Mercoledì, 08 Luglio 2020


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Lettera inviata dai legali della Panther, società di trivellazione e gas metano, a tutti i deputati dell’ARS del Governo della Regione Siciliana, in materia di sviluppo sostenibile.

Quali legali della Panther Resources Corporation, con sede ad Houston, Texas (USA), desideriamo fornire ai destinatari in indirizzo alcune precisazioni dirette a ristabilire la verità, offesa da dichiarazioni avventate, e persino da notizie false, diffuse da soggetti diversi, e sorprendentemente riprese da alcuni mezzi di comunicazione, che hanno ritenuto di poterle riferire senza adeguate verifiche ed in particolare senza previamente effettuare i necessari riscontri con gli interessati, che sarebbe stato invece doveroso ed utile, al fine di una corretta informazione, mettere in condizione, a seconda delle circostanze, di smentire, o quanto meno di chiarire.

A. - Sui permessi minerali concessi dalla Regione Siciliana

Con Decreto dell'Assessore all'Industria della Regione Siciliana n. 016 del 22 marzo 2004 (con allegato Disciplinare registrato il 29 giugno 2004 al n° 5422 serie 31/A) alla Panther è stato accordato un permesso di ricerca mineraria su un'area che interessa diversi comuni della provincia di Ragusa e, marginalmente, anche delle province di Siracusa e di Catania.

La concessione è stata preceduta da una complessa ed impegnativa istruttoria (nel corso della quale la Panther è stata assistita dagli aw.ti proff.ri Piazza e Ferrino) che, iniziata nel novembre del 2001, si è protratta per oltre due anni e mezzo. Il procedimento, che ha comportato costi ingenti, è stato svolto attraverso verifiche di ogni tipo e natura condotte da uffici e consulenti molto preparati ed attenti ad assicurare il più assoluto rispetto delle norme nazionali e regionali che disciplinano la materia mineraria e la tutela dei beni culturali ed ambientali.

Il permesso concerne un bacino di risorse energetiche particolarmente ricco ed al quale sono interessate da decenni alcune delle più importanti compagnie petrolifere quali l’ENI, la SARCIS1, l'ANSCHUTZ e la EDISON sia a livello di ricerca che di estrazione, non soltanto di gas ma anche di petrolio.

L'ENI, in particolare, da decenni estrae petrolio (circa 6.000 barili al giorno) dal "campo di Ragusa" a poca distanza dal centro della città di Ragusa; mentre la SARCIS estrae gas da alcuni anni a circa 7 Km. da Noto in località S. Paolo, confinante con il fiume Tellaro dove ha anche installato dei grandi compressori, diretti ad aumentare la pressione del gas. La ANSCHUTZ, dopo una lunga ricerca che ha comportato la realizzazione di diversi pozzi, ha rinvenuto e, riteniamo, si accinge ad estrarre olio dal "giacimento Tresauro", che interessa i comuni di Ragusa, Comiso e Vittoria, attraverso un pozzo che si trova a circa 4 km da Ragusa. La EDISON estrae gas da oltre venti anni dal campo "Comiso 2"; a circa 5 Km da Ragusa. Ancora la SARCIS svolge attività di ricerca da tempo nel campo "Cinquevie" nelle vicinanze della città di Modica, dove ha scavato negli anni una dozzina di pozzi esplorativi.

La Panther, da parte sua, ha dichiarato in diverse occasioni alla stampa, ad associazioni ambientaliste e ad autorità, anche in incontri formali convocati dal Presidente della Regione e dall'Assessore all'Industria, che, a differenza delle altre Compagnie, il suo principale obiettivo imprenditoriale era (ed è) quello di effettuare ricerche di gas soprattutto attraverso l'esplorazione, con sofisticate tecnologie di avanguardia assolutamente "pulite", di pozzi già in precedenza esplorati da altre Compagnie, da queste abbandonati e che oggi, grazie a nuove tecnologie nient'affatto inquinanti di cui la Panther dispone, saranno assai probabilmente in grado di assicurare una rilevante produzione di gas.

