Martedì, 23 Aprile 2019

 

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Mozione in materia di turismo n° 1/00402 presentata dall'On. Alessandro Pagano seduta numero 196 del 24 marzo 2014

 

 

 

La Camera,


 

considerato che:

dai dati diffusi dall’Organizzazione per il Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) il mercato del turismo mondiale nel 2013 ha superato la soglia di un miliardo di clienti ed è cresciuto, rispetto all’anno precedente, del 5%, pari a 52 milioni di nuovi turisti in termini assoluti. Le aree mondiali che nel 2013 hanno registrato i migliori risultati in termini di crescita sono state: il Sudest asiatico (+10%), l'Europa Centrale e dell'Est (+7%), il Nord Africa (+6%) e l'Europa Meridionale e Mediterranea (+6%);

l'Italia nel 2013 è stato il quinto Paese più visitato nel mondo con circa 55 milioni di turisti stranieri, con un volume d’affari valutato dall'Osservatorio sul turismo di Unioncamere in 73 miliardi di euro. Rispetto al 2012, si registra una contrazione sia dei flussi (-3,9%), sia dei consumi (-2%), dovuta alla riduzione delle spese degli italiani (-3,9%), mentre quelle degli stranieri risultano in contenuto aumento (+0,7%); gli italiani che hanno fatto almeno una vacanza sono stati il 12,2% in meno rispetto al 2012;

con riferimento al 2008, anno in cui il volume dei consumi turistici superava i 77 miliardi di euro, la complessiva diminuzione della spesa (-5,7%) ha investito tutti i comparti economici del turismo ad esclusione di quello agroalimentare, che cresce del +65,9% per un totale di oltre 11,7 miliardi di euro spesi dai turisti in negozi tipici e supermercati nei luoghi di vacanza; peraltro il turismo enogastronomico attiva in media più ricchezza rispetto a quello balneare. Secondo le stime 2013 del centro studi Intesa San Paolo, l'enogastronomia genera 119,6 euro per ciascun turista, il turismo culturale 105,4, le spiagge 83,8 euro;

per quel che riguarda il futuro, l’ UNWTO prevede che il mercato turistico crescerà ancora nel 2014 del 4-5%, con aumento sia del numero delle persone che si spostano in vacanza per il pianeta, sia della spesa media procapite; per quel che riguarda l’Italia, il Centro internazionale di studi sull’economia turistica dell’università di Venezia (CISET) ha diffuso le proprio previsioni secondo le quali l’Italia si attesterà, nel 2014, su un numero di arrivi internazionali di poco superiore ai 55 milioni, mantenendosi al terzo posto in Europa dietro la Francia (91,4 milioni) e la Spagna (63,3 milioni); il primato mondiale delle presenze turistiche che stato appannaggio dell’Italia fino agli anni ottanta – è quindi, oggi, della Francia, ma, con la frenata degli arrivi degli ultimi anni, il nostro Paese rischia di retrocedere anche dopo Inghilterra e Germania;

tale dato è confermato dai dati UNWTO riguardanti l’apporto al PIL del settore turistico: per l’Italia esso è stato pari al 5,4% nel 2012 (10%, se si considera l’indotto), inferiore al dato della Spagna (6,4%) e della Francia (6,2%);

per quel che riguarda l’occupazione, i dati UNWTO sull’Italia, riferiti al 2012 ,quantificano il contributo diretto del turismo italiano all'occupazione in circa 1,1 milioni di operatori(4,8 %), che salgono a 2,7 milioni se si considera anche l'occupazione indiretta (11,7%)

per quanto riguarda i paesi di origine dei flussi turistici stranieri verso l'Italia, le previsioni parlano di  una generale stagnazione della crescita degli arrivi dai principali mercati europei. Saranno i paesi extraeuropei a sostenere la crescita del turismo internazionale a livello globale: i flussi internazionali generati fuori dal Vecchio Continente dovrebbero aumentare del 4,6% nel 2014, superando quota 10 milioni e portando a un recupero delle perdite subite tra il 2008 e il 2009; in crescita in particolare gli arrivi statunitensi, seguiti dai giapponesi, dai cinesi e dai russi;

