Lunedì, 22 Aprile 2019

 

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L’On. Alessandro Pagano sottoscrive la lettera aperta al Governo dell’Associazione Parlamentare Italia-Israele “Per il ritorno alle trattative, contro l’unilateralismo”

 

 

Noi, parlamentari italiani, riaffermiamo con forza il nostro impegno per una risoluzione pacifica e negoziata del conflitto tra israeliani e palestinesi, fondata sul principio di due Stati per due popoli che convivano l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza. Una prematura dichiarazione unilaterale, invece, non solo minerebbe il processo di pace, ma costituirebbe un affronto permanente all’integrità delle Nazioni Unite, dei trattati esistenti e del diritto internazionale.


 

Crediamo che l’unilateralismo violi la legalità internazionale e metta in discussione il principio delle trattative tra i popoli.

Come evidenziato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel suo discorso del 19 maggio 2011 al Dipartimento di Stato americano, una pace giusta e duratura è possibile solo attraverso un negoziato che implichi concessioni reciproche. “Le azioni simboliche per isolare Israele alle Nazioni Unite il prossimo settembre non creeranno nessuno Stato indipendente” ha dichiarato il Presidente. Lo stesso principio è stato riaffermato anche durante il G8 del 27 maggio 2011.

Una posizione simile è stata presa anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek. Durante una conferenza stampa congiunta del 15 giugno 2011 a Ramallah con il primo ministro palestinese Salam Fayyad, Buzek ha dichiarato che il riconoscimento unilaterale di unilaterale di uno Stato palestinese sarebbe “pericoloso”.

Anche il governo Italiano ha dichiarato di essere impegnato a favorire la ripresa di un dialogo tra le due parti senza precondizioni e che l’Italia non è favorevole alla dichiarazione unilaterale. Si è espresso in tal senso anche il governo tedesco.

La posizione congiunta di America ed Europa nell’opporsi alla strada dell’unilateralismo palestinese, chiedendo al contempo negoziati diretti tra le parti, è motivata da alcuni principi cardine:

•             L’unilateralismo metterebbe a repentaglio tutti gli sforzi internazionali per la pace affermati nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242, 338 e 1850, nella Roadmap per la pace e in numerose prese di posizione del Quartetto; in ognuno di questi documenti si invoca una soluzione negoziata e accettata da entrambe le parti, rifiutando la via dell’unilateralismo. Come evidenziato dal Quartetto nel Febbraio 2011: “…azioni unilaterali da entrambe parti non possono pregiudicare il risultato dei negoziati e non saranno riconosciute dalla comunità internazionale”.

•             Una dichiarazione unilaterale violerebbe gli accordi già esistenti tra israeliani e palestinesi, tra cui gli Accordi di Oslo II in cui si afferma che: “Nessuna parte può prendere iniziative che cambino lo status della Cisgiordania e della Striscia di Gaza in attesa del risultato dei Negoziati Permanenti” (articolo 31).

•             Si facevano garanti dell’Accordo ad Interim tra israeliani e palestinesi, siglato da Israele e dall’OLP, le Nazioni Unite, l’Unione Europea, la Federazione Russia, gli Stati Uniti (ovvero il Quartetto), l’Egitto e la Norvegia. Sarebbe quindi altamente inappropriato per tutti questi garanti autorizzare una risoluzione delle Nazioni Unite che violi questo accordo, minando così le risoluzioni stesse del Consiglio di Sicurezza e del Quartetto.

•             Se una dichiarazione unilaterale di indipendenza dello Stato palestinese all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovesse essere approvata, ciò costituirebbe un riconoscimento di Hamas, oggi parte dell’esecutivo palestinese e tuttavia un’organizzazione terroristica fuorilegge nell’ Unione Europea, Stati Uniti e Canada. Tutto ciò mentre Hamas continua a opporsi ai principi base stabiliti dalla comunità internazionale: il riconoscimento del diritto di Israele a esistere, la rinuncia del terrorismo e il rispetto dei precedenti accordi internazionali.

L’Italia si deve dunque impegnare, oggi e nel futuro, per una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese e si deve opporre al riconoscimento unilaterale di uno Stato Palestinese. Solo attraverso un immediato ritorno al tavolo dei negoziati, basato sul principio del reciproco riconoscimento, sarà possibile garantire una pace giusta e duratura.

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