Si tratta - come ciascun vede - di un'area nella quale parrebbe trovarsi buona parte dei giacimenti di gas siciliani, le cui riserve recuperabili supererebbero allo stato, secondo stime attendibili, i 51 miliardi di metri cubi il che è pari alla fornitura d'un quadriennio di gas libico e di gas algerino all’intero territorio nazionale italiano (8+12 miliardi x anno) e valgano queste cifre per fare capire innanzi a quale evento economico di portata internazionale ci si trova e quanti e quali possano essere gli interessi in gioco, le seduzioni imprenditoriali più corrette e quelle del malaffare, gli atti di concorrenza più subdoli; per vicende simili, seppure di ben maggiore portata, sono scoppiate guerre e crisi internazionali quale quella di questi giorni fra Russia ed Ucraina, il che suggerisce la necessità di operare con documentata prudenza e senza farsi trascinare dall'inganno di sacre guerre nel nome di sacrosanti valori ambientalisti che per, come si chiarirà appresso, nulla hanno a che fare nella specie con le vicende in esame.

Va, comunque, chiarito, ad evitare gli equivoci capziosamente ingenerati da alcune, ripetute, tendenziose e false affermazioni che le attività di ricerca mineraria e la stessa attività di estrazione (specie se riferita al gas) non hanno nulla a che fare con le attività di raffìnazione del petrolio che hanno così pesantemente inciso sull'ambiente di intere zone della Sicilia, quali Siracusa, Priolo e Gela, perché è noto che la perforazione d'un pozzo non inquina alcunché e che nel caso di rinvenimento di gas quel che resta altro non è che una capannina di reticolato metallico a protezione di due tubazioni, del genere delle centinaia che hanno dovuto essere realizzate in Sicilia per il controllo dei tanti metanodotti che attraversano in lungo ed in largo la regione: niente di più!

Cosicché affermare che le attività di ricerca mineraria vanno fermate per evitare il ripetersi dei disastri ecologici di Priolo e di Gela costituisce una menzogna talmente grave e foriera di panico da integrare probabilmente i reati di cui agli artt. 656 e ss. del codice penale.

Non sta a noi intrattenerci sull'importanza economica dei giacimenti in questione, ma sta di fatto che la Sicilia acquista dall'estero a caro prezzo il gas che transita dal proprio territorio, il Governo Italiano promuove da decenni la ricerca di nuove risorse energetiche (ed è per questo che la presente nota viene inviata anche al Ministro delle Attività Produttive che ha competenza primaria in materia) e le regioni della cosiddetta "Padania" si arricchiscono continuamente della scoperta di nuovi giacimenti senza con ciò turbare affatto l'ambiente e nel contempo v'è una parte della Sicilia che - adducendo inesistenti problemi di protezione ambientale - vuole invece privare la regione delle sue risorse naturali forse confidando che sia poi la "Padania" a trasferirci, in nome della solidarietà fra ricchi e poveri, parte delle sue risorse.

Neppure sta a noi scoprire le vere ragioni di tutto ciò, ma sta di fatto che quelle "dichiarate" appaiono poco credibili e, riguardando esse le azioni di pubblici amministratori, è bene svolgere ogni opportuna verifica diretta a fare chiarezza ed a rendere trasparente l'azione politica ed amministrativa.

B. - Sulle proteste di alcuni amministratori e politici

Gli stessi amministratori che non hanno mai sollevato censure e problemi alle diverse compagnie che da anni o decenni ricercano ed estraggono (senza turbare affatto l'ambiente) petrolio e gas nel triangolo Ragusa, Siracusa e Catania, hanno cominciato a protestare, stranamente, non appena è stato rilasciato il permesso di ricerca alla Panther e prima ancora che la stessa cominciasse ad operare, il che, non potendo non sorprendere quanti conoscono le cose di Sicilia, richiederebbe convincenti chiarimenti e spiegazioni.

Il Sindaco di Modica, ad esempio, nel cui territorio da anni esplora ed estrae la SARCIS in un campo che si estende dal centro della città di Modica fino al centro storico di Ragusa Ibla e nel cui territorio non è neppure certo che la Panther vada fra qualche anno a fare delle ricerche, è tuttavia fra quanti ha più di altri gridato contro la Panther ed i "texani", il che non può non alimentare quanto meno sospetti di manifesta illogicità.

E non è il solo, perché anche l'attuale assessore al turismo, che neppure da assessore ai beni culturali ed ambientali aveva mai sollevato problemi alle Compagnie che da decenni ricercavano ed estraevano olio e gas nella zona della Val di Noto, ha invece chiesto alla Giunta di Governo, con nota dell'aprile 2005, di revocare il permesso alla sola Panther e non anche alle altre Compagnie.

Va anche detto, per la verità, che si deve invece ad altri componenti del Governo Regionale, ed esattamente agli Assessori ai BB CC ed AA ed all'Industria - unici effettivi titolari di competenze nelle materie di cui si tratta - ed al loro senso di alta responsabilità amministrativa se ad oggi la questione è ancora suscettibile d'essere ricondotta nell'alveo della razionalità e della legalità.

