Venerdì, 26 Aprile 2019

 

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COMMISSIONE II GIUSTIZIA RESOCONTO STENOGRAFICO INDAGINE CONOSCITIVA 8. SEDUTA DEL 9 GENNAIO 2014

 

 

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFONSO BONAFEDE


INDAGINE CONOSCITIVA IN MERITO ALL’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C. 1203 DANIELE FARINA E C. 971 GOZI, RECANTI MODIFICHE AL TESTO UNICO DELLE LEGGI IN MATERIA DI DISCIPLINA DEGLI STUPEFACENTI E SOSTANZE PSICOTROPE, PREVENZIONE, CURA E RIABILITAZIONE DEI RELATIVI STATI DI TOSSICODIPENDENZA, DI CUI AL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 OTTOBRE 1990, N. 309, IN MATERIA DI COLTIVAZIONE E CESSIONE DELLA CANNABIS INDICA E DEI SUOI DERIVATI.

Audizione di Andrea De Gennaro, Direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, Gaetano Di Chiara, ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari, rappresentanti di Forum Droghe e rappresentanti dell’Associazione SAMAN.

La seduta comincia alle 14.10

Audizione di Andrea De Gennaro, Direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, Gaetano Di Chiara, ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari, rappresentanti di Forum Droghe e rappresentanti dell’Associazione SAMAN.

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in merito all’esame delle proposte di legge C. 1203 Daniele Farina e C. 971 Gozi, recanti Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati, di Andrea De Gennaro, Direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, Gaetano Di Chiara, ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari, rappresentanti di Forum Droghe e rappresentanti dell’Associazione SAMAN.

 

ANDREA DE GENNARO, Direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Buongiorno a tutti, cercherò di contenere in quindici minuti il mio intervento.

Tengo innanzitutto a fare una precisazione forse superflua, cioè che il mio intervento è di carattere eminentemente tecnico nella misura in cui io rappresento in questo momento il Ministero dell'Interno e quindi il lato della riduzione dell'offerta rispetto al traffico di stupefacenti.

Mi limiterò quindi ad alcune notazioni di carattere tecnico prima in relazione al fenomeno in generale e poi in particolare sugli aspetti normativi delle proposte di legge che sono state avanzate .

Vorrei rapidamente ricordare che ancora oggi e forse di più negli ultimi anni la cannabis e derivati sono la sostanza stupefacente più consumata al mondo e anche nel nostro Paese, come indicano i dati della coltivazione e i dati dei sequestri. Ci sono sempre delle proporzioni che vengono fatte tra sequestri e consumo, ovviamente tutto è abbastanza relativo, ma comunque sono dati concreti e attendibili.

Il Marocco, il Messico e l'Afghanistan sono in questo ordine i Paesi nei quali c'è una maggiore produzione di cannabis. In particolare in Afghanistan recentemente si sta arrivando a un trend di inversione di coltivazione tra oppio e cannabis, tendendo a un aumento esponenziale delle coltivazioni di cannabis a discapito di quelle di oppio. Questo è un segnale importante a livello di traffico internazionale, considerando la minore resa sul mercato della cannabis.

Per quanto riguarda l'Italia, tra i derivati della cannabis la marijuana proviene prevalentemente dall'Albania, l’hashih proviene prevalentemente dal Marocco, noi siamo in mezzo anche per il traffico delle altre sostanze stupefacenti, però questo è un dato che comunque va ricordato: noi siamo in mezzo e da un punto di vista investigativo e di contrasto la forza della pena è sicuramente un deterrente per chi pensi anche solo di attraversare il nostro Paese con carichi importanti di sostanze stupefacenti di qualunque genere.

Per ragioni di tempo vorrei passare subito ad alcune osservazioni riguardo alle proposte di legge. Per quanto riguarda le sostanze oggetto del provvedimento di legge, si parla in generale di modifica relativa a tutte le sostanze di cui all'art.14, comma 1, lettera a) n.6, quindi non solo la cannabis intesa come sostanza naturale ma anche, leggendo testualmente «le sostanze ottenute per sintesi o semi-sintesi che siano ad essi (cioè ai prodotti naturali) riconducibili per struttura chimica o per effetto farmaco-tossicologico».

Dal nostro punto di vista bisogna fare grande attenzione alla distinzione tra sostanze nell'ambito del genus dei derivati della cannabis, in quanto le sostanze di sintesi derivate dalla cannabis hanno un valore in termini di resa del prodotto e quindi di forza degli effetti che va da 3 a 28 volte in più rispetto a quello del tetraidrocannabinolo.

