrare il campo da ogni possibile equivoco circa il reale intento di tali iniziative, che non costituiscono in alcun caso e modo un atto di indulgenza impropria nei confronti di forme elusione o di evasione fiscale e contributiva più o meno mascherate, ma che vogliono essere esclusivamente tese ad affermare il principio dell'effettiva equità e sostenibilità del carico fiscale-contributivo, introducendo forme di flessibilità in favore di quei contribuenti onesti che dimostrino di non essere temporaneamente in grado di adempiere ai propri obblighi fiscali e contributivi a causa dell'attuale difficile congiuntura economica.

Il Governo, e le stesse articolazioni dell’Amministrazione finanziaria, hanno pienamente compreso il senso di queste richieste, ed hanno già adottato numerose iniziative concrete volte a risolvere, o quanto meno ad attenuare, tale complessa problematica, a testimonianza della disponibilità e sensibilità di questa maggioranza nei confronti delle ragioni del mondo produttivo.

A tale proposito si devono in primo luogo richiamare le modifiche apportate, da ultimo con il decreto – legge n. 112 del 2008, alla disciplina in materia di rateizzazione dei debiti tributari iscritti a ruolo, con cui si è ampliato da 60 a 72 il numero massimo di rate nelle quali può essere dilazionato il versamento degli importi dovuti, e si è alleggerito l’obbligo di prestare fideiussione richiesto per accedere allo stesso beneficio della dilazione.

Inoltre, con l’articolo 2, comma 20, del decreto – legge n. 225 del 2010, è stata corretta la previsione, recata dall’articolo 19 del decreto legislativo n. 602 del 1973, in base alla quale il mancato pagamento della prima rata o di due rate successive comportava la decadenza dal predetto beneficio della rateizzazione, consentendo invece di prorogare tali rate per un ulteriore periodo e fino a settantadue mesi, quando il debitore comprovi che è avvenuto un temporaneo peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima dilazione.

Da ultimo, le disposizioni recate dall’articolo 7, comma 2, lettera u), del decreto – legge n. 70 del 2011, attualmente all’esame, in sede referente, delle Commissioni  riunite Bilancio e Finanze, sono intervenute sulla disciplina dettata dall’articolo 3 del decreto legislativo n. 462 del 1997, eliminando la previsione che stabiliva l’automatica decadenza dalla rateizzazione degli importi dovuti in caso di mancato pagamento della prima rata, nonché escludendo l’obbligo di prestare la fideiussione per l’importo del carico tributario dilazionato corrispondente alla prima rata. 

Nello stesso senso di mitigare l’esagerato rigore nei confronti dei contribuenti, anche alla luce della negativa congiuntura economica in atto, si pongono le innovative previsioni, anch’esse contenute nell’articolo 7 del decreto – legge n. 70, che prevedono l'applicazione di sanzioni disciplinari a carico degli agenti dell’amministrazione finanziaria qualora i controlli fiscali siano effettuati con modalità vessatorie o poco rispettose dei princìpi dello Statuto dei diritti del contribuente.

Tale orientamento è stato del resto confermato autorevolmente dal Ministro dell'economia e delle finanze, il quale, in occasione della celebrazione per il decennale dell’istituzione delle Agenzie fiscali, ha stigmatizzato con forza l'utilizzo indiscriminato e distorto di alcuni strumenti di riscossione coattiva.

In particolare è emerso con forza il tema dell’utilizzo distorto dello strumento cautelare del fermo amministrativo sui veicoli per debiti tributari anche di lievi entità, esteso anche ai veicoli strumentali all’attività aziendale, nonché il fenomeno del calcolo degli interessi sugli interessi di mora computati sulle somme iscritte a ruolo, che realizza una forma di vero e proprio perverso “anatocismo tributario”.

E’ del resto necessario rendersi conto di come una maggiore sensibilità rispetto alle legittime esigenze di settori produttivi in crisi corrisponda agli stessi interessi erariali, dal momento che il collasso di interi settori produttivi comprometterebbe, in primo luogo, la stessa possibilità di riscuotere effettivamente le somme dovute a titolo di imposte e contributi, oltre a determinare, su un piano più generale, una crescita imponente delle spese per il sostegno del reddito e per gli ammortizzatori sociali.

