Anno 2026
Sfiduciato in Romania il governo fantoccio imposto da Bruxelles.
Sfiduciato in Romania il governo fantoccio imposto da Bruxelles.
Martedì 12 Maggio 2026 07:43

I popoli si ribellano alla dittatura dell’Unione (sovietica) Europea. (Titolo redazionale, fonte: Luciano Tovaglieri)
Il castello di carta costruito dall’Unione Europea in Romania sta crollando. Dopo mesi di forzature istituzionali, pressioni politiche e aperta ingerenza negli affari interni di Bucarest, il governo guidato da Ilie Bolojan è stato travolto da una storica mozione di sfiducia approvata dal Parlamento romeno con 281 voti favorevoli, ben oltre la soglia necessaria.
È una sconfitta politica clamorosa per Bruxelles e per quella tecnocrazia euroinomane che pretende di decidere quali governi siano “accettabili” e quali invece vadano eliminati, annullati o criminalizzati.
La crisi romena nasce infatti da una deriva autoritaria sempre più evidente all’interno dell’Unione Europea. Prima l’annullamento di elezioni regolari che avevano visto emergere un candidato non allineato al fanatismo anti-russo imposto dalla NATO e dalla Commissione Europea. Poi l’arresto e la persecuzione politica di un altro candidato favorevole a un riavvicinamento diplomatico con Mosca. Infine la costruzione artificiale di un governo pienamente subordinato agli interessi euro-atlantici, privo di reale consenso popolare.
In nome della “difesa della democrazia”, la UE ha finito per demolire la democrazia stessa.
La Romania è stata trasformata in un laboratorio politico dove il voto popolare vale soltanto se produce il risultato gradito ai burocrati di Bruxelles. Se il popolo sceglie candidati sovranisti, neutralisti o semplicemente non ostili alla Russia, allora partono accuse, indagini, campagne mediatiche, arresti e ribaltoni istituzionali.
Uno schema ormai visto ovunque in Europa: si parla continuamente di Stato di diritto mentre si calpesta la sovranità popolare ogni volta che questa diverge dagli interessi dell’élite globalista europea.
La caduta del governo Bolojan rappresenta quindi molto più di una normale crisi parlamentare. È il segnale che il popolo romeno e una parte crescente delle sue istituzioni non accettano più di essere governati come una colonia amministrata dalla Commissione Europea.
A votare la sfiducia sono stati soprattutto i parlamentari del Partito Social Democratico e le forze di opposizione, espressione di un malcontento ormai esploso contro un esecutivo percepito come estraneo agli interessi nazionali. Il governo resterà ora in carica soltanto per l’ordinaria amministrazione, mentre si apre una fase politica che potrebbe ridisegnare gli equilibri del Paese.
Per Bruxelles è un incubo: il fallimento del progetto di commissariamento politico della Romania rischia infatti di incoraggiare altri popoli europei stanchi delle imposizioni ideologiche dell’Unione.
Gli euroinomani possono manipolare i media, intimidire gli oppositori e piegare le istituzioni, ma non possono cancellare per sempre la volontà dei popoli. E oggi dalla Romania arriva un messaggio chiarissimo: la pazienza verso l’arroganza della UE sta finendo