La nostra sensazione è che considerare i derivati chimici sullo stesso piano possa avere effetti dirompenti. Poiché la ratio della proposta dovrebbe essere quella di considerare soprattutto la cannabis e i derivati naturali, un'ipotesi potrebbe essere quella di rimodulare la norma nel senso di distinguere nettamente i derivati sintetici, anche perché l'altra proposta di legge, che è relativa alla coltivazione per uso personale, parla appunto di coltivazione e quindi fa esplicito riferimento solo ai prodotti naturali, perché i prodotti di sintesi evidentemente non possono essere coltivati.

Impianto sanzionatorio. Il comma 1 dell’art.73 propone una riduzione della pena, ma abbiamo alcune osservazioni sul punto. La prima è un'osservazione relativa alle quantità. Anch'io ho letto i resoconti delle audizioni precedenti e ho constatato che queste osservazioni sono state formulate anche dal dottor Sabelli in rappresentanza dell’Associazione nazionale magistrati. Del resto, il dottor Sabelli è un PM, quindi è abbastanza vicino al nostro sentire in termini di attività investigativa.

Se si alleggerisce il carico sanzionatorio in questo modo, considerando che con le attuali tabelle e quindi con i 500 milligrammi previsti per la dose media, l’aggravante scatta quando siamo in presenza di un quantitativo di principio attivo che è 2.000 volte superiore al quantitativo medio, calcolando (ed è un calcolo molto attendibile) un 5 per cento di principio attivo in questa sostanza, si arriverebbe a una quantità di circa 20 chilogrammi.

Tradotto in termini investigativi, questo significa che fino a un traffico, a uno spaccio, a un'importazione di 20 chilogrammi la pena è attenuata. In termini di eventuale custodia cautelare questo significa avere un elevato numero di corrieri di hashish (come confezionamento e come resa è sicuramente superiore alla marijuana) con i quali l'attività delle forze di polizia si rivelerebbe meno efficace, in quanto non si potrebbero applicare varie misure cautelari.

Un aspetto più di prospettiva è che oggi le organizzazioni criminali attuano prevalentemente quello che definiamo «politraffico», in quanto da molti anni non abbiamo organizzazioni criminali che si occupino di traffico di hashish o di cocaina: a seconda della convenienza e delle necessità viene importata una sostanza anziché un'altra.

Un abbassamento così forte della sanzione potrebbe portare alcune organizzazioni di trafficanti a prediligere la rotta italiana come rotta di transito. L’Italia è un Paese di consumo, ma è un Paese prevalentemente di transito, per cui è un effetto che potrebbe verificarsi.

Dal punto di vista della limitazione delle possibilità cautelari, come evidenziato anche dal dottor Sabelli, con questo abbassamento a 3 anni da un lato la polizia giudiziaria avrebbe ancora l’obbligo dell'arresto, dall'altro il GIP potrebbe convalidare ma non avrebbe più la possibilità di un'applicazione di misura cautelare.

Ovviamente in questa esposizione mi riferisco al lato criminale, quindi allo spacciatore. al corriere, a chi vende e importa, che quindi andrebbe arrestato dalla polizia giudiziaria, il PM dovrebbe fare le sue attività istruttorie ma poi eventualmente anche con convalida dell'arresto il GIP non potrebbe più applicare misure cautelari, quindi dopo un massimo di 5 giorni ci sarebbe un’automatica liberazione.

Questo potrebbe causare appesantimenti complessivi al sistema giustizia in termini di atti obbligatori che i PM dovrebbero fare. Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati ha proposto un innalzamento da 3 a 5 anni, in modo da consentire al GIP di applicare quando necessario una misura cautelare successiva.

Per quanto riguarda la non punibilità prevista dal nuovo comma 3-bis per piccoli quantitativi e per il consumo immediato, la nostra osservazione tende a una chiarificazione della norma che, così come è scritta, «piccoli quantitativi» e «consumo immediato» non è chiara sia per la polizia giudiziaria, sia per l'autorità giudiziaria, perché ci chiediamo chi stabilisca il piccolo o il medio quantitativo, cosa significhi il consumo immediato, se il momento in cui vedo passare una dose di hashish o di marijuana con l'altro che già si sta preparando lo spinello, in quale arco temporale potrebbe essere compresa l'immediatezza del consumo.

