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Intervento in Aula per dichiarazione di voto dell’On. Pagano in relazione alla “Delega fiscale”. 27 febbraio 2014.

 

 

 

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro,


una delega fiscale a cui sicuramente diamo parere favorevole ma che ovviamente ci lascia con l'amaro in bocca, da un certo punto di vista. Noi oggi avremmo voluto parlare di ben altro; avremmo voluto parlare di abbassamento delle imposte, di questa pressione fiscale straordinaria, mostruosa, che coinvolge il nostro Paese in maniera assurda e che pregiudica fortemente la nostra competizione nei mercati internazionali, che rende la vita impossibile a tutti, cittadini, famiglie e imprese, con un costo occulto che di fatto è una vera e propria mannaia. Quando si supera il 33 per cento, cioè un terzo del reddito prodotto, non siamo più in presenza di un'imposizione giusta, siamo in presenza di un prelievo forzoso ed è chiaro che vengono inibite tutte le propensioni più normali e ovvie che un'attività dinamica e produttiva da un punto di vista sociale possa immaginarsi. Ecco spiegato perché sono crollati i nostri consumi, sono crollati i nostri investimenti, è crollata la nostra propensione al risparmio.

È chiaro, quindi, che non dobbiamo sorprenderci   se le nostre aziende vanno via dall'Italia e non per andare in paradisi fiscali e non solo per andare a delocalizzare ma anche per portare le sedi ufficiali e fiscali in altri Paesi che hanno aliquote normali, che hanno aliquote che consentono soprattutto una vivibilità non solo aziendale ma anche sociale. Ecco perché avremmo preferito parlare di questo ed essere entusiasti nel dare parere favorevole a questo provvedimento che, comunque, non mancherà della fiducia e del parere favorevole del Nuovo Centrodestra.

Poi, altri settori su cui   certamente noi siamo perplessi hanno caratterizzato questo provvedimento. Vi è il settore del gioco d'azzardo. Certo, molte cose sono state migliorate. Nella mia dichiarazione di ieri abbiamo detto che questa Commissione ha avuto, attraverso anche una capacità di lavorare in sintonia, la capacità di migliorare nettamente il testo originario. Però, è evidente che ci sono delle riflessioni che non sono più rinviabili. Non è possibile, infatti, che una materia come questa debba essere oggetto soltanto del Ministero dell'economia e delle finanze. È evidente che ci sono delle spese socio-sanitarie enormi, tese al recupero dei soggetti che sono afflitti da problemi ludopatici. È evidente che la disgregazione sociale è dietro l'angolo, è evidente che siamo in presenza di un vero e proprio degrado antropologico. Quanto costa tutto questo allo Stato ? Abbiamo già dati significativi, da un punto di vista statistico, che rendono per lo meno dubbio il valore di questo tipo di iniziative, ormai avvenute qualche anno fa ma su cui si continua a insistere.