C. - Sul pericolo di improbabili interventi dell'UNESCO.

Sin dalle prime battute di questa sorta di strana guerra ingaggiata contro la Panther, il riferimento al pericolo che il permesso di ricerca rilasciato alla compagnia americana potesse indurre TUNESCO ad escludere i siti della Val di Noto dalla World Heritage List è stato il hit motiv declamato e gridato in ogni pubblica manifestazione e nelle dichiarazioni alla stampa, tanto più numerose di quanto non siano state negli ultimi anni quelle contro il degrado delle coste e l'abusivismo che ha deturpato ambiente e beni culturali siciliani.

Nulla di più falso ed arbitrario.

Intanto va detto che, mentre da più parti ed in più occasioni si preannunciava già un intervento "punitivo" dell'UNESCO, le maggiori autorità dell'Organismo ci scrivevano - con lettera del luglio 2005 già depositata innanzi alla magistratura competente - escludendo categoricamente d'essere stati mai interessati alla vicenda, così smentendo fermamente le anzidette temerarie e false affermazioni.

Ma v'è di più: occorre ricordare che l'inserimento nella World Heritagelist riguarda soltanto, per scelta dell'UNESCO, otto città nelle quali esistono esempi di architettura tardo barocca e non anche i tenitori circostanti2; e che quando l'UNESCO ha deciso tale inclusione erano già operativi nella zona ed anche nei pressi delle stesse città del tardo barocco siciliano permessi di ricerca e concessioni minerarie (PENI ha perforato circa 50 pozzi petroliferi negli ultimi 50 anni e da decenni estrae gas e petrolio nel comune di Ragusa, la EDISON produce gas da oltre 25 anni che introduce in un gasdotto collegato alla zona industriale di Ragusa, la SARCIS estrae da anni gas ed effettua ricerche nel comune di Noto, etc.).

Di ciò era consapevole l'Agenzia dell’UNESCO che ha effettuato l'istruttoria preliminare, osservando però che ad assicurare la protezione del patrimonio artistico, monumentale, paesaggistico e naturale potevano ritenersi più che sufficienti le norme in vigore dettate dalla legislazione regionale e nazionale, espressamente richiamando le leggi 1089/39, 1497/39, 431/85 e le leggi regionali 61/81 e 15/91, delle quali sì è tenuto conto, ovviamente, nel rilascio dei provvedimenti assentiti alla Panther ed alle altre Compagnie.

Lo spettro di un intervento repressivo dell’UNESCO, artificiosamente agitato a più riprese, risulta dunque doppiamente infondato e ne è conferma nelle rassicuranti attenzioni rivolte al problema, anche recentemente, dall'assessore all'ambiente ed ai beni culturali, unico ad avere competenza istituzionale in tale materia.

D. - Lo strano caso della SARCIS,

È singolare, peraltro, e lascia francamente perplessi che, mentre le due imprese americane coinvolte, Panther ed Anschutz, hanno fatto ricorso al TAR per chiedere la sospensione dei suaccennati provvedimenti della Giunta di Governo (che, si noti, riguardavano tutte le Compagnie operanti nella Val di Noto) e nelle more hanno anche sospeso diligentemente le loro attività di ricerca, la SARCIS (società che all'epoca dei provvedimenti di sospensione era per metà della Regione e per metà dell'ENI) abbia invece continuato le proprie attività senza neppure fare ricorso al TAR, con la conseguenza che il provvedimento di sospensione deliberato dalla Giunta di Governo, sospeso (come si dirà appresso) dal TAR per Panther ed Anschutz, è divenuto esecutivo e definitivo nei confronti della SARCIS, sì da rendere probabilmente illecita ogni sua attività estrattiva e di ricerca nei comuni di Modica e di Noto.

E tuttavia tali sue attività sono continuate e continuano indisturbate, mentre "i soliti" tutori delle legge e dell'ambiente nei giorni scorsi si lasciavano intervistare dal TG 3 per imprecare ancora contro la Panther, accusandola di attività illecita per non avere sospeso le trivellazioni (che invece essa aveva sospeso fino all'ottenimento dell'ordinanza del TAR che la riabilitava) mentre nulla hanno avuto da ridire contro la SARCIS che nessun ricorso aveva presentato e che tuttavia, indisturbata, proseguiva le proprie attività.

Ma v'è di più.