Nell'articolo così come è scritto si dichiara che «non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato», ma non è chiaro se questa congiunzione si riferisca solo alla cannabis e derivati o anche alle altre sostanze. Pregheremmo di chiarire questo aspetto nella stesura della norma.

 

GAETANO DI CHIARA, Ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari. Ringrazio la Commissione per avermi convocato su un problema così importante. Sono un farmacologo, mi sono occupato dal punto di vista della ricerca del meccanismo d'azione della cannabis, quindi le mie competenze riguardano soprattutto cosa è cambiato nelle conoscenze scientifiche sulla cannabis e quanto queste conoscenze possano aver influenzato e influenzare la percezione sociale del rischio dell'uso di cannabis.

L’aspetto paradossale è infatti che, sebbene negli ultimi trent'anni la conoscenza del meccanismo d’azione della cannabis abbia fatto enormi progressi e la conoscenza anche degli effetti cronici sia diventata molto più ampia e più chiara, stranamente la percezione sociale del rischio dell'uso di cannabis, invece che aumentare, è diminuita. Questo è un dato di fatto.

Sinceramente ne ignoro il motivo, ma, se andate a vedere i grafici della percezione sociale del rischio prodotto dall’assunzione di cannabis, di sicuro non è aumentato, ma al massimo è rimasto uguale e in ogni caso c'è una lenta tendenza a una percezione di rischio minore.

Si riteneva che la cannabis agisse perché modificava in maniera generica lo stato chimico-fisico delle membrane neuronali, ma oggi si sa che la cannabis agisce in quanto c'è un un principio che si chiama THC che ha suoi recettori che svolgono un ruolo importante nelle funzioni normali e fisiopatologiche dell'organismo sia al centro che in periferia.

Vi dico soltanto che i recettori al THC, i CB1, che sono recettori centrali, sono i recettori più abbondanti nella loro categoria di tutto il cervello: ce n'è di più che di dopamina, sostanza che ormai tutti conoscono, quindi questa è una sostanza che come la morfina agisce su un recettore fatto per composti endogene, quindi non ci meraviglia che abbia degli effetti così importanti a livello centrale e degli effetti cronici così rilevanti.

Per quanto riguarda gli effetti cronici, che penso sia l’aspetto più allarmante di un'eventuale, ulteriore diffusione o facilitazione della diffusione della cannabis, ci sono studi abbastanza recenti, tra cui ad esempio uno realizzato su una coorte in Nuova Zelanda nella città di Dunedin, dove la popolazione è stata seguita dall'età adolescenziale fino all'età adulta e da questi studi epidemiologici sono derivati ben 300 lavori.

Ne è stato fatto uno anche sulla cannabis, che ha dimostrato come l'uso cronico di cannabis dall’età adolescenziale per un periodo di 10 anni, che a prima vista può sembrare lunghissimo ma non se si consideri come questa sostanza frequentemente diventi un costume individuale, per almeno quattro volte alla settimana (considerato un uso cronico pesante) produca una diminuzione del quoziente di intelligenza e di una serie di funzioni cognitive come per esempio l'attenzione focalizzata, le capacità esecutive, la memoria di lavoro, che risultano irreversibilmente diminuite nell'adulto.

Si è anche visto che, se invece questo consumo altrettanto cronico e pesante comincia in età post-adolescenziale, queste modificazioni a lungo termine praticamente irreversibili non si hanno. Un dato ormai chiarissimo è che l'età adolescenziale per quanto riguarda la cannabis è  estremamente critica e sensibile, in quanto in età adolescenziale avviene una maturazione del sistema nervoso e la cannabis con il THC evidentemente agisce su questi meccanismi.

Questo aspetto si può mettere in relazione anche a quanto sicuramente avrete sentito dal dottor Serpelloni, cioè il fatto che l'assunzione di cannabis in età adolescenziale aumenta la prevalenza di sindromi schizzoidi o schizzotipici o di franca schizofrenia.

Una delle interpretazioni di questo dato è che praticamente i soggetti diventerebbero schizofrenici comunque e che la cannabis praticamente anticipa l’espressione, però noi sappiamo che tutte le malattie sono dovute a due fattori fondamentali: un fattore genetico individuale e un fattore acquisito, per cui l'aspetto genetico non è sufficiente e ci vogliono anche delle condizioni, quindi nulla vieta di sospettare che senza l’uso di cannabis magari alcuni di questi giovani non avrebbero sofferto di questa condizione.

