Giovedì, 25 Aprile 2019

 

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Intervento in Aula dell'On. Pagano in rappresentanza del gruppo Pdl alla Camera relativo all'informativa urgente del Governo sui recenti sbarchi a Lampedusa

 

 

 

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, prendiamo atto con  favore degli impegni e degli sforzi che il Ministero dell’interno sta assumendo per garantire il superamento della situazione del sovraffollamento di Lampedusa e per affrontare quindi la continua emergenza sbarchi.


In effetti la complessità del quadro internazionale e le difficoltà del processo di consolidamento in alcuni Paesi, segnatamente quindi quello della Libia, che ci interessa oggi, hanno creato una recrudescenza del fenomeno e quindi le criticità che sono state evidenziate oggi dal signor Ministro.

Siamo non di meno soddisfatti dell’aggiornamento ricevuto in merito alla situazione del centro di accoglienza ubicato a Lampedusa, segno di una grande attenzione e di una grande efficienza. Questa situazione ci tranquillizza, perché dopo il devastante incendio di settembre 2011 in Contrada Imbriacola l’adeguamento della struttura ed il potenziamento della capacità di accoglienza dell’isola è prova di grande attenzione e di efficienza.

Ancora, appare molto interessante l’iniziativa volta – la ringraziamo, Ministro – a valorizzare, ampliare e potenziare lo SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che potrebbe costituire, anzi siamo convinti che costituirà sempre di più, il perno del sistema di accoglienza italiano. Lo SPRAR, proprio alla luce dei risultati raggiunti fino a oggi, meritava in effetti di essere potenziato. Il suo ampliamento infatti consentirebbe di sviluppare in modo ancora più efficace la seconda fase dell’accoglienza, quella volta all’individuazione di percorsi di integrazione e di inclusione dei titolari di protezione  internazionale.

Con soddisfazione apprendiamo degli sforzi fatti dal Ministero dell’interno e che vanno appunto in questa direzione e, segnatamente, verso l’apertura di un ufficio di collocamento e di due uffici di rappresentanza in Libia, che consentiranno di supportare le autorità libiche nell’azione di contrasto alle reti criminali, favorendo così il processo di democratizzazione. È una risposta seria. Comprendiamo, altresì, signor Ministro, che il caos che regna in Libia rende tutto più difficile, però è chiaro che questa strategia è vincente: non appena, infatti, le condizioni internazionali lo consentiranno  – questo è quello che immaginiamo –, è chiaro che assisteremo ad un nuovo accordo Italia-Libia nella direzione del potenziamento dello SPAR anche in loco ,in maniera tale che l’accoglienza venga realizzata sul posto e così solo chi avrà realmente titolo allo status di rifugiato da guerra civile o persecuzioni potrà venire in Europa e chi, invece, bara ovviamente restare là. Un passaggio fondamentale che abbiamo colto nell’informativa del Ministro è quello della solidarietà. L’Europa – diciamo le cose come stanno – non ha offerto al nostro Paese un contributo decisivo. E così l’Italia ha dovuto fronteggiare, praticamente da sola, le ondate migratorie che hanno subito, proprio per questo motivo, anche delle impennate a causa dei conflitti in quelle aree, ci riferiamo alle cosiddette « Primavere arabe ».

Orbene, la solidarietà dell’Europa non può essere limitata solo al campo finanziario. Lo dobbiamo dire con chiarezza l’immigrazione irregolare è una « patata bollente » che è stata lasciata nelle mani dei Paesi in prima linea e l’Italia è la prima fra questi. Anche per il settore immigrazione, l’Europa  quindi deve muoversi secondo il principio della collaborazione e del mutuo sostegno!

Circa le critiche che abbiamo sentito oggi da parte di un gruppo parlamentare a proposito dell’integrazione, abbiamo con sorpresa verificato una sorta di faciloneria nell’individuazione del problema. Dobbiamo sottolineare che l’Italia ovviamente non ha bisogno di lezioni in materia di umanità: siamo veramente un Paese modello, invidiato da tutti per quello che rappresentiamo in termini di solidarietà.

Questo non vale solo a livello di singoli cittadini, ma anche e soprattutto a livello

di istituzioni, basta osservare come si muovono le nostre istituzioni, nel caso specifico le forze dell’ordine, in materia di accoglienza degli immigrati. Questa cultura di solidarietà non trova riscontro in nessun altro Paese del mondo – consentitemi di ripeterlo – del mondo.

Sono, quindi, irricevibili lezioni di questo genere. Secondo me, possono essere definite in un solo modo: tesi ideologiche e superficiali. È chiaro che bisogna farsi carico di un certo numero di immigrati – questo è giusto e normale – però non fa il bene dell’Italia e, soprattutto, degli immigrati stessi colui che chiude gli occhi quando gli immigrati diventano strumenti per illegalità diffusa e per delinquenza. È evidente infatti come il governo dell’immigrazione richieda una programmazione dei flussi in stretta collaborazione con le esigenze dell’economia. Bisogna, quindi, prendere atto della crisi economica internazionale che si è riversata nel nostro Paese e che ha necessariamente comportato riflessi negativi sul fabbisogno della manodopera straniera. La congiuntura economica mondiale di carattere recessivo, cui consegue l’orientamento alla produzione, non può che avere ripercussioni anche sui fenomeni migratori.

Ecco perché, in conclusione, ci sentiamo di dire che i « patti » che furono siglati nel 2008 dal Consiglio europeo in materia di immigrazione e di asilo devono essere pienamente rispettati e cioè: organizzare l’immigrazione legale; combattere l’immigrazione clandestina. Questo combattere l’immigrazione clandestina – lo ripeto a vantaggio di qualche collega distratto – rafforzare le frontiere esterne; costruire un sistema di asilo dell’Unione europea; creare un partenariato globale per le migrazioni e lo sviluppo è quello che noi auspichiamo e, comunque, devo dare atto che il Ministero dell’interno e il suo Ministro si muovono sicuramente all’interno di queste direttive e di queste linee. Di tutto questo, ovviamente, non possiamo che mostrare soddisfazione.

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