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Intervento in Aula dell’On. Pagano sulla “Delega fiscale”. 26 febbraio 2014

 

 

 

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi,


non più tardi di 24 ore fa, in sede di replica al dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Governo, il Presidente del Consiglio Renzi ha dichiarato, parola più parola meno, che la riforma fiscale ha un senso solo se si abbassano le tasse e se è comprensibile ai cittadini. Questa seconda caratteristica, in particolare, fa evidentemente riferimento alle semplificazioni delle norme fiscali e ai costi burocratici a essi connessi.

Le caratteristiche di una possibile riforma fiscale, sulle cui caratteristiche il nostro partito integralmente acconsente, in talune parti non collimano, però, con quelle che sono contenute nel disegno di legge di riforma fiscale in corso di esame alla Camera. È un testo che – attenzione, signor Ministro – è stato nettamente migliorato rispetto all'impostazione precedente del Governo Monti, ma che tutto sommato, nonostante ci siano stati miglioramenti a cui hanno contribuito tutti i componenti della Commissione, non ci lascia ad oggi ancora tranquilli. Come sappiamo, infatti, il Governo Monti ha operato per mettere in sicurezza i conti del Paese e lo schema della legge delega da lui presentato è stato ben diverso rispetto a quello presentato nella prima metà del 2011 dal Governo Berlusconi. L'intento di Monti, quindi, era quello di massimizzare le entrate – non fu mai nascosto –, adeguarsi alle direttive comunitarie e dell'OCSE e incrementare i controlli fiscali, tanto è vero che l'allora Ministro Grilli disse «che in fondo più che una delega fiscale è una manutenzione dei conti».

Come ho già detto, la Commissione penso che abbia lavorato bene. Sono state rafforzate le garanzie e il contraddittorio fra i cittadini e gli uffici, si è ampliato l'ambito applicativo dell'istituto della rateizzazione dei debiti tributari, si è tenuto conto della situazione di obiettiva difficoltà dei contribuenti, si sono introdotte anche norme per il divieto dell'aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti, si è rafforzato il principio di esame dei decreti legislativi delegati da parte delle competenti Commissioni parlamentari e poi addirittura in materia di catasto è passato un principio di assoluta civiltà giuridica, che tutela la possibilità di impugnare nel merito e quindi anche rispetto alla congruità le eventuali iniziative distorte da parte degli uffici. Quindi, tutto sommato, insomma, delle cose assolutamente positive ci sono. Però, si comprenderà che, come ho detto in generale, il tutto non ci lascia ancora tranquilli e nella seconda parte del mio intervento a questo arriverò.

Un   passaggio che ritengo debba essere evidenziato – e qui faccio mio gran parte dell'intervento dell'onorevole Binetti – riguarda il settore dei giochi.

Un settore che si è evoluto nel corso degli anni in modo disordinato, mai   con una legislazione unitaria, spesso con disposizioni in provvedimenti di emergenza. Sono stati introdotti invece in questo caso elementi di riforma, quale è il titolo abilitativo unico o ancora la compartecipazione dei comuni al titolo abilitativo, una piena corresponsabilità dei comuni nella definizione della rete commerciale di vendita, per evitare che le amministrazioni locali abbiano danni rilevanti all'ordine pubblico e che vedano spuntare sul loro territorio come funghi degli esercizi di questo genere, che certamente non rappresentano fonte di tranquillità per il territorio. Inoltre, vi sono norme più stringenti in materia di contrasto alla scarsa trasparenza, di conflitto di interessi e di valutazione dell'onorabilità e del curriculum dei soggetti che dovrebbero gestire, dei concessionari, ma anche di tutti quanti in generale lavorano a valle di queste concessioni. Sempre in materia di giochi vi sono disposizioni per rafforzare l'amministrazione pubblica sia nell'ambito del controllo sia nei contesti in cui esiste la necessità di riordinare il sistema delle concessioni esistenti, con l'obiettivo di attivare, o meglio ancora di arrivare, a concessioni affidate a operatori trasparenti.

Come dicevo,   quindi, ci sono dei fatti positivi e certamente questo lo mettiamo in evidenza, però mai come in questo momento, signor Ministro, signor Presidente, riteniamo che l'approvazione degli ordini del giorno, se accolti dal Governo, abbiano una funzione importante, perché certamente consentirebbero l'introduzione di ulteriori criteri di delega. Per questo motivo il Nuovo Centrodestra preannunzia la presentazione di testi volti a specificare ulteriormente alcune parti ed introdurre i contenuti delle dichiarazioni programmatiche del nuovo Governo in un testo che non appartiene certamente a questo Governo, ma su cui c’è una continuità che riteniamo assoluta.