Un aspetto dibattuto anche in questa sede è la questione droga leggera/droghe pesanti, per cui abbiamo visto dichiarare dalla stampa che sarebbe ora di smettere di fare di tutta l'erba un fascio: le droghe sono leggere o pesanti e la cannabis happens to be una droga leggera. Sinceramente non sono mai stato convinto di questo e anzi le ricerche più recenti dimostrano il contrario: la cannabis non è una droga leggera.

Ritengo che la distinzione tra droga leggera e droga pesante non abbia fondamento logico né scientifico, perché si può parlare di uso leggero e di uso pesante di droga, ma non di droghe leggere e droghe pesanti. Un caso classico è quello della cocaina, perché, se messa come si usava un tempo nel vino a fare il cosiddetto Vin Mariani, è una droga leggera, se sniffata diventa più pesante, ma non è ancora droga pesante, mentre diventa pesante se fumata come crack, come base libera.

A quel punto, infatti, le concentrazioni aumentano enormemente, la quantità che raggiunge il cervello aumenta e soprattutto aumenta la velocità con cui lo raggiunge, perché per assorbire la droga si ha non più la piccola mucosa nasale, ma tutta la superficie del polmone, che fa arrivare nel giro di uno o due secondi un’enorme quantità di sostanza nel cervello.

Questo dimostra coma tutto dipenda da come la si usa, così come anche per l'alcol, laddove sappiamo bene che bevendo un’intera bottiglia di vodka si rischia il coma etilico e la morte, mentre bevendo un vino di dieci gradi la situazione è ben diversa.

Qui c'è un problema di concentrazione del principio attivo e nel caso della cannabis purtroppo lo sviluppo di cultivar ad alto titolo ha fatto sì che in alcune partite si sia arrivati addirittura a una concentrazione di principio attivo nella marijuana secca intorno al 50 per cento, percentuale completamente diversa da quella di un tempo, in quanto le specie endemiche al massimo davano un 1 o un 2 per cento di principio attivo, mentre adesso nella pianta fresca arriviamo a concentrazioni intorno al 15.

Non si arriva al 20 soltanto perché è troppo e allora si tengono un po' più bassi, ma volendo si può arrivare al 25 per cento dalla pianta fresca, che poi viene essiccata e arriviamo alle percentuali che vi ho detto.

Dobbiamo usare la storia come insegnamento perché l'oppio è parente stretto della marijuana, l’eroina ha principi sintetici con nomi di fantasia estremamente solleticanti la curiosità, ma quelli hanno tutte le caratteristiche per diventare il corrispettivo cannabinoide dell’eroina (non ci troverei assolutamente niente di inatteso).

Condivido l’esigenza di non mettere tutto insieme e non equiparare la cannabis vegetale con questi principio sintetici, perché sarebbe veramente una rovina, quindi nel comma 1, lettera a) dell’articolo del Testo unico, dove si parla anche di prodotti di semi sintesi, bisogna distinguere o eliminare questi prodotti sintetici, che vengono venduti via internet e sono utilizzati per fortificare le preparazioni di cannabis oppure per trasformare l’henné in un’erba che abbia effetti simili, in quanto sono analoghi sintetici estremamente potenti.

A riprova del fatto che non si può parlare di droghe leggere e droghe pesanti, vorrei evidenziare che il Delta-9 agisce attraverso oppioidi. Noi possiamo bloccare gli effetti della cannabis dando il Naloxone, perché la cannabis libera oppioidi endogeni. Un aspetto fondamentale del meccanismo gratificante della cannabis è esattamente questo.

Alla cannabis è stata attribuita una serie di proprietà terapeutiche, ma una cosa è sicura: una proprietà fondamentale della cannabis è il fatto che fa star bene, che aumenta il tono dell'umore, che attenua il dolore non perché sia un antidolorifico, ma in quanto migliora il tono dell'umore, quindi è un eccezionale e potentissimo placebo.

Nel considerare la cosiddetta «cannabis terapeutica» questo è un aspetto che la gente non considera e che invece giustifica quel 97 per cento che negli Stati Uniti usa cannabis terapeutica non per i motivi per cui era stata legalizzata, ovvero l'uso compassionevole. Come voi sapete, infatti, solo il 3 per cento di coloro che consumano cannabis terapeutica negli Stati Uniti ne avrebbe realmente bisogno, in quanto costituito da soggetti affetti da cancro in stadio terminale o sclerosi multipla. Grazie.