La tematica costituisce dunque un cantiere aperto, nel quale sono imminenti ulteriori interventi legislativi.

In questa prospettiva un fondamentale passo avanti è stato compiuto dalla Commissione Finanze, la quale ha già affrontato in dettaglio tale problematica, dapprima attraverso una serrata interlocuzione con l’Agenzia delle entrate e con Equitalia, estrinsecatasi in due recenti audizioni del dottor Attilio Befera, Direttore dell’Agenzia e Presidente dello stesso gruppo Equitalia, e, quindi, attraverso l’approvazione, il 31 maggio scorso, della risoluzione Bernardo n. 7-00590, il cui contenuto è stato definito anche grazie al contributo della stessa Agenzia delle entrate, con la quale sono state formulate alcune precise indicazioni politiche, rivolte al Governo, circa le iniziative che in merito si ritengono prioritarie.

La risoluzione è nata dalla sollecitazione in materia giunta dal collega Cicu, il quale ha posto per primo sul tappeto il tema, partendo dalla conoscenza approfondita di una realtà territoriale, la Sardegna, nella quale le difficoltà in cui si trovano molte imprese a far fronte ai propri obblighi di versamento tributario hanno assunto caratteri drammatici, sfociando in episodi dolorosi di vera e propria ribellione fiscale, i quali, seppure in assoluto censurabili, documentano dello stato di disperazione in cui si trovano molti imprenditori, soprattutto meridionali.

Pur nella serietà della questione, conforta rilevare come l’esigenza di intervenire in merito in termini tempestivi, efficaci ed equilibrati, sia stata immediatamente condivisa dal Governo, dalla stessa Amministrazione finanziaria e da un vasto arco di forze politiche, consentendo in tal modo di raggiungere un forte consenso sulla predetta risoluzione, che è stata infatti approvata in appena due giorni ed è stata sottoscritta, oltre che da tutti i componenti in Commissione dei gruppi del PdL, della Lega Nord e del PD, anche da numerosi esponenti di tali gruppi esterni alla VI Commissione.

In dettaglio, la risoluzione impegna il Governo ad assumere iniziative normative su quattro ordini principali di questioni:

a) introdurre elementi di maggiore flessibilità nelle procedure di riscossione coattiva nei confronti di quegli imprenditori che dimostrino di non essere in grado di ottemperare alle scadenze fiscali e contributive per una temporanea difficoltà economica legata alla congiuntura negativa, attraverso un intervento normativo teso a rendere strutturale la possibilità di concedere al debitore un nuovo piano di rateazione, in caso di mancato pagamento di una o più rate determinato da un comprovato peggioramento della situazione di difficoltà economica del debitore stesso;

b) rivedere la disciplina della riscossione coattiva degli importi non significativi, di ammontare inferiore o pari a 2.000 euro, stabilendo che, per gli stessi importi, l'agente della riscossione sia tenuto semplicemente ad inviare al debitore solleciti di pagamento;

c) rivedere il meccanismo di espropriazione sugli immobili, elevando a 20.000 euro l'importo al di sotto del quale non è possibile iscrivere ipoteca ovvero procedere ad espropriazione, prevedendo inoltre che, qualora il debitore risulti proprietario di un solo immobile nel quale abbia la propria residenza l'iscrizione ipotecaria debba essere preceduta dalla notifica al debitore di una comunicazione preventiva che assegni al debitore stesso un termine di trenta giorni per effettuare il pagamento, prima che di procedere all'iscrizione del gravame;

d) riformare il meccanismo di calcolo delle sanzioni tributarie, in particolare escludendo forme di anatocismo, legate all'applicazione di ulteriori interessi sulle sanzioni e sugli interessi di mora maturati per il mancato pagamento dei debiti tributari, nonché limitando la crescita degli oneri connessi ai ruoli esecutivi e rivedendo il meccanismo dei compensi di riscossione;

e) favorire, anche nel contesto del processo di attuazione del federalismo fiscale, la riorganizzazione del sistema della riscossione coattiva da parte dei comuni, verificando in tale contesto l'opportunità di concentrare l'operatività di Equitalia sulla riscossione dei crediti di natura tributaria e contributiva, lasciando al sistema della riscossione degli enti locali la competenza in materia di riscossione delle altre entrate di spettanza dei medesimi enti locali.