Vale la pena avere queste   entrate rispetto ai costi sociali e rispetto a quelle che sono le spese indirette che stiamo subendo come sistema Paese ? Il dubbio è legittimo. Rimane il dato di fatto che comunque il provvedimento è stato nettamente migliorato rispetto ad una situazione che invece era estremamente precaria anche in termini di trasparenza, anche in termini di legittimità. Avremmo preferito parlare in questo provvedimento del problema delle famiglie. Abbiamo voglia di dichiarare che la nostra Costituzione le tutela. Noi sappiamo che la famiglia è l'autentico baluardo in una società che funziona. Quando le società funzionano vuol dire che funziona la famiglia. È evidente che questa tassazione selvaggia che la sta caratterizzando non può che rendere assurda la nostra realtà socio-economica. Le scelte continuano ad essere ancora quelle del 1780, stiamo parlando delle ideologie malthusiane, che continuano a pensare che la nascita dei figli sia un problema, quando in verità investire da un punto di vista demografico è sinonimo di successo a livello macroeconomico. Se si escludono la Cina e l'India, che hanno altri tipi di problemi, andate a vedere dove il prodotto interno lordo cresce di più nel mondo, dove ci sono le doppie cifre o quasi, e vi accorgerete che lì c’è una crescita demografica enorme. Non bisogna essere scienziati dell'economia per capire che qui siamo con una base demografica ridottissima e con una piramide che si è rovesciata. Non possiamo sostenere il welfare, non possiamo sostenere più le spese pensionistiche, non possiamo sostenere più quelli che sono gli aspetti fondamentali di quella che si può chiamare civiltà. Ecco perché la presenza di questo Governo e di un Ministro certamente con un profilo internazionale non può che far vedere oggi queste problematiche dal giusto punto di vista. Se infatti andiamo avanti così come abbiamo cercato di fare, migliorando, mettendo una toppa rispetto ad un provvedimento che era nato malissimo, che era stato chiamato manutenzione straordinaria dei conti – continuo anche io a ripetermi tutt'oggi che l'abbiamo migliorato – il dato è inequivocabile: sempre manutenzione straordinaria dei conti è e sempre nuove cose un po’ dubbie sono state realizzate in questo provvedimento. Il dubbio perché ? Perché quando parliamo di iniziative come quella dell'articolo 11, in cui – ne abbiamo parlato anche ieri signor Ministro – si fa riferimento a più specifici e consolidati principi desumibili dalla fonte giurisprudenziale, significa che la politica ha abdicato a quello che è il benchmark che viene stabilito dalle Corti costituzionali di turno. Ma mi pare di poter cogliere, a giudicare dall'andazzo generale, che questo non sia un fatto estremamente positivo, anzi è da giudicare negativo.

Così   come anche mi sembra assolutamente preoccupante la norma che riguarda l'abuso del diritto, dove vengono avallate babele fiscali che possono ridurre a un federalismo non regolato. Nell'attuale situazione questo fisco continuerà ad essere sempre più invasivo e quindi, proprio per questo motivo, elemento di preoccupazione, perché noi sappiamo che la nostra macchina fiscale è certamente tra le migliori al mondo in termini di efficienza, ma sappiamo anche che il combinato pressione fiscale ed efficienza della macchina stessa sta riducendo a morte tutto il nostro sistema imprenditoriale. E anche il tutoraggio fiscale non ci convince e ci lascia estremamente preoccupati. Dicevo ieri a mo di battuta: l'OCSE parla di compliance, che è il termine vero su cui evidentemente è nata all'inizio, ma compliance significa anche assoggettamento, non solo conformità. È evidente – e qui richiamo il mio intervento precedente di ieri e un po’ tutto il dibattito interessante che è avvenuto in Commissione – che dobbiamo stare molto molto attenti da questo punto di vista.

Avrete   capito quindi – e mi avvio alle conclusioni – che per quanto il nostro parere sia favorevole siamo anche un po’ preoccupati. Il fatto stesso che i decreti attuativi saranno in mano ad una burocrazia, ad una tecnocrazia che certamente non è in questo momento molto attenta, signor Ministro, alle esigenze del cittadino e che è più attenta invece a dinamiche esterne, molto sensibile a quelli che sono gli influssi culturali e non solo che arrivano dall'esterno, da altre latitudini, ci rende da questo punto di vista diffidenti. Ecco perché ribadisco quello che è stato detto a più voci oggi.

La Commissione finanze dovrà essere   investita – questo è il senso dell'ordine del giorno che abbiamo presentato, anche in maniera bipartisan – anche nell'ambito dei decreti attuativi, ma non in una mera enunciazione di quello che è stato costruito, ma in una fase di autentica costruzione, perché riteniamo, ancora oggi, che la buona politica esista, che possano esistere anche buone opportunità di crescita e di miglioramento, come anche questo provvedimento stesso ha avuto modo di dimostrare.

Grazie ancora per tutto quello che è stato l'impegno ed è   evidente, quindi, che il nostro partito, pur con le criticità che ho mostrato, però in un'ottica assolutamente costruttiva, dà parere favorevole al provvedimento oggi in esame

 

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