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«Raimondi come i bimbi» San Cataldo.

 

 

Il centrodestra attacca il sindaco: «Sopravvive di rendita e si accaparra meriti non suoi»


Domenica 12 Maggio 2013 CL Provincia, pagina 34 e-mail print San Cataldo. «Ccà nisciuno è fesso»: su questa "massima" napoletaneggiante si fonda il "leit-motiv" di una lunga nota diffusa dai consiglieri di centrodestra Giuseppe Scarlata (Pdl) e Vincenzo Naro (Costruiamo il Futuro), destinata al sindaco Francesco Raimondi, riguardo la recente svolta sulla perequazione delle rendite catastali tra zone di permuta e zona censuaria "unica". Proprio una settimana fa, il primo cittadino aveva annunciato la decisione della direzione dell'Agenzia delle entrate di accogliere l'istanza di perequazione delle tariffe d'estimo, presentata dal Comune il 18 dicembre 2012.

Scarlata e Naro, tuttavia, non sono dello stesso avviso: «Nella totale dormienza amministrativa, questa Giunta senza anima, un pò civica e molto di sinistra, continua a sopravvivere di rendita e, in maniera arrogante, ad impossessarsi dei meriti di tutte le iniziative messe in atto, negli anni passati, dalle amministrazioni Torregrossa e Di Forti. In questo anno non ricordiamo nessun atto o intervento politico per la città. In compenso, molto credito millantato: accade per il rifacimento del manto stradale, per la video-sorveglianza, per la rete fognaria di Bigini e, infine, scadendo nel ridicolo, intestandosi piazza "Falcone e Borsellino", realizzata ben 10 anni prima. Alla nostra squadra, invece, è stato addebitato un presunto buco di bilancio assolutamente inesistente, per giustificare il mostruoso aumento di tasse avvenuto dopo quindici anni in cui il centrodestra aveva invece bloccato la tassazione ai livelli del 1996.

Fino a quando é stata un farsa, tutti abbiamo riso o sorriso. Ma con quanto accaduto sulla problematica delle zone di permuta, abbiamo compreso che non è più il caso di ridere o sorridere. Come un bambino che vede un giocattolo e se ne impossessa gridando "é mio, é mio! ", cosi il sindaco comunica di avere il merito di aver risolto il problema, grazie ad una lettera inviata lo scorso dicembre all'ufficio preposto di Roma. Lettera tra l'altro identica a quelle inviate in tutti questi anni. Al sindaco ricordiamo che siamo stati in amministrazione per 15 anni e conosciamo bene tutto ciò che abbiamo fatto.

Abbiamo provveduto a richiedere, così come la legge sulla trasparenza consente, l'accesso agli atti sulla vicenda in questione, dal documento del 1992 dell'allora commissario Tripisciano, alla documentazione trasmessa dall'amministrazione Torregrossa, per arrivare ai documenti dell'amministrazione Di Forti e, per concludere, alla lettera del 18 dicembre di cui il sindaco si é vantato sui giornali, attribuendosene miracolistico merito. Tutto questo per spiegare bene alla città, ma anche allo stesso sindaco, che "ccà nisciuno é fesso" e che le cose, se arrivano, é soltanto perché nella vita c'è un tempo di semina e un tempo di raccolta.

La prova concreta di tutto ciò viene proprio dalla lettera del 18 dicembre, che provvederemo a diffondere proprio per dimostrare che Raimondi si é limitato soltanto a fare all'Agenzia delle entrate un riassunto delle "puntate precedenti", con tutto quello che dal ‘92 ad oggi era stato trasmesso all'ente di competenza. Raimondi, correttamente, avrebbe dovuto dire esattamente quello che stiamo dicendo noi, con grande serenità e coinvolgendo tutti, in nome di quella pacificazione sbandierata e mai applicata. Invece - concludono Scarlata e Naro - il sindaco ha perso l'ennesima occasione per essere un vero primo cittadino.

A questo punto a noi tocca raccontare come sono andate le cose, compreso il fatto che l'on. Alessandro Pagano, nel 2011, accompagnò i dirigenti Cirrito e Iannello presso l'allora direttore dell'Agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno e poi, nel 2012, il dott. Cirrito dal direttore Franco Maggio e che, essendo componente della commissione Finanze della Camera, ha potuto esercitare un'azione di pressione fortissima nei confronti dell'Agenzia del territorio. Quando diciamo "ccà nisciuno é fesso" è per evidenziare che in Italia, purtroppo, le procedure durano anni. Non è credibile che il sindaco con una letterina- riassunto abbia sbloccato la situazione».

C. C.

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