Il Governo, in sede di approvazione della risoluzione, ha assunto una posizione molto chiara al riguardo, dichiarando espressamente che sono queste le linee programmatiche su cui si intende procedere, molto probabilmente attraverso emendamenti al già citato decreto – legge n. 70 del 2011.

Ritengo quindi che la mozione oggi in discussione, sebbene risulti in assoluto apprezzabile, in quanto porta all’attenzione dell’Assemblea una problematica certamente meritevole di attenzione, giunga tuttavia in ritardo rispetto ad un lavoro già avviato da tempo dalla Commissione Finanze, in una virtuosa interlocuzione con il Governo e con l’Agenzia delle entrate, che ha già consentito di definire, con l’approvazione della citata risoluzione n. 7-00590, alcune linee guida di intervento, che troveranno una prima concreta attuazione, auspicabilmente, in sede di conversione del decreto – legge n. 70.

Nel concludere queste mie considerazioni tengo a sottolineare come l’odierna discussione non sia circoscritta a questioni di carattere tecnico – giuridico, ma rappresenti un’occasione per declinare alcuni temi fondamentali della politica economica e tributaria del Paese.

Affrontare in questi termini i problemi della riscossione coattiva dei tributi consente, infatti, di porre a fattor comune due tematiche fondamentali per il futuro dell’Italia, facendo dialogare tra loro due obiettivi che non possono rimanere separati, in una prospettiva di sviluppo solido e duraturo: quello di ripristinare le condizioni della stabilità finanziaria e della legalità fiscale e quello di porre le basi per riavviare e rilanciare lo sviluppo economico della nostra economia. 

Risoluzione in Commissione Finanze n.7-00590 degli On. Bernardo, Pagano, ed altri riguardante la riscossione coattiva dei tributi

Seduta n.478 - mercoledì 25 maggio 2011 

La VI Commissione,

premesso che:

la crisi economico-occupazionale che investe molti comparti del settore economico primario e secondario e che risulta particolarmente grave in alcune aree del Paese, ha determinato una significativa contrazione dei consumi e delle commesse, innescando in tal modo, a catena, la crisi del settore terziario, del commercio e dei servizi;

tale situazione è aggravata dalla debolezza strutturale di alcuni mercati locali, quali quelli delle regioni meridionali e, segnatamente, della Sardegna, notoriamente costituiti da micro-aziende, per lo più sottocapitalizzate ed esposte ad una cronica carenza di liquidità;

a questo quadro negativo deve aggiungersi il crescente ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché da parte degli enti del Servizio sanitario nazionale, che pone molte imprese in una condizione di grave carenza di liquidità;

la scarsità di risorse finanziarie liquide e la cronica difficoltà di molte imprese, soprattutto di medie e piccole dimensioni, ad accedere a condizioni economicamente sostenibili al finanziamento bancario, ha determinato a sua volta una condizione di diffusa morosità delle imprese nei confronti di Equitalia e degli altri enti della riscossione, a monte, nei confronti dell'Erario, degli enti previdenziali e degli enti locali, tale da costituire una problema molto serio;

consapevoli dell'estrema gravità, non solo economica, ma anche sociale del fenomeno, le associazioni rappresentative del mondo produttivo hanno già sollecitato a livello nazionale l'adozione di norme di rango legislativo e regolamentare, volte ad alleggerire il carico fiscale e contributivo gravante sulle imprese, a rendere più flessibili i meccanismi di riscossione coattiva, nonché a ridurre l'onerosità delle more, degli interessi e sanzioni previsti in caso di ritardo nei pagamenti dei tributi e dei contributi;

