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Ricostruttori indomiti di città distrutte. Intervento dell'On. Alessandro Pagano al 45° Seminario sulle Emergenze Planetarie. Erice 21 Agosto 2012

 

 

Professore Zichichi, scienziati, Signore e Signori


Il 26 Settembre 2009 il Santo Padre Benedetto XVI in occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino ebbe modo, in occasione del suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca che fino al 1989 era uno dei Paesi più importanti del blocco Sovietico, di esprimere alcune considerazioni  su quel periodo e sui successivi processi che si innescarono nel mondo a seguito della caduta del comunismo e della nascita della globalizzazione. Cardine di tutto quel discorso fu la "Libertà ".

Qualcuno oggi potrebbe chiedersi perché un uomo delle istituzioni italiane venga a parlare di Libertà in un seminario scientifico internazionale che si occupa esclusivamente di emergenze planetarie.

La risposta è semplice perché la Libertà è intrinsecamente legata alla "Verità" e al "Bene".

La concezione aristotelica-tomista definisce la Verità:  "adaequatio rei et intellectus", cioè "la corrispondenza della cosa e dell'intelletto".

Benedetto XVI sempre a Praga il 26 Settembre definisce il Bene : "ciò a cui tutte le cose tendono; esso quando è finalizzato ad  una comunità  o ad una nazione raggiunge un valore divino".

Quindi "Libertà, Verità e Bene " dovrebbero essere perseguite da ciascun uomo di buona volontà.

Addirittura per qualche uomo, la Libertà le Verità ed il Bene dovrebbero essere qualcosa in più di un obiettivo personale. Mi riferisco a tutti coloro che hanno l'onore e l'onere di avere alte responsabilità in campo scientifico, politico, culturale, sociale, economico, ecc.

 Costoro quindi devono sensibilizzare anche gli altri uomini, perchè se questi grandi Valori non vanno di pari passo sono destinati a "perire  miseramente ".

Nessuno si illuda di mettere a posto la propria coscienza limitandosi a lottare solo per il Bene o solo per la Libertà, perchè in assenza di Verità non si avrebbero nè l'uno,  nè l'altra.

Libertà, Bene e Verità sono infatti, un trinomio inscindibile; essi contribuiscono, ognuno per la propria parte, alla realizzazione della civiltà.

Sottolineo questo aspetto perchè la nostra epoca, che molti storici definiscono post-ideologica, risente della pesante eredità dei due precedenti secoli: il XX°, che fu il secolo delle ideologie totalitarie e sanguinarie (comunismo e nazional-socialismo), e il XIX° secolo che fu il secolo del positivismo scientista che ha preteso indebitamente di estendere i metodi scientifici validi nell'ambito delle scienze particolari ai più diversi aspetti della realtà, con pretese di imporre questo nuovo metodo a fondamento di tutta la conoscenza in qualunque dominio, anche in quello etico e politico. Questo nuovo "dogmatismo" ha creato un danno alla vera scienza e alla società nel suo insieme.

La Verità durante questi due lunghi secoli, dunque, è stata deformata e asservita alle ideologie e la storia ha dimostrato come l'umanità ha sofferto molto.

A coloro che hanno grandi responsabilità (quindi anche a Voi) Benedetto XVI richiede: "il coraggio di presentare con chiarezza la Verità perchè getta luce sul cammino del progresso umano, ne indica i fondamenti etici e morali, garantisce che le direttive politiche si ispirino al tesoro della saggezza umana".

Solo la Verità vince, ma non perchè utilizza la forza, ma perchè convince, persuade e testimonia. Se ci pensiamo bene questo è quello che si fa ad Erice da 45 anni.

Il bagaglio di conoscenze e il livello di scoperte scientifiche di cui gode oggi l'umanità è a dir poco fantastico ma pur non di meno, come dice il Professor Zichichi, "il mondo scientifico, spesso è afflitto da ideologie, nega tutto e ragiona esattamente come ragionavano i pre-aristotelici". 

Negando la Verità il mondo si è mosso come se guidato da un cieco. Questa è la chiave di lettura dell'aumento delle emergenze (o crisi che dir si voglia) planetarie che infatti sono in costante crescita.

Il seminario di Erice è arrivato a dibattere su ben 71 emergenze! Alcune anche abbastanza recenti. Si pensi alle emergenze demografiche che stanno mettendo KO il vecchio continente o alle emergenze o crisi finanziarie che stanno facendo fallire interi Stati Sovrani.

Forse è il caso di interrogarsi e cominciare a chiedersi se in effetti emergenze e crisi non siano altro che un unicum. Una crisi esistenziale e antropologica.

