Lunedì, 16 Maggio 2022


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Identità e identificazione - il pluralismo religioso nell'entroterra palermitano

Per il politico e l'assessore è forte la tentazione di limitarsi, presentando una ricerca che la Regione Siciliana ha sostenuto, a esprimere la soddisfazione di prammatica per avere favorito un lavoro ben fatto e ad aggiungere qualche parola di mera circostanza. Vorrei fare, per una volta, qualche cosa di diverso.

 Preso atto che a livello sia di credenze sia di appartenenze - nell'entroterra palermitano così come delimitato dal territorio dell'arcidiocesi di Monreale esiste un ampio (anche se non illimitato) pluralismo religioso, vorrei chiedermi in che modo questo pluralismo interroga l'uomo di cultura, il politico e il credente cattolico che io sono.

Trattando di religione, si fa oggi un po' dovunque un gran parlare di diritti delle minoranze, e questi diritti vanno certamente difesi non solo laddove sono in pericolo drammatico è il caso delle minoranze cristiane in certi Paesi musulmani ma anche dove, come capita talora in Europa e anche in Italia, il rischio è quello di una possibile discriminazione culturale e amministrativa e del disprezzo xenofobo. La tolleranza zero nei confronti dell'intolleranza è una linea guida della politica culturale della Regione Siciliana, e ha dato negli anni buoni frutti.

Ma in Europa la difesa dei diritti delle minoranze è spesso promossa con un metodo assolutamente sbagliato. Si ritiene, cioè, che il modo migliore per difendere le minoranze consista nel fare finta che le maggioranze non esistano e anzi nel dare addosso alle maggioranze pubblicamente e con gesti di grande valore simbolico. Nascono di qui le polemiche attorno alla linea del primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero in Spagna, dove la maggioranza dei cittadini si dice cattolica (anche se solo un quarto è praticante), ma il governo è accusato di provocare continuamente i cattolici con misure anticlericali o che offendono punti essenziali della loro fede.

Zapatero sostiene che questo attacco alla Chiesa cattolica garantisce una Spagna multiculturale dove le minoranze religiose potranno sentirsi veramente tutelate. Mi chiedo se non sia invece tutto il contrario: se lo zapaterismo non rischi, cioè, di alimentare la xenofobia, e pour cause. Quando non si rispettano, anzi si disprezzano pubblicamente, i diritti delle maggioranze, queste si innervosiscono e si crea un clima dove anche l'effettiva tutela delle minoranze che non può essere solo giuridica, ma ha bisogno del consenso diventa difficile.

Il modello Zapatero ultimamente non può funzionare. Nei Paesi e nelle regioni dove una religione ha forgiato l'identità e la storia della nazione il cattolicesimo in Sicilia, certo, ma anche l'ortodossia in Russia, o l'islam in Marocco forse non può funzionare neanche il pur benemerito modello statunitense, che considera tutte le religioni tra loro assolutamente uguali. Questo va bene negli USA e fa parte dell’"esperimento americano" fin dalle origini, ma solo una finzione giuridica permetterebbe di dire che la Chiesa cattolica in Sicilia è una religione storicamente e culturalmente "dello stesso peso" rispetto alle numerose altre descritte in questo libro. E lo stesso vale per l'islam in Marocco o per l'ortodossia in Russia.

Ci sono Paesi dove la religione ha fatto la nazione e non riconoscerlo è più che un errore: è una sciocchezza. Dunque, mi permetto di suggerire, né modello Zapatero né modello USA, ma quel "modello italiano" che, se garantisce ampia libertà alle minoranze, pure, con la costituzionalizzazione del Concordato, riconosce che la maggioranza ha i propri diritti e che c'è una religione così legata a filo triplo alla storia nazionale da essere nei fatti più uguale delle altre.

La mia è forse una provocazione: ma, se è giustificata, non vale solo per la religione. Vale dovunque vi sia una dialettica fra maggioranze e minoranze, e dove la retorica che prende in considerazione solo e sempre i diritti delle minoranze disturba le maggioranze, con conseguenze ultimamente negative per le stesse minoranze. Vale per l'immigrazione: se si parla solo dei diritti degl'immigrati e non anche di quelli degli europei che tali immigrati ospitano, si determinano le reazioni che vediamo un po' in tutta Europa.

Vale per gli omosessuali: l'insistenza quasi maniacale sui loro diritti fa dimenticare che anche la famiglia e chi non è omosessuale hanno dei diritti, il cui mancato rispetto spinge pure la persona più tollerante a diventare, come oggi si dice, "omofoba". Vale per quei lavoratori francesi che, avendo sentito sempre e solo parlare dei diritti (che non sono immaginari, e certo meritano una loro tutela) del troppo famoso "idraulico polacco" immigrato, e mai del loro, hanno reagito nel modo che si sa sull'Europa.

Vale per le persone per bene italiane turbate da giudici che mandano assolti terroristi notori in nome del diritto al garantismo di una minoranza extra comunitaria e politicamente estremista che rischierebbe di essere discriminata, mentre del diritto della maggioranza di stare tranquilla e non rischiare le bombe degli ultra-fondamentalisti islamici si tiene talora assai meno conto. Vale per le piccole e medie industrie che sentono molto parlare del diritto, internazionalmente garantito, di chi importa prodotti cinesi a vendere la sua mercanzia, e molto meno del loro diritto a continuare a esistere e a garantire posti di lavoro.

Nel misconoscimento dei diritti della maggioranza c'è tutta la crisi culturale dell'Europa, ci sono il voto francese e olandese, c'è la disaffezione italiana alla politica e ai politici, siano di destra e di sinistra - perché non si tratta qui di piccole questioni di partito o di schieramento, ma di una malattia dell'identità e della cultura.

La demagogia consiste nel dirottare le legittime aspirazioni della maggioranza (silenziosa) a vedere tutelati i propri diritti verso una rimessa in discussione degli altrettanto legittimi diritti delle minoranze e delle leggi che le garantiscono, non solo giuste, ma anche e comunque non modificabili perché blindate da vincoli internazionali. La risposta a una domanda che oggi si manifesta in molti modi in Europa consisterebbe invece senza abbassare la guardia nei confronti di possibili discriminazioni delle minoranze nel difendere vigorosamente anche i diritti delle maggioranze, sia con gesti simbolici, come i richiami espliciti alle radici cristiane in Italia e in Europa, sia con misure concrete a favore delle famiglie, dell'ordine pubblico, dei posti di lavoro.

La Sicilia offre da secoli un modello di pacifica coesistenza fra maggioranze e minoranze religiose. Questa inchiesta conferma che nella ricchezza di presenze e di appartenenze non esistono per fortuna da noi problemi gravi di inimicizia e di dissidio. Perché le cose continuino ad andare in questo modo, severa tutela contro ogni forma anche minima ed embrionale di intolleranza verso le minoranze, che va subito stroncata, e riconoscimento franco e leale dei diritti delle maggioranze dovranno procedere anche in futuro per vie parallele.

Alessandro Pagano

Assessore regionale ai Beni Culturali, Ambientali

e alla Pubblica Istruzione

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