secondo le proiezioni per il 2014, Grecia (+5,3%), Portogallo (+5,1%) e Francia (+4,5%) si distingueranno per i maggiori incrementi nel numero di arrivi da turismo internazionale; per l’Italia le proiezioni registrano aumenti più contenuti (+2,2%);

per l’anno 2014, i diversi enti specializzati concordano nel prevedere che la concorrenza sarà particolarmente aspra per le nostre destinazioni balneari, le cui performance potrebbero essere condizionate da due fattori: le politiche di prezzo aggressive attuate nei paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo e il recupero di competitività delle destinazioni nordafricane. Un simile contesto rischia di penalizzare le regioni del Mezzogiorno, meno attrezzate a compensare eventuali perdite estive con un'offerta differenziata per stagione, prodotti e segmenti di domanda. Appare meno problematica la situazione sulla fascia adriatica, grazie anche alla maggiore organizzazione e alla vicinanza geografica rispetto ai Paesi del centro- nord Europa, nei quali la maggiore ricchezza pro capite si traduce in una maggiore spesa turistica;

i problemi che affliggono l’industria turistica nazionale e che ne impediscono uno sviluppo che sia comparabile con le bellezze paesaggistico-architettoniche e il patrimonio storico culturale che contraddistinguono il nostro Paese, possono esemplificarsi come segue:

-mancanza di un progetto nazionale sul turismo; secondo Federturismo – l’associazione di Confindustria che raccoglie le imprese di settore, tale problema è imputabile al titolo V della costituzione che assegna alle Regioni la competenza esclusiva in materia; tale frammentazione è evidenziata dal decreto legislativo n. 79 del 2011, definito come una «riforma del settore», ma successivamente dichiarato in parte incostituzionale dalla Suprema Corte; parte del problema può imputarsi ai limitati e decrescenti finanziamenti, al sottoutilizzo ed alla scarsa coordinazione degli enti turistici nazionali, regionali e locali;

-la scarsa resa economica del turismo nelle regioni meridionali: esaminando il valore aggiunto prodotto a livello locale dalle singole Regioni, si scopre che alcuni territori producono bassi effetti moltiplicatori: Sardegna, Basilicata e Calabria attivano rispettivamente 63,8 euro, 61,3 euro e 38,6 euro per ciascun turista. Al top invece Lombardia, Piemonte e Friuli (rispettivamente 184, 177,2 e 123,3 euro (fonte: ricerca 2013 Centro studi Intesa San Paolo);

-le ridotte dimensioni delle imprese turistiche nazionali, che sono strutturate in maniera similare resto al sistema produttivo nazionale, fatto per la gran parte di PMI; ciò comporta maggiori difficoltà sia a reperire i capitali necessari ad espandersi, sia a coordinarsi per creare sistemi turistici in grado di adeguare l’offerta turistica alla crescente competitività degli altri Paesi;

-il deficit infrastrutturale del Paese e il mancato coordinamento delle politiche di trasporto con le esigenze del turismo; le reti trasportistiche ed in particolare le ferrovie, il trasporto navale verso le isole e gli aeroporti, scontano sia inefficienze, sia l’adozione di politiche volte a minimizzare i costi e massimizzare le entrate; nel deficit infrastrutturale va anche considerato il digital divide e cioè il ritardo nella estensione delle reti telematiche veloci;

-la fiscalità, con particolare riferimento all’Iva per i servizi turistici, gli oneri burocratici e gli adempimenti amministrativi, che si risolvono in più alti costi generali a carico delle imprese turistiche ed in una minore competitività rispetto all’offerta turistica delle analoghe imprese operanti nei Paesi concorrenti;

-l’elevata fiscalità, in particolare la recente esplosione della fiscalità locale (ivi compresa l’imposta di soggiorno), connessa agli oneri burocratici, ha prodotto un incremento dei prezzi turistici e dei costi connessi  ben al di là della crescita derivante dall’inflazione: da un recente studio di Confartigianato emerge che, tra il 2009 e il 2013, l'indice dei prezzi dei servizi per le vacanze è aumentato del 15,%, mentre quello dei trasporti addirittura del 21,8 per cento; ben superiori al 10% i rincari nella ristorazione, mentre nel settore alberghiero si rilevano tendenze contrastanti: alla crescita in termini di trend, si contrappongono drastici tagli volti a superare con il minimo danno possibile i periodi di bassa stagione;