E’ per questo che da tempo seguo con molta attenzione le attività del Centro di cultura Scientifica “Ettore Majorana” di Erice che si è fatto portavoce di un nuovo spirito nella collaborazione scientifica internazionale che è ben sintetizzato dal motto: “una scienza senza segreti e senza frontiere”.

La Scienza come fonte di una certezza, proiettata sull’esistenza di una Logica Rigorosa e immutabile del libro della Natura, che è sempre aperto dinanzi ai nostri occhi e che è nostro privilegio riuscire a saper leggere.

Quando Galilei scoprì, studiando le oscillazioni del pendolo, e come rotola una sfera in un piano inclinato, che la Forza di gravità e direttamente proporzionale alla accelerazione e non alla velocità, ci spiega esattamente cosa ha fatto, e tutti dai più piccoli ai più grandi senza limiti di confini culturali e geografici possiamo riprodurli in qualsiasi istante, con gli stessi risultati.

Ma il bello della scienza è che una scoperta è sempre migliorabile, senza che si stravolga ciò che è stato prima scoperto.

Purtroppo oggi la società è disattenta nel valutare con Rigore i reali problemi che affliggono elementi essenziali della nostra vita e dell’intero pianeta: l’energia, l’acqua, l’inquinamento ambientale, il clima, il terrorismo, la crisi economica; quelle Emergenze che Voi qui studiate con tanto scrupolo e competenza.

Per questo credo che sia necessario più che mai la costituzione di un Centro di Ricerche che sia in grado di riunire alle tre componenti più importanti per lo sviluppo della società: Scienza, Tecnologia, Cultura le tre imprescindibili componenti morali Libertà, Bene e Verità, tutto ciò per far si che le tecnologie innovative siano “pro” e mai “contro” la vita.

Conclusioni:

Le molteplici crisi che scuotono il mondo contemporaneo (da quella dello Stato a quella della famiglia, dall'economia alla cultura, alle scienze e così via) costituiscono, riprendendo l'analisi del grande pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, soltanto molteplici aspetti di un'unica crisi fondamentale che ha come specifico campo d'azione l'uomo e che albergano nella sua anima.

Queste emergenze rimandano ed hanno la loro radice nei problemi interiori più profondi da dove si estendono a tutti gli aspetti della personalità dell'uomo moderno e a tutte le sue attività. Si tratta di una crisi di portata epocale, e ha radici profonde nel tempo, nella storia e nel pensiero moderno, che dovrebbe avere come faro illuminante il Rigore scientifico.

E' una crisi universale perchè non vi è popolo che in misura maggiore o minore non ne sia colpito.

E'totale perché colpisce tutte le potenze dell'anima e tutti i domini dell'azione umana. 

E' ormai dominante e rende caotico e inestricabile il groviglio di tante forze che appaiono impazzite.

E' un processo che più o meno velocemente erode e distrugge tutte le potenzialità positive.

E’ con questa certezza che sosterrò con forza i vostri progetti con nella convinzione che la strada da seguire sia, come dissi l’anno scorso, quella di far entrare la scienza nella vita di tutti i giorni.

Nel ringraziare tutti i partecipanti per l’impegno minuzioso e giornaliero che pongono, in ogni parte del mondo, vorrei concludere rimarcando che pur nella unicità delle sue caratteristiche e della sua portata questa crisi e quindi le emergenze che ne derivano non devono però farci disperare, perché se è vero come ha ricordato Jaques Darrida che "in principio erano rovine",  è altrettanto vero, che tutti gli uomini, soprattutto se hanno alte responsabilità, sono  chiamati ad essere "ricostruttori indomiti di città distrutte" .

Le rovine sono ingenti ma gli uomini ci sono ed anche di buona volontà.

 

Indomitable Rebuilders of Destroyed Cities. Address by Hon. Alessandro Pagano at the 45th Seminar on Planetary Emergencies. Erice 21 August 2012

On 26 September 2009, on the occasion of the 20th anniversary of the fall of the Berlin Wall, the Holy Father Benedict XVI,

uring his apostolic visit to the Czech Republic, which until 1989 was one of the most important countries of the Soviet bloc, was able to express some considerations on that period and on the subsequent processes that were triggered in the world following the collapse of communism and the rise of globalization. Pivotal to all his talk was "Freedom".

Today some of you may wonder why a man from the Italian institutions is going to talk about Freedom in an international scientific conference that focuses exclusively on planetary emergencies.

The answer is simple because Freedom is intrinsically linked to "Truth" and "Good".

The Aristotelian-Thomistic conception defines the Truth as: "adaequatio rei et intellectus", i.e. "the adequation of things and intellect."

On 26 September in Prague Benedict XVI defined Good as "that at which all things aim ... it is finer and more godlike to attain it for a nation or for city-states".