Appena pochi giorni fa, il 19 dicembre 2005, sebbene fossero divenuti esecutivi nei suoi confronti i provvedimenti che ne impediscono l'attività nella Val di Noto e sebbene "i soliti" (sedicenti tutori dell'ambiente) avessero ripreso a lanciare tuoni e fulmini contro le trivellazioni in quella zona, ENI acquistava per circa 200 miliardi delle vecchie lire la partecipazione della Regione nella SARCIS, secondo una valutazione e ad esito di trattative che avevano tenuto conto anche delle importanti concessioni e dei preziosi permessi riguardanti i giacimenti della Val di Noto.

Di modo che v'è da chiedersi come mai PENI, società notoriamente avveduta ed informata, la stessa che non aveva presentato ricorso al TAR ed aveva tuttavia continuato le operazioni sospese dalla Giunta, abbia potuto acquistare senza alcuna garanzia di sopravvivenza dei suoi permessi e delle sue concessioni, (garanzie apertamente negate invece, ad altre Compagnie, costantemente minacciate da ripetuti tentativi di espulsione dal territorio)

un bene sulla cui consistenza effettiva la Regione venditrice, pochi giorni dopo la vendita, sembra proclamare una volontà di azzeramento.

Un affare imprudente ovvero una fiducia tradita ovvero un ambiguo e pregiudizievole comportamento della Regione venditrice ovvero che altro?

È fin troppo evidente che qualcosa non convince ed anche su questo qualcosa -essendo in gioco anche qui la "trasparenza" dell'azione amministrativa - sarà opportuno svolgere delle verifiche per fare luce su circostanze e comportamenti che allo stato appaiono poco chiari.

E. - Sulla legittimità del permesso e sulle conseguenze di provvedimenti che dovessero pregiudicarne l'efficacia.

Certo è che nessun dubbio è stato mai sollevato - né avrebbe potuto - da alcuno sulla legittimità del permesso di ricerca rilasciato alla Panther ed è risultata infondata anche l'affermazione secondo cui non sarebbero stati consultati gli organismi, anche territoriali, che la legge prevedeva dovessero essere preventivamente informati.

Non a caso il TAR Sicilia - con due diverse decisioni adottate dal TAR Catania e dal TAR Palermo a favore, rispettivamente, della Anschutz e della Panther - ha recentemente sospeso, con troncante motivazione, gli effetti delle Delibere della Giunta di Governo con cui s'è provato, fino al luglio ultimo scorso, a bloccare i permessi legittimamente concessi a dette Compagnie.

Ciò comporta che un eventuale provvedimento amministrativo che si rivelasse idoneo a fare venire in qualche modo meno il permesso rilasciato alla Panther (e, ovviamente, anche quelli rilasciati nello stesso territorio all'ENI, alla SARCIS, alla EDISON ed alla ANSCHUTZ) esporrebbe la Regione ad una serie di gravissime conseguenze, tutte negative: farebbe venire meno investimenti per diverse centinaia di milioni di euro ed occasioni di lavoro per centinaia di unità, in larga parte professionalmente qualificate, fra persone direttamente impegnate dalle Compagnie e persone impegnate dalle numerose imprese operanti nell'indotto; priverebbe la Regione e gli enti locali dei notevoli ricavi costituiti dalle royalties dovute per legge in misura pari al 7% del valore dei prodotti; ed esporrebbe infine la Regione ad un risarcimento di danni procurati alle diverse Compagnie dalle dimensioni davvero incalcolabili che, secondo l'insegnamento della Corte Costituzionale, neppure un intervento legislativo varrebbe ad evitare.

E' da tenere presente al riguardo che, diversamente da quanto probabilmente alcuni dei protagonisti della vicenda ritengono, l'intervento legislativo non salverebbe affatto la Regione dalle azioni risarcitorie essendo ormai un dato acquisito la configurabilità di una responsabilità dello Stato, e quindi pure della Regione, per atti legislativi (in materia, tra i contributi più significativi, R. Bifulco, La responsabilità dello Stato per atti legislativi, Cedam, Padova, 1999).

Con conseguente responsabilità erariale a carico delle persone rivestenti le cariche pubbliche, e soprattutto con responsabilità politiche davvero straordinarie.