in tale prospettiva occorre sottolineare come l'intento di tali iniziative non debba essere quello di favorire in alcun modo forme di elusione o di evasione fiscale e contributiva, ma di affermare il principio dell'effettiva equità e sostenibilità del carico fiscale-contributivo, introducendo forme di flessibilità in favore di quegli imprenditori onesti che dimostrino di non essere temporaneamente in grado di adempiere ai propri obblighi fiscali e contributivi a causa dell'attuale difficile congiuntura economica;

in questo contesto occorre anche evitare che la sanzione tributaria per il ritardo nel pagamento, sommata agli interessi ed agli aggi di riscossione, determini un incremento, insostenibile e spropositato, del debito tributario originario;

al di là degli apprezzabili segnali di disponibilità nei confronti delle ragioni del mondo produttivo, estrinsecatisi nella lettera aperta indirizzata alcuni mesi fa ai contribuenti dal direttore di Equitalia, Attilio Befera, nelle disposizioni da ultimo introdotte che prevedono l'applicazione di sanzioni disciplinari nel caso in cui i controlli fiscali siano effettuati con modalità vessatorie o poco rispettose dei princìpi dello statuto dei diritti del contribuente, nonché nella recentissima presa di posizione del Ministro dell'economia e delle finanze contro l'utilizzo indiscriminato e distorto del fermo amministrativo nel settore della riscossione coattiva, in particolare per quanto riguarda la riscossione delle entrate degli enti locali, occorre tuttavia affrontare il problema anche a livello legislativo;

in tale contesto è opportuno rammentare che una maggiore sensibilità rispetto alle legittime esigenze di settori produttivi in crisi corrisponde alla stessa esigenza di tutela degli interessi erariali, in quanto il collasso dei settori produttivi comprometterebbe la stessa possibilità di riscuotere effettivamente le somme dovute a titolo di imposte e contributi e determinerebbe una crescita smisurata delle spese per il sostegno del reddito e per il welfare in generale,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative normative volte in particolare a:

a) introdurre elementi di maggiore flessibilità nelle procedure di riscossione coattiva nei confronti di quegli imprenditori che dimostrino di non essere in grado di ottemperare alle scadenze fiscali e contributive per una temporanea difficoltà economica legata alla congiuntura negativa, attraverso un intervento normativo teso a rendere strutturale la possibilità di concedere al debitore un nuovo piano di rateazione, in caso di mancato pagamento di una o più rate determinato da un comprovato peggioramento della situazione di difficoltà economica del debitore stesso;

b) rivedere la disciplina della riscossione degli importi non significativi, intendendosi per tali quelli inferiori o pari a 2.000 euro, stabilendo che, per gli stessi importi, l'agente della riscossione è tenuto semplicemente ad inviare al debitore solleciti di pagamento;

c) rivedere il meccanismo di espropriazione sugli immobili, elevando a 20.000 euro l'importo al di sotto del quale non è possibile iscrivere ipoteca ovvero procedere ad espropriazione, prevedendo inoltre che, qualora il debitore risulti proprietario di un solo immobile nel quale abbia la propria residenza l'iscrizione ipotecaria sia necessariamente preceduta dalla notifica di una comunicazione preventiva che assegni al debitore stesso un termine di trenta giorni per effettuare il pagamento, prima che si proceda all'iscrizione del gravame;

d) riformare il meccanismo di calcolo delle sanzioni tributarie, in particolare escludendo forme di anatocismo, legate all'applicazione di ulteriori interessi sulle sanzioni e sugli interessi di mora maturati per il mancato pagamento dei debiti tributari, limitando la crescita degli oneri connessi ai ruoli esecutivi e rivedendo il meccanismo dei compensi di riscossione;

e) favorire, anche nel contesto del processo di attuazione del federalismo fiscale, la riorganizzazione del sistema della riscossione coattiva da parte dei comuni, verificando in tale contesto l'opportunità di concentrare l'operatività di Equitalia sulla riscossione dei crediti di natura tributaria e contributiva, lasciando al sistema della riscossione degli enti locali la competenza in materia di riscossione delle altre entrate di spettanza dei medesimi enti locali. 

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