-l’elevata stagionalità dei flussi turistici, in particolare del turismo balneare: un problema particolarmente grave per un Paese, come l’Italia, con oltre 8000 km di coste, un problema che concentra in periodi ristretti la creazione di ricchezza e di posti di lavoro e che finisce per risolversi in un costo nei periodi di “bassa stagione” in quanto da un lato occorre mantenere l’efficienza delle strutture nei periodi improduttivi, dall’altro adottare strumenti di sostegno del reddito per gli inoccupati; giova ricordare a tal proposito che il Parlamento europeo con la Risoluzione sulla “crescita blu” (2012/2297 (INI), approvata lo scorso 2 luglio 2013 ha sottolineato l'importanza del turismo balneare quale strumento fondamentale di crescita di alcune Regioni costiere europee, in particolare di quelle Mediterranee;

con riferimento al turismo sociale quale strumento di destagionalizzazione dei flussi turistici, in relazione al quale il decreto legislativo n. 79 del 2011, pur prevedendone l’incentivazione, non contiene finanziamenti, è di primaria importanza l’adozione di misure volte ad incentivare il turismo della terza età; i cittadini dai 55 anni in su rappresentano già circa il 25% della popolazione europea; nel corso dei prossimi quattro decenni la popolazione over 60 crescerà del 50% nei Paesi sviluppati, dai 264 milioni di persone nel 2011 ai 418 milioni di 2050; il turismo della terza età nonostante la crisi economica, registra un dato del 20% di crescita all’anno e deve considerarsi un’importante risorsa economica;

nell'ambito delle priorità della politica europea del turismo, la Commissione europea si è impegnata a ridurre la dimensione stagionale del settore, riconoscendo che il contributo dato dagli anziani all'industria turistica europea è notevole e andrebbe rafforzato per far fronte al problema della stagionalità; a tal fine, dopo il successo dell’iniziativa Calypso, la Commissione ha avviato nel maggio 2012 la fase pilota dell'iniziativa Turismo della terza età e un invito a presentare proposte è stato pubblicato nel 2013 per dare sostegno a questa iniziativa;

in questo ambito taluni Stati dell’Unione hanno già da anni avviato iniziative in tal senso con risultati di assoluto rilievo; in particolare la Spagna con una iniziativa avviata nel 1985 con soli 16.000 posti ha ospitato, ad oggi, oltre 12 milioni di anziani. Durante la stagione 2011-2012, il governo spagnolo ha stanziato 103 milioni di euro per un programma di vacanze, che ha offerto a turisti anziani 1.084.730 pacchetti di servizi e ospitalità turistica completi e a prezzi agevolati fuori alta stagione in località diverse; i risultati economici e lavorativi sono stati notevoli: 238 milioni di euro di maggiori entrate fiscali e oltre 53.000 occupati destagionalizzati;

l'Accordo di partenariato sulla programmazione dei Fondi Strutturali 2014-2020 prevede che una quota del Fondo per lo sviluppo e la coesione sia destinata allo sviluppo del turismo e al turismo di qualità; in tale quadro la legge di stabilità per il 2014, individua in 24 miliardi di euro la quota di cofinanziamento nazionale ad integrazione dei 30 miliardi di euro di Fondi strutturali europei, nonché degli ulteriori 55 miliardi di euro per il Fondo per lo sviluppo e la coesione destinati per una quota dell'80 per cento al Mezzogiorno;

ai sensi dell'articolo 34-quinquies del decreto-legge n. 179 del 2012, nei primi mesi del 2013 il ministro pro tempore degli affari regionali, dello sport e del turismo, Piero Gnudi ha messo a punto il piano strategico Turismo Italia 2020; secondo alcune stime conservative, le azioni contenute nel Piano possono tradursi in circa 30 miliardi di Euro di incremento del PIL e in 500.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020; il Piano individua le criticità del comparto e detta alcune parole d’ordine che sono coordinamento e innovazione; il Piano Gnudi, che peraltro si concentra anche sui riflessi positivi derivanti dall’Expò 2015 risulta totalmente inattuato;