Venendo alle critiche, che ovviamente sono tutte costruttive e che vanno   all'interno di un ragionamento recentemente fatto, si registra l'insufficiente specificazione dei numerosi criteri di delega. In materia di catasto si parla di funzioni statistiche non meglio specificate – si è parlato talvolta anche di algoritmi – funzioni per ciascuna delle quali andrebbe chiarito il peso – lo dico tra virgolette – «in altri casi di adeguamento a raccomandazioni comunitarie» o di tenere conto, sempre virgolettato, «delle raccomandazioni degli organismi internazionali», cioè di norme non cogenti, non imperative, non specificate nel dettaglio. Nell'articolo 11 si fa riferimento alla definizione di autonoma organizzazione di lavoro, adeguandola «ai più specifici e consolidati principi desumibili dalla fonte giurisprudenziale», vale a dire che il Parlamento ha rinunciato al suo ruolo di estensore delle leggi e che il Parlamento va appresso a quello che dicono i magistrati, e invece dovrebbe essere il contrario. Ne consegue che il lavoro nelle Commissioni parlamentari che esamineranno i decreti delegati diviene di estrema importanza, in termini di tutela delle aziende, dei cittadini, delle famiglie, rispetto a questa voracità dell'amministrazione fiscale. Qualcuno potrà offendersi riguardo all'uso della parola pretese, ma osservo che quando la tassazione supera di un terzo il reddito prodotto e arriva, come nel caso specifico nostro qui in Italia, al 50 per cento, mi pare di poter dire che l'uso della parola sia perfettamente legittimo.

Perplessità esprimiamo anche circa l'introduzione dell'abuso del diritto. Ripeto: migliorato rispetto all'impalcatura precedente, però ci lascia sempre turbati. Perché quando rimangono in essere situazioni come quelle attuali, non vorremmo che con l'introduzione dell'abuso del diritto in realtà si stia anticipando e avallando quella babele fiscale a cui può ridurci un federalismo fiscale non regolato. Nell'attuale formulazione il concetto di abuso del diritto è talmente esteso – provi a immaginare come era prima, signor Ministro – che consentirà al fisco di dichiarare abuso di diritto anche un affare andato a male nei confronti di una azienda e da qui l'invasione indebita nei confronti dell'azienda stessa.

Ulteriori perplessità vanno espresse sull'articolo 6, che riguarda il tutoraggio fiscale, che può risolversi nell'invadenza del fisco in azienda. Siamo sempre lì. Si prevedono infatti norme di comunicazione e di cooperazione rafforzata che, nell'assenza di una più precisa delimitazione, possono essere anche concepite come obbligatorie e soprattutto non limitate a fatti fiscali. La disposizione deriva da raccomandazioni OCSE – guarda caso – e prevede la conformità di comportamenti aziendali a un sistema di regole stabilite, cioè in sostanza l'applicazione di regole statiche a processi dinamici.

Non a caso, la parola che usa l'OCSE è compliance che significa conformità, ma attenzione, anche 212 del 2000 assoggettamento. A giudizio del Nuovo Centrodestra la legge n. sullo Statuto del contribuente – una legge che, peraltro, fu partorita dal centrosinistra, quindi chi parla non certamente può essere giudicato di parte – è più che sufficiente per regolare i rapporti tra contribuenti e fisco, in quanto garantisce parità, trasparenza ed anche un regime di contraddittorio. Ma noi sappiamo bene, signor Ministro, che lo statuto è tra le leggi più sbeffeggiate di questa Repubblica; la sola norma sull'irretroattività dell'imposizione fiscale è stata violata almeno quaranta volte negli ultimi dodici/quattordici anni. Sono andato un po’ a spanne nel calcolo, ma è sicuro che mi sono avvicinato molto alla realtà.

In materia di catasto osserviamo che la tradizione di approssimare la rendita catastale ai valori medi espressi sul mercato al triennio precedente, così come detta l'articolo 2, comma 1, rischia di trasformarsi in una «patrimonialina» sugli immobili, quindi, ancora una volta, mostriamo preoccupazione.

Quanto all'assimilazione dei redditi relativi ad un   imprenditore autonomo – ditta individuale, artigiano, professionista – a quelli di un'impresa, mi riferisco all'articolo 11, si rischia di produrre una doppia imposizione ed anche un'evidente complicazione dovendosi ricorrere ad una separazione netta tra attività d'impresa e personale. L'articolo rischia di produrre un incremento di costi dei soggetti autonomi, in particolare in questa fase in cui artigiani e diritti individuali stanno languendo, stanno morendo. La norma, nata per mettere sotto controllo ai fini fiscali le attività di questi soggetti, va contemperata individuando con precisione, attraverso norme approvate dal Parlamento...

PRESIDENTE.  Concluda, deputato Pagano.

ALESSANDRO PAGANO. Mi avvio alle conclusioni, Signor Presidente. Ovvero dai decreti attuativi, quindi successivamente – e qui mi avvio alle conclusioni anche con un invito dalle Commissioni – soglie reddituali di applicazione sufficientemente alte, a tutela dei contribuenti cosiddetti minori. Come avrete capito, noi non possiamo con queste criticità potenziali pensare di affidare al buio – lo dico con rispetto in questo caso – la formulazione dei decreti attuativi che, come anche recenti esperienze negative hanno potuto dimostrare, resterebbero in mano non tanto al Governo, quanto ad una certa «tecnocrazia». Questo, ovviamente, ci turba, ci preoccupa perché non andrebbero a salvaguardare gli interessi legittimi della gente. Ecco perché da qui parte l'invito di un ordine del giorno, assolutamente bipartisan – sicuramente il nostro partito lo presenterà –, in cui chiediamo espressamente che i decreti attuativi debbano essere oggetto di tutoraggio, di accompagnamento da parte della Commissione. Lo dico con grande rispetto, signor Ministro; lei è una persona sensibile, competente, tutti lo sanno, però mai come in questo momento posso assicurare che un lavoro del Parlamento svolto in termini costruttivi, così come ho immaginato nella mia relazione, possa essere di ausilio al Governo stesso e alla nostra agenda che soffre e alle nostre aziende che stanno morendo.

 

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