So "Freedom, Truth and Good" should be pursued by every man and woman of good will.

Some even think that Freedom, Truth and Good should be something more than a personal goal. I refer to all those who have the honour and the burden of having high responsibilities in the scientific, political, cultural, social, and economic fields etc.

They also have to raise the awareness of the other men and women, because if these major Values do not go together they are destined to "perish in misery".

People should not deceive themselves into thinking that they can settle their consciences by simply fighting only for Good or only for Freedom, because in the absence of Truth we have neither one nor the other.

Freedom, Good and Truth are, in fact, an inseparable trio; each in their own way, they contribute to the creation of civilization.

I stress this point because our era, which many historians call post-ideological, suffers from the difficult legacy of the previous two centuries: the twentieth, which was the century of totalitarian and sanguinary ideologies (communism and national socialism), and the nineteenth, which was the century of scientific positivism with its undue demands to extend the scientific methods of the particular sciences to many different aspects of reality, with pretensions to impose this new approach as the foundation of all knowledge in any domain, including ethics and politics. This new "dogmatism" damaged real science and society as a whole. 

During those two centuries truth was thus warped and enslaved by ideologies, and history has shown how much humanity has suffered.

To those who have great responsibilities (and therefore to you) Benedict XVI asks the "Courage to articulate the truth" because it "serves all members of society by shedding light on the path of human progress, indicating its ethical and moral foundations, and ensuring that public policy draws upon the treasury of human wisdom".

Truth alone wins, not because it uses force, but because it convinces, persuades and witnesses. If we think about it this is what has been going on in Erice for 45 years.

The knowledge and level of scientific discoveries enjoyed by humanity today is nothing short of fantastic but still, as Professor Zichichi says, "the scientific world, often plagued by ideologies, denies everything and thinks exactly as the pre-Aristotelians did".

By denying the Truth the world has moved as if guided by a blind man. This is the reason for the increase in planetary emergencies (or crises, if you prefer) which are in fact growing constantly.

The Erice seminar has come to debate on as many as 71 emergencies! Some of them are even quite recent. Think of the demographic emergencies that are hitting the old continent hard or of the emergencies or financial crises that are causing entire sovereign states to default.

Perhaps it is time to ask ourselves whether emergencies and crises are in fact nothing but a single entity: an existential and anthropological crisis. 

This is why I have been following very closely for years the activities of the "Ettore Majorana" Centre for Scientific Culture in Erice, which has become the spokesperson for a new spirit of international scientific collaboration which is well summarised by the motto "a science without secrets and without frontiers". 

Science as a source of certainty, projected on the existence of the Rigorous and Unchanging Logic of the book of Nature, which is always open in front of our eyes and which it is our privilege to be able to read. 

When Galilei discovered that the Force of gravity is directly proportionate to acceleration and not velocity, by studying the oscillations of the pendulum and how a sphere rolls on an inclined plane, he explained to us exactly what he did and all of us from the youngest to the oldest of us, with no cultural or geographical boundaries, can reproduce these steps anytime and achieve the same results. 

But the beauty of science is that a discovery can always be improved upon, without disrupting previous discoveries.

Unfortunately, society today is careless in rigorously assessing the real problems that plague the core elements of our life and planet: energy, water, environmental pollution, climate, terrorism, economic crisis; those Emergencies that you study here so carefully and competently.

This is why I think that it is more necessary than ever to set up a Research Centre capable of bringing together the three most important components for the development of society: Science, Technology, Culture, and the three essential moral components: Freedom, Good and Truth, to ensure that innovative technologies are "pro" and never "against" life. 

Conclusions

The multiple crises that afflict the modern world (from the State to the family, from economics to culture, science, and so on), continuing, are only different aspects of a single fundamental crisis which has man as its specific field of action and dwells in his soul.

These crises call to mind and have their roots in the deepest spiritual issues where they extend to all aspects of the personality of modern man and to all of his activities. It is a crisis of epic proportions, and has deep roots in time, history and modern thought.

It is universal because there are no people who have not been struck by it more or less seriously.

It is total because it affects all the powers of the soul and all domains of human action.

It is now dominant and renders chaotic and inextricable the tangle of the many forces that seem to have gone crazy.

It is a process that sooner or later erodes and destroys all positive potential.

It's because I'm certain of this that I will strongly support your projects. Indeed I am convinced, as I said last year, that the right way to go is to ensure science becomes part of everyday life.

Nevertheless, despite the uniqueness of its features and of its scope this crisis should not drive us to despair, because if it is true, as pointed out by Jacques Darrida, that "at the origin comes ruin" it is equally true, as taught us, that all men, especially if they have high responsibilities, are called to be "indomitable rebuilders of destroyed towns".

The destruction is massive, but there are men, and they are also of good will.  

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