C'è da dire che, in effetti l'Assemblea Regionale Siciliana ha bocciato mesi fa con larga maggioranza un emendamento presentato dall'Assessore al Turismo (nel corpo d'una legge sul turismo e senza alcun concerto - strana e singolare circostanza - con gli Assessori ai Beni Culturali, all'Industria ed al Territorio che sono in effetti gli unici ad avere competenza in materia) con cui si tendeva ad azzerare permessi e concessioni minerarie nella Val di Noto per asserite incompatibilità con i vincoli imposti dall'UNESCO: la bocciatura ha avuto luogo con voto segreto suscitando per questo le ire dell'Assessore presentatore che ha qualificato "imboscata vigliacca" una tal votazione, dimenticando (o forse non sapendo neppure) che il voto segreto, introdotto in Italia dallo Statuto Albertino nel lontano 1848 al fine di proteggere e garantire l'autonomia e la libertà dei parlamentari da ogni pressione di lobbies, di partiti e di cosche, è stato soppresso soltanto per qualche anno durante il periodo fascista allorché, per meglio controllare i votanti, venne disposto che "nella Camera dei fasci e delle Corporazioni le votazioni hanno luogo sempre in modo palese" e ripristinato infine dalla Costituzione Repubblicana senza che, almeno finora, siano mai stati registrati rimpianti e nostalgie di quel breve infortunio della democrazia.

Così nei giorni scorsi lo stesso Assessore, ignorando quella tanto da lui vituperata precedente votazione, ha solennemente preannunciato (questa volta, sembrerebbe, con l'appoggio dello stesso Presidente della Regione) una nuova proposta di legge del Governo Regionale con gli stessi contenuti di quella che a suo dire (e fortunatamente non anche a dire di altri) sarebbe stata bocciata vigliaccamente perché a voto segreto.

Ogni commento sul concetto di democrazia e sulle libertà parlamentari sembra davvero superfluo.

F. La certezza del diritto e gli investimenti stranieri.

Sulla vicenda della Panther è intervenuta nello scorso mese di agosto l'Ambasciata Americana in Italia esprimendo al Presidente della Regione (che pensiamo vorrà, se richiesto, riferirne all'occorrenza) la preoccupazione per questa sorta di aggressione riservata ad investitori USA3 che operano legittimamente nel territorio italiano, rilevando fra l'altro che una scarsa "certezza del diritto" costituisce in genere il maggiore deterrente per gli investitori stranieri4 i quali cercano in ogni paese garanzie giuridiche e protezione da parte delle Istituzioni sol che rispettino la legge e si adeguino a canoni di correttezza, così come la Panther ha inequivocabilmente fatto finora dando lavoro ad imprese e lavoratori siciliani ed evitando ogni sorta di strane scorciatoie e di compromessi.

Appare dunque evidente il forte contrasto fra una politica che auspica investimenti stranieri nel territorio delle Regione e l'ostracismo riservato, con l'illegittimità rilevata dai TAR, ad una impresa la quale, lo ripetiamo con forza, ha rispettato le leggi senza turbare, neppure minimamente, né l'ambiente né i beni culturali che, al contrario, s'è semmai impegnata a

valorizzare.

Abbiamo voluto in piena coscienza precisare tutto ciò per dovere professionale verso una impresa straniera operante in Sicilia che ci ha affidato la difficile tutela dei suoi diritti ed auspichiamo che i chiarimenti e le osservazioni servano a fare luce su di una vicenda che speriamo venga affrontata, d'ora in avanti, non più con proclami lanciati in ospitali reti televisive senza alcun contraddittorio o con colpi di mano sconosciuti al metodo democratico ma con il rigore e la "razionalità informata" che della vera "legalità" costituiscono presupposti davvero essenziali.

Restiamo a Vostra disposizione per ogni eventuale, ulteriore chiarimento e porgiamo i nostri migliori saluti.

(avv. prof Nicola Piazza)

1 Società cui hanno partecipato da decenni PENI in qualità di socio operatore e la stessa Regione Siciliana e che solo da qualche giorni appartiene interamente alPENI SpA per avere questa acquistato le azioni della Regione Sicilia (sul punto cfr. quanto riferito avanti sub "D").

2 Sicché potrebbero semmai sorgere problemi per le compagnie i cui permessi e le cui concessioni si estendono ai centri urbani e non anche per la Panther il cui permesso ne resta fuori!

3 Anche la Anschutz è impresa di nazionalità americana (USA) che non è stata mai destinataria di alcuna invettiva (attenzione, questa, riservata soltanto alla Panther !) ma che resterebbe egualmente coinvolta, al pari della Edison, dell'Eni e della Sarcis nei provvedimenti di cui si tratta, tanto da essere stata indotta a ricorrere al TAR.

4 C'è da chiedersi cosa farebbe il Governo Italiano se cose del genere accadessero ad imprenditori italiani all'estero: sta di fatto che, per quanto ci risulta, di cose simili non risulta che ne siano accadute neppure in paesi sottosviluppati notoriamente caratterizzati da una scarsa presenza dello Stato

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