Domenica, 17 Febbraio 2019

 

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Sono stato alla Maratona di New York




Dedicato a Maurizio Lupi, Enrico Costa, Marcello Di Caterina, Augusto Di Stanislao, Sandro Gozi, Ivan Rota, Filippo Saltamartini, Mario Ballabio, Salvatore Cappello, Alessio Faustini, Daniele Guerzoni, Piera Pani, Roberto Maria Pagano.

Ho partecipato con gioia alla Maratona più famosa del mondo.
Sono stato felice, non perché abbia fatto una performance eccezionale (il ginocchio destro a metà corsa ha ceduto) ma perché l’ho terminata nonostante i dolori che mi hanno afflitto.


L’ho terminata intanto perché un popolo, il fantastico e da noi tutti amato e stimato popolo di New York, nel pieno spirito americano, mi ha spinto, incoraggiato e gridato “GO” per tutto il percorso. A me, come a tutti i 50.000  partecipanti a questa corsa che è stata una vera e propria rappresentazione della vita.
Si, perché ognuno di noi nella vita, vive la propria maratona, fatta di salite e discese, curve e rettilinei, scoraggiamenti e incoraggiamenti, delusioni e speranze, dolori e gioie, fin quando ognuno non giunge al proprio traguardo, piccolo o grande che sia.
Anche nella nostra vita, infatti, ciascuno affronta i propri ostacoli e si ritrova a faticare tanto. Una fatica che talvolta, per non dire spesso, diventa insopportabile e che si potrebbe e vorrebbe scaricare, se non fosse che qualcuno dal “ciglio della strada” non ti incitasse a non mollare, chiedendoti di andare avanti nonostante tutto.
… Una fatica che è personale e che non può essere delegata. Quante volte i genitori si caricano le fatiche per amore dei figli; ma da un certo momento in poi ad ognuno tocca affrontare il  proprio carico.
Nel tempo del consumismo il sacrificio è visto come qualcosa di inconcepibile, quasi qualcosa che va contro natura; ma non sempre è così!
Il sacrificio spesso è un Valore, cioè un qualcosa per cui vale la pena affrontarlo, viverlo, nonché trasmetterlo ad altri.
Come dice Luigi Giussani, “esso diventa un Valore  quando è fatto per un altro”.
Il quale “altro” assume significato solo nel “tempo”, nel senso che più passa il tempo più capisci quanto sia stato bello quello che è stato fatto.
A New York questa percezione l’ho avuta ben chiara. Migliaia, forse decine di migliaia di persone, non correvano perchè dovevano fare il record della propria corsa, ma perché stavano ricordando qualcuno. Correvano per qualcuno che gli aveva dato tanto o che era stato un esempio per loro. Ed io, che sono stato sorpassato da tanti, da tantissimi, leggevo nella loro maglietta posteriore: “corro per mio padre”, “corro per il mio amico John”, “corro per sostenere i malati di Alzheimer”, e così via.
E coloro che non avevano scritto nulla, glielo leggevi nel volto carico di sofferenza  che avevano una motivazione forte dentro il proprio cuore.
Il commento che ci siamo fatti assieme ai miei amici parlamentari (appartenenti a tutti gli schieramenti politici) nel dopocorsa, è stato: “oggi con sorpresa ci siamo accorti che abbiamo partecipato ad una sorta di pellegrinaggio laico; perché i pellegrinaggi si fanno assieme a tanti altri”.
“Il sacrificio diventa un Valore morale, cioè un Valore della vita dell’uomo quando esso diventa co-responsabilità”, dice sempre Don Giussani, cioè quando si fanno “offerte” per compiere il proprio dovere. E così, anche il sacrificio di alzarsi la mattina presto, o di avere pazienza verso un parente fastidioso, o di tollerare un avversario sleale, diventa Bene, diventa Positività.
Ecco perché educare alla responsabilità è fattore di crescita sociale e certifica le civiltà. Perché così, ognuno, nel posto dove ha la ventura di operare e lavorare deve lasciare il segno, deve fare la sua parte. Anche se ciò costa sacrificio, talvolta dolore.
Per questo bisogna educare le generazioni che verranno dopo, a capire che la vita non è un luna park e che il 70- 80% di essa è una dura lotta, anzi per restare in tema, una lunga e faticosa corsa.
Ai componenti del Montecitorio Running Club al ritorno in aereo tra la stanchezza ed i dolori muscolari, è rimasto questo bagaglio, oltre che un’amicizia imperitura che solo i grandi valori sanno cementare.

 

Alessandro Pagano

 

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