 

PRESIDENTE. La ringrazio, professore. Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti e formulare osservazioni.

 

ALESSANDRO PAGANO. Grazie, presidente. Devo veramente ringraziare gli auditi, perché le relazioni del Direttore De Gennaro e del Professore Di Chiara sono state illuminanti (non cito le altre perché purtroppo sono arrivato in ritardo e non ho potuto ascoltarle).

Alcune notizie mi hanno stupito e sapere che oggi la percentuale di THC è diventata il 15 o addirittura il 20 per cento in alcuni casi rispetto allo 0,5 o 1,5 di qualche decina d'anni fa mi ha preoccupato. Data la premessa in cui si segnala un danno irreversibile qualora venga assunta da adolescente, vorrei chiederle che valutazione lei dia non soltanto su questo impatto negativo diretto, ma anche sui danni indiretti (incidenti stradali, calo di attenzione nei giovani).

Vorrei sapere inoltre se in base alla sua esperienza di tossicologo forense le risulti che le norme sulla droga introdotte nel 2006 abbiano fatto sensibilmente aumentare solo i detenuti per fatti di droga di lieve entità.

Il Direttore De Gennaro faceva ventilare l’ipotesi che la legalizzazione delle droghe cosiddette leggere potrebbe rivelarsi una sorta di calamita per i narcotrafficanti internazionali e quindi renderebbe il Paese una specie di Bengodi. Vorrei chiederle però se auspichi un mutamento del quadro normativo. Mi riferisco soprattutto al punto da lei evidenziato, «immediato consumo», su cui mi sembra che lei stia sollecitando la Commissione a intervenire sotto un profilo legislativo, perché questo crea confusione, quindi sarebbe auspicabile un intervento in questo senso.

 

ANDREA DE GENNARO, Direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Cercherò di essere sintetico ma di rispondere in maniera efficace innanzitutto all'onorevole Pagano, in quanto «calamita per i narcotrafficanti» francamente mi sembra un’espressione forte.

Il senso di quello che volevo dire è che sapere che in un determinato Paese (prendiamo l'Italia) le pene per un certo reato si abbassano di tanto può essere a nostro parere è una possibile spinta a un aumento di transito, però da qui a dire che il nostro Paese diventi l’ombelico del mondo francamente mi sembra troppo.

Sul consumo immediato in realtà c'è una richiesta di capire meglio. Andrebbe specificato meglio a nostro parere cosa si intenda per «immediato» non tanto in termini temporali.

Per l'onorevole Farina mi impegno assolutamente a ottenere il dato prima possibile, spero di poter fornire un dato esaustivo ma non ne sono sicuro, perché noi raccogliamo tutte le informazioni e tutti i dati che ci provengono dalle forze di polizia anche in linea retta…

GAETANO DI CHIARA, Ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari.Che dato?

ANDREA DE GENNARO, Direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Il dato medio percentuale del principio attivo di THC contenuto nelle droghe sequestrate.

GAETANO DI CHIARA, Ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari. Intorno al 5 per cento di media.

ANDREA DE GENNARO, direttore centrale del Servizio antidroga del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Il dato non è esaustivo perché non tutti ci comunicano la percentuale di principio attivo che è stata rinvenuta, quindi potrebbe non essere un dato preciso. Questo mi preme anticiparlo subito.

Per ultima la domanda più complessa, che meriterebbe più tempo. Come polizia giudiziaria e quindi come organo repressivo di contrasto, nel caso specifico della proposta di legge che stiamo valutando la linea dovrebbe essere quella che è stata indicata anche dal dottor Sabelli, cioè, se si arriverà a un abbassamento della pena prevista, che questo non comporti dei problemi di carattere processuale e di applicazione di possibili misure cautelari.

PRESIDENTE. La ringrazio, generale, e la prego di comunicare i dati alla Commissione, in modo che possano essere distribuiti a tutti i commissari.

GAETANO DI CHIARA, Ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari. Per quanto riguarda la questione del titolo medio, gli esempi che facevo riguardavano soprattutto gli estremi perché il titolo medio non è certo il 15 per cento, ma è ben più basso, però di sicuro è più alto di quello di dieci anni fa.

