Anno 2026
Quindi le regole..., non valgono per tutti.
Quindi le regole..., non valgono per tutti.
Sabato 20 Giugno 2026 12:10

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Il Commissario Tecnico della nazionale di calcio dell’Iran ha dichiarato che la sua nazionale è “la più oppressa della storia del calcio”, giacché non sono stati fatti entrare nei confini americani né il Presidente della Federazione, né il Direttore, né alcun giornalista e gli spostamenti sono vietati in maniera categorica. Inoltre i calciatori sono trattati come ostaggi di una guerra.
La considerazione che mi viene da fare:- la Russia è stata direttamente esclusa ai mondiali e in generale è sparita dalle competizioni internazionali.
Addirittura gli atleti russi quando vincono qualche manifestazione in qualche sport (l’ultimo esempio è stata la vincitrice del Roland Garros, Mirra Andreeva, a cui è stato proibito di suonare l’inno russo), sono trattati come appestati.
Qualcuno dice: “sono le regole sportive internazionali”, ma non è così perché Israele per esempio ne combina una ogni giorno e pur partecipa, compete e viene accolta come se fossero dei santi in terra.
Quindi le regole, di queste federazioni controllate dalla tecno finanza internazionale, non valgono per tutti.
Io sono dell’avviso che qualsiasi manifestazione sportiva e culturale debba vedere la partecipazione di tutti, in modo da creare l’aggregazione, il confronto, il dialogo e la pacificazione.
Addirittura nel 1936 alle olimpiadi di Berlino, la Germania nazista ospitò tutti senza distinzione di nessun tipo.
Qui invece i russi e i paesi ad essi collegati vengono trattati malissimo e la qual cosa non va bene in assoluto, ma se poi si osserva al trattamento in guanti bianchi, riservato a Israele, la cosa stride e non piace a nessuno.
Ma proprio nessuno! Perché l’indice di gradimento nei confronti di Netanyahu e la sua nazione è bassissimo, visto che combinano genocidi ogni giorno in una logica espansionistica e guerrafondaia, forti anche del potere che esercitano nei confronti del Presidente Usa Trump che comandano a bacchetta.
E non è un problema di destra o di sinistra, ma di giustizia





