Martedì, 23 Aprile 2019

 

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MilanoFinanza pubblica le considerazioni dell'On. Alessandro Pagano su #Eni e raffinazione.

 

 

PERCHE’ L’ENI SBAGLIA SULLA RAFFINAZIONE


 

Gli incontri della scorsa settimana a Milano nell’ambito del Vertice Asia-Europa hanno riportato nelle agende dei Grandi il tema dell’energia che è sempre di più centrale nel mondo di oggi. In particolare molti sembrano essere interessati alle due grandi pipelines ( South Stream che porta il gas russo in Europa bypassando Ucraina, e TAP che porta il gas Azero in Europa attraversando la Turchia ed il mare Adriatico facendo concorrenza ai Russi).

Se comunque per un Paese come l’Italia è molto importante diversificare le fonti di approvvigionamento energetico riducendo cosi il rischio geopolitico, diventa ancora una volta difficile immaginare un Paese solo come un mercato dove altri vengono a vendere i loro prodotti. Se dobbiamo ridurre il rischio geopolitico questo vale anche in quello che si chiama il Downstream petrolifero (raffinazione e chimica), e quindi in questo scenario davvero non si capiscono le scelte che Eni sta portando avanti con la chiusura di gran parte delle sue raffinerie e la concentrazione del suo business esclusivamente nel gas e oil.

Avere per il nostro Paese un azienda come Eni che è considerata una oil company integrata (oil, gas, refing, chemicals) è una grande ricchezza perché permette di bilanciare le congiunture sfavorevoli del mercato in un settore con quelle magari più favorevoli di un altro punto.

E’ proprio degli ultimi mesi la discesa continua del prezzo del greggio (e quindi la riduzione di redditività nell’upstream) e l’aumento di redditività  delle raffineria e della chimica. Non è quindi un caso che sono nate nel mondo le oil companies integrate vedi Exxon, Shell, BP, Total, Chevron, ecc. Se ciò è vero, proprio non si comprende questo accanimento di Eni verso la sua raffinazione ed una mancanza assoluta di visione industriale. E’ vero però che la domanda di carburanti è in fase calante (attenzione il consumo di gasolio dell’ultima rivelazione di Settembre è aumentato del 5 % rispetto allo scorso anno), e questo ha generato una sovraccapacità produttiva.

Allora sono intervenute in Europa chiusure di raffinerie. Ma attenzione! Diciamo raffinerie ma ogni sito industriale diverso dall’altro. Ci sono le raffinerie ad alta conversione e le raffinerie cosi dette al ciclo semplice ed a più bassa redditività. In Europa, ed in Italia, hanno chiuso solo le raffinerie a ciclo semplice dove da oltre trent’anni non si facevano investimenti mandando in obsolescenza il ciclo industriale.

Nessuno ha mai pensato di chiudere le raffinerie ad alta conversione come quella di Gela, ideata con grande genialità da Enrico Mattei concependola vicino alla produzione di greggio.

Cosa succederà sul mercato quando la crisi economica si dovesse superare, e speriamo presto, e i consumi di gasolio riprendono la loro crescita. Se non abbiamo le nostre raffinerie dovremo incrementare ulteriormente la dipendenza dai Russi e dal Medio Oriente comprando il gasolio dalle loro nuove raffinerie in costruzione.

Ma allora perché noi non siamo in grado di avere un efficiente sistema di raffinazione? Cosa ci manca che gli altri hanno? Forse un pò ci aiuta l’articolo comparso su La Stampa del 16 Ottobre (Alberto Aburrà) che ha proposito dell’incendio della raffineria di Milazzo, citavi gli altri preoccupanti e recenti incendi alle raffinerie di Gela, Sannazzaro e Priolo che probabilmente sono il segnale di una gestione aziendale mediocre che è quindi probabilmente una causa importante dei bassi margini della raffinaione italiana.

Insomma un Paese moderno come l’Italia non può rinunciare a raffinazione e chimica fonti di elevatissime competenze tecniche che poi possono essere utilizzate a livello globale. Solo chi nel futuro controllerà le tecnologie avrà titolo per sedersi ai tavoli che contano! La raffineria di Gela deve pertanto continuare a lavorare ben gestita, e sicuramente sarà fonte di reddito per gli azionisti, per l’intera cittadinanza di Gela e per il nostro Paese.  

Alessandro Pagano

@alepaganotwit

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