Domenica, 16 Giugno 2019

 

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Italiaoggi: niente segreti per #equitalia

 

 

Archivio rapporti senza limiti per Equitalia.


Non basta essere a conoscenza dell’esistenza di un rapporto finanziario. È, infatti, necessario conoscerne anche la consistenza effettiva per mettere in campo una nuova strategia di riscossione. Quest’ultima, poi, avrà come punto di partenza l’interscambio delle banche dati e potrà contribuire non solo a migliorare l’andamento della riscossione ma anche ad erodere quel 25% di cartelle esattoriali pazze che, ogni anno, ingolfano il sistema. A essere chiamati in causa, poi, anche i comuni a cui sarà affidato il compito di effettuare dei controlli a priori sui propri contribuenti prima di dare mandato a Equitalia. Questo il piano illustrato, ieri, dall’amministratore delegato di Equitalia Benedetto Mineo nel corso dell’audizione che si è svolta presso la commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, presieduta da Giacomo Portas (Pd), avente a oggetto le criticità del sistema nel contrasto all’evasione fiscale. 

Nel corso dell’incontro, Equitalia ha fatto presente la stretta relazione esistente tra la necessità di poter avere libero accesso alle banche dati, la completezza di queste e i risultati della lotta all’evasione. Sul primo fronte l’ente di riscossione ha evidenziato la necessità, in primis, di avere libero accesso all’archivio dei rapporti finanziari che, ad oggi, è limitato alla sola conoscenza dell’esistenza di conti correnti. «Tenuto conto dell’esigenza, da tutti ribadita, di contrastare il fenomeno evasivo, sarebbe opportuno rendere acquisibili informazioni precise circa la consistenza effettiva dei rapporti in essere. Il tutto al fine di evitare che l’agente della riscossione compia inutili azioni invasive». Ad oggi, infatti, Equitalia può conoscere solo l’entità dei conti dei debitori per importi superiori a 500 mila euro e di con un debito iscritto a ruolo sopra i 25 mila euro. 

Sotto la lente di Equitalia, però, finiscono soprattutto i comuni. Ad avviso dell’ente, infatti, sono in particolare le banche dati delle anagrafi a creare delle difficoltà. «Il processo di riscossione correla la propria efficacia all’attualità e alla tempestività dell’informazione. Ecco perché è necessario», ha evidenziato Mineo, «che le anagrafi siano sempre aggiornate. Solo in questo modo, infatti, è possibile disporre di dati puntuali per iscrivere un fermo amministrativo, un’ipoteca immobiliare o eseguire un pignoramento». 

Sempre ai comuni, poi, il compito di limitare il fenomeno delle cartelle pazze. «È necessario che i singoli enti locali si rendano protagonisti di una serie di controlli a priori sui loro contribuenti», ha evidenziato il presidente Portas, «solo attraverso delle verifiche che precedano il mandato a Equitalia sarà possibile erodere quel 25% di cartelle pazze (tributi già pagati, soggetti deceduti, residenze inesistenti) che ruba risorse economiche e organizzative all’ente di riscossione». 

A tale proposito, poi, un miglior interscambio delle banche dati consentirebbe ulteriormente di incrementare l’opera di revisione della spesa messa in campo da Equitalia. «La riorganizzazione, avviata nel 2007», ha evidenziato Mineo, «ha portato a una significativa riduzione dei costi di gestione e di governance: la riduzione di spesa e’ stata pari a 200 milioni dal 2010 al 2013 e nel primo semestre 2014 i costi sono diminuiti di 38 milioni su anno». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il vicepresidente della commissione di vigilanza, Alessandro Pagano (Ncd). «La riduzione della spesa, l’ aumento dei servizi ai contribuenti e dei volumi riscossi testimoniano la buona gestione di Equitalia. Bisogna ora puntare a nuove iniziative che consentano una maggiore interconnessione delle banche dati».

Italia Oggi - 23 OTT 2014, di Beatrice Migliorini 

@alepaganotwit

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