Per quanto riguarda la questione del mercato, la collega citava questo studio che paragonava San Francisco ad Amsterdam e si diceva che San Francisco era una realtà repressiva mentre Amsterdam era permissiva. Dissentirei però dal considerare la realtà di San Francisco repressiva, perché lo è nelle premesse, ma non nella realtà, in quanto si sa bene che a San Francisco ci sono i corrieri che si possono chiamare con il telefono, pagare con la carta di credito, ricevendo la marijuana migliore del mondo. Su questo ci sarebbe quindi da discutere.

Per quanto riguarda gli effetti indiretti, di sicuro la cannabis sulla guida ha effetti molto importanti, perché modifica soprattutto la guida automatica, quella che noi facciamo mentre pensiamo alle nostre cose o parliamo con qualcun altro, mentre l'alcol modifica la guida non automatica. Quando sono associati, la guida è alterata in maniera estremamente pericolosa.

È stato chiesto se la maggiore disponibilità ambientale di cannabis possa aumentare la prevalenza di soggetti dipendenti: non abbiamo tanti dati su questo. però la storia ci insegna che la dipendenza da gioco d'azzardo patologico è aumentata enormemente con l'introduzione di internet.

Siccome la malattia è il risultato dell’interazione tra fattori genetici e fattori ambientali, aumentando le possibilità di azione dei fattori ambientali è prevedibile che ci sia un aumento della prevalenza delle dipendenze. È  anche riconosciuto che, se il fumo non fosse una droga sociale come l'alcol, ci sarebbero sicuramente meno dipendenti da tabacco e meno alcolisti.

La cannabis è una droga estremamente diffusa, quindi non è detto che la maggiore disponibilità produrrebbe un incremento. In Colorado, dove è stata liberalizzata, il costo della cannabis al mercato nero era di 25 dollari, mentre adesso è diventato di 70 dollari al mercato legale.

Dovremmo chiederci però se il fatto che sia più disponibile anche solo per gli adulti dia permetta un maggior accesso da parte degli adolescenti, ovvero ragazzi tra i 13 e i 16 anni, periodo in cui si comincia a fumare la cannabis.

Mi rendo conto che nella proposta di legge è inibita la possibilità di consumo dei minori, però dobbiamo porci il problema se per caso questa maggiore disponibilità non faccia quello che succede con i cognitive and answer, perché per esempio il metilfenidato viene utilizzato da ragazzi che soffrono di ADHD, però viene somministrato anche agli adulti che lo usano per migliorare lo studio prima degli esami o perché gli piace.

Per quanto riguarda il recupero dei soggetti dipendenti da cannabis, in effetti da questo punto di vista pone meno problemi di una dipendenza dall’eroina, e in ogni caso con la cannabis si matura e, passata una certa età, si passa fortunatamente ad altre cose.

Per quanto riguarda la cannabis il periodo più critico è quello tra i 13 e i 16 anni, perché iniziando a questa età e continuando per una decina d'anni con un uso cronico e quasi giornaliero (si considera uso pesante almeno una canna quattro giorni alla settimana) i soggetti hanno mostrato una riduzione del quoziente di intelligenza e degli indici cognitivi nell'età adulta.

PRESIDENTE. Vorrei capire invece quale sia la soglia entro cui non c'è un danno.

GAETANO DI CHIARA, Ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari. Ovviamente una soglia precisa non c'è. È stato stabilito sulla base della convenzione che un uso pesante di cannabis significa un uso per almeno quattro giorni a settimana per dieci anni, poi ci sono variabilità individuali ed è possibile che alcuni soggetti, pur consumando la cannabis con queste modalità, non abbiano alcuna alterazione, come ci potranno essere quelli che avend la consumata solo per cinque anni l’avranno.

PRESIDENTE. Lo chiedo perché durante questa audizione è emersa l'importanza della differenza non tanto tra droghe pesanti e droghe leggere quanto tra uso pesante e uso leggero e, visto che lei aveva dato un'indicazione in ordine all'uso pesante, volevo capire se ci fosse un’indicazione di massima in ordine all'uso leggero.

GAETANO DI CHIARA, Ordinario di farmacologia presso l’Università degli studi di Cagliari. Diciamo che la media è questa, ma si tratta di risultati statistici, quindi è chiaro che c'è una variabilità, però i risultati sono altamente significativi per questa popolazione.

PRESIDENTE. Mi viene segnalato che c'è una ricerca che eventualmente potrà essere mandata come contributo alla Commissione. Nel ringraziare gli auditi, dichiaro conclusa l’audizione.

 

La seduta termina alle 15.45

 

 

 

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