Domenica, 14 Luglio 2024


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150° Unità d'Italia: nel giorno della ricorrenza non dimenticare le questioni irrisolte.

 

 

Il 17 Marzo si è celebrato il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e oltre la retorica riflettiamo come nacquero l'Italia e gli italiani.


 

Come dice lo storico Marco Invernizzi "nel 1861  non nasce l’Italia, che esisteva almeno da un millennio, ma lo Stato nazionale, cioè un nuovo vestito per un corpo antico".

 Oggi abbiamo alle spalle 150 anni di storia unitaria, raggiunta attraverso strappi e violenze. Non abbiamo più bisogno di nuovi strappi e di nuove violenze. Servirebbero soltanto ad esasperare le ferite, semmai urge una riconciliazione nazionale che narri i fatti alla luce della verità.

 "L’Unità è un bene e va mantenuta - continua Invernizzi - Semmai il Risorgimento è un’altra cosa. Esso è il modo in cui questa unificazione è avvenuta, cioè riguarda le finalità ideologiche e le modalità politiche e militari con cui l’Italia è diventata uno Stato nazionale. Se l’unità è una realtà che sarebbe “ideologico” e imprudente disprezzare, sul Risorgimento bisogna dare un giudizio. Esso ha provocato alcune ferite profonde nel corpo sociale e queste ferite vanno conosciute, giudicate, per poter essere medicate e accettate. Il Risorgimento – afferma Invernizzi - ha provocato almeno tre ferite che hanno determinato a loro volta tre questioni, ancora aperte: la “questione cattolica”, la “questione federalista”, la “questione meridionale”. La prima è avvenuta in seguito al fatto che dopo il 1848 chi ha voluto unificare l’Italia lo ha fatto consapevolmente contro le sue radici cristiane.

La seconda ferita riguarda la forma dello Stato, essendo stato scelto un modello centralista invece di un abito federalista, così palesemente più adatto alle caratteristiche dell’Italia preunitaria.

La terza questione nasce dal fatto che fra il 1860 e il 1870 c’è stata nel Meridione una guerra civile che ha provocato circa 100 mila morti, in seguito all’occupazione dell’esercito sabaudo.

 Un altro storico, Francesco Pappalardo, a proposito della questione meridionale, ha avuto modo di scrivere: "Negli anni successivi al 1860 la resistenza antiunitaria delle popolazioni meridionali si presentò con forme molto articolate, di cui offrono testimonianza, l'opposizione condotta a livello parlamentare, le proteste della magistratura, la resistenza passiva dei dipendenti pubblici,  il rifiuto di ricoprire cariche amministrative, il malcontento della popolazione cittadina, l'astensionismo elettorale, il rifiuto della coscrizione obbligatoria, la diffusione della stampa clandestina e la polemica condotta dai migliori pubblicisti del regno. La resistenza armata, però è il fenomeno più evidente, che coinvolse non soltanto il mondo contadino ma tutta la società del tempo nelle sue strutture e nei gruppi che la compongono.

A Napoli il nuovo Ministro della polizia, affida alla camorra il compito di organizzare la guardia nazionale cittadina consegnando di fatto la città ai delinquenti. L'adesione di costoro alla causa nazionale per motivi di convenienza segnò, pur in una successione di repressione e di tolleranza, l'avvio di un utilizzo clientelare della camorra da parte dei governanti locali e nazionali.

Lo stesso accadde in Sicilia. 

Nelle settimane successive si susseguirono scontri e rivolte, in una guerra spietata che insanguinerà per anni il Mezzogiorno. Nonostante la dura repressione la guerriglia continuò e le rivolte si fecero sempre più frequenti e violente. Nella primavera del 1861, scoppierà l'insurrezione generale e migliaia di uomini si scateneranno contro gli invasori, in una lunga, furiosa e disperata lotta, bollata riduttivamente come brigantaggio".

Queste tre ferite ad oggi continuano a sanguinare, sia pur in modi diversi perchè affrontate con preclusioni ideologiche e senza uno spirito di riconciliazione.

Alla luce delle mutate condizioni storiche (Caduta del Muro di Berlino, Risveglio dell'amor di Patria, eroismo dei nostri militari nelle Missioni di Pace all'estero) "le 3 questioni" possono essere affrontate serenamente al fine di cementare la nostra Unità Nazionale. 

 

P.S.: Si segnala la presente bibliografia per i giusti elementi di riflessione:

 

1) L'Unità d'Italia e il Risorgimento di Francesco Pappalardo. D'Ettoris Editori 

2) Il mito di Garibaldi di Francesco Pappalardo. Sugarco. 

3) L'Unità d'Italia. Centocinquantanni 1861-2011di Giacomo Biffi. Cantagalli 

4) 1861-2011. A centocinquantanni dall'Unità d'Italia. Quale identità?

    di Francesco Pappalardo e Oscar Sanguinetti. Cantagalli 

5) I Cattolici contro l'Unità d'Italia? di Marco Invernizzi. Edizioni Piemme.

 

 

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