impegna il Governo

a coordinare l’azione dello Stato delle regioni e degli enti locali in uno sforzo comune e per obiettivi condivisi, anche prevedendo l’eventuale convocazione di un tavolo comune di confronto con tutte le realtà di settore (Stati generali del turismo), al fine di al fine di evitare che le iniziative del centro possano essere ostacolate ai sensi del Titolo V della Costituzione, che delega il turismo alla competenza primaria delle Regioni;

ad adottare, di concerto con le regioni, misure legislative urgenti di attuazione del Piano strategico Turismo Italia 2020, previsto ai sensi dell'articolo 34-quinquies del decreto-legge n. 179 del 2012, riprendendo e aggiornando quanto già elaborato in sede di redazione del decreto “valore turismo”;

ad individuare quali risorse aggiuntive a quelle nazionali e locali per il rilancio del turismo, sia una quota significativa del Fondo per lo sviluppo e la coesione, nell’ambito della programmazione dei Fondi Strutturali 2014-2020, sia quote di ogni altro possibile programma comunitario di sostegno alle imprese quale ad esempio il programma «Cosme»;

a rafforzare il ruolo degli Enti turistici nazionali e regionali, coordinandone altresì gli obiettivi;

in una strategia di più lungo periodo, ad introdurre, sull’esempio di quanto già si verifica in altri Paesi, un modello definibile Sistema turistico integrato, nell’ambito del quale:

1)            amministratori pubblici, associazioni di categoria, manager, imprenditori, enti turistici collaborino in maniera sinergica, in maniera da offrire al cliente pacchetti integrati che comprendano il trasporto, l’accoglienza, la personalizzazione del servizio (accoglienza dedicata per minori, anziani e disabili, possibilità di turismo congressuale o sportivo) e l’organizzazione di eventi (visite ai musei e ai siti culturali, escursioni, percorsi enogastronomici o artigianali),

2)            sia prevista una Cabina di regia, quale luogo di coordinamento egli operatori, di individuazione degli obiettivi qualitativi da raggiungere, di valorizzazione delle risorse umane e di selezione delle proposte turistiche innovative destinate a migliorare la competitività del Sistema Italia;

3)            siano fortemente valorizzate le identità culturali di ciascun territorio, sia per quel che riguarda gli aspetti culturali, sia con riferimento alla gastronomia e all’artigianato;

4)            siano fissati standard elevati di servizio, ai quali gli operatori devono attenersi, con riferimento all’efficienza delle strutture e dei trasporti, alla professionalità degli operatori, alla qualità delle proposte e degli eventi;

in attesa della definizione del modello di Sistema turistico integrato, a rafforzare i circuiti nazionali di eccellenza di cui all’articolo 21 del decreto legislativo n.79 del 2011 e a prevedere agevolazioni similari a quelle già previste per i distretti industriali in favore i sistemi turistici locali di cui all’articolo 22 del medesimo decreto legislativo n.79, qualora gli operatori turistici e gli enti di settore ivi operanti si coordinino per avanzare offerte turistiche integrate;

al fine di avviare i virtuosi processi di destagionalizzazione descritti in premessa, ad introdurre e finanziare con effetto già dalla stagione turistica 2014 e in coordinamento con le esperienze regionali già in corso, un programma volto ad offrire pacchetti turistici agevolati in favore del turismo della terza età e del turismo sociale, sul modello degli analoghi programmi previsti dalla Spagna e dalla Francia;

ha prevedere, a tutela del lavoro italiano, quale obiettivo del Semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea , l’adozione di misure derogatorie in materia di concessioni balneari, in attuazione della delega contenuta all'articolo 11 della legge n. 217 del 15 dicembre 2011 (cosiddetta legge comunitaria 2010), così come è stato concesso alla Spagna che il 30 maggio 2013, ha approvato una legge sulla protezione e sull'uso sostenibile del proprio litorale e delle proprie coste.

 

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