Lunedì, 27 Gennaio 2020


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Religione e politica

CALTANISSETTA – "E’ sempre molto comodo partire da una difesa della Chiesa per lanciarsi contro chi, essendo avversario politico, non solo non ci fa comodo, ma addirittura lo si vuole distruggere".

Lo ha dichiarato l’on. Alessandro Pagano, responsabile organizzativo di Forza Italia in Sicilia, rispondendo alle critiche espresse dal segretario provinciale dei Ds sull’uso della religione.

"Messana – spiega l’on. Pagano - tingendosi di un colore neutro per confondersi tra i difensori della Chiesa, finisce per sferrare un attacco duro contro la mia persona, facendo in modo che io, sia come uomo che come politico, appaia un nemico della Chiesa. L’esponente dei Ds risulta tanto livoroso e offensivo da giungere a definire "l’uso" che farei della religione come "bulimico e politicamente strumentale", cioè, se intendo bene, praticamente incontrollato, famelico, non autentico. L’esponente politico post-comunista proviene da una cultura troppo abituata a rilasciare patenti di "democraticità", "progresso", "tolleranza o meno", ma adesso, non contento, si arroga anche il diritto di scrutare dentro la dimensione più intima della coscienza, cioè quella della limpidezza della fede altrui, della dimensione propria del "foro interno e profondo" dell’uomo, cui già si fa fatica a giudicare a livello personale, immaginarsi se a dare il giudizio sono gli altri. Solo il buon Dio può vedere bene il nostro intimo e Messana con questo giudizio tradisce la sua mentalità totalitaria. Avrò tanti limiti ma quello della bulimia, che Messana, per inquadrarmi, forzando, prende in prestito dalla psicologia e dalla medicina, ritengo non mi riguardi proprio e nello scusarmi anticipatamente con i miei detrattori per il fastidio che arreco loro con la mia presenza al punto d’essere accusato di "delirio di onnipotenza" riprenderò l’argomento con fonti certe e che non possono essere equivocate strumentalmente".

L’on. Pagano continua spiegando che "i cristiani, caro Messana, non sono mai stati un popolo separato, partecipi di una vita parallela. Sono sempre stati, non un popolo "accanto" ad altri, ma un popolo "dentro" gli altri. Questo vale anche per la politica che si ispira alla grande tradizione culturale e valoriale cristiana e vale anche per i cristiani impegnati in politica, perché non si ha vera fede se non si realizza in una realtà umana fatta di incontri, di amicizia, di solidarietà, di apertura alla vita, di difesa del bene, di condanna del male. La fede non è, come vorrebbero gli esponenti politici dei partiti che diffondono il relativismo etico, un fatto passivo, o una ricezione demotivata e insignificante, o peggio ancora personalistica. La fede imprime al nostro impegno sociale un elemento attivo, positivo, propositivo e offre alle nostre responsabilità un dinamismo interiore che allerta le coscienze e le rende sempre capaci – anche tra mille incomprensioni e fallimenti – di promuovere l’uomo e il suo autentico bene. C’è un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dall’allora cardinale Ratzinger, intitolato "Note dottrinali sull’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica" che tengo sempre in mente: La fede in Gesù Cristo che ha definito se stesso Via, Verità, e Vita chiede ai cristiani lo sforzo per inoltrarsi con maggiore impegno nella costruzione di una cultura, che ispirata al Vangelo, riproponga il patrimonio di valori e contenuti della tradizione cattolica. I cattolici non possono farsi alcun complesso di inferiorità nei confronti di altre proposte che la storia ha mostrato deboli o fallimentari. Come ha detto Luigi Sturzo "la libertà esige la Verità" ma anche la "Verità esige la libertà" altrimenti insieme "miseramente periscono" come ha scritto Giovanni Paolo II".

"La mia agenda politica – puntualizza ancora l’on. Pagano - pertanto, non risente di una strumentalità ma di questo supporto dottrinale che, a scanso di equivoci, viene coltivato con orgoglio sin dal lontano 1976, quando ragazzino aderii ad Alleanza Cattolica che mi formò con questo stile di vita e questa forte volontà che ho perseguito sempre: da studente, da docente, da economista, da politico e da rappresentante delle istituzioni. Ogni volta ho trovato detrattori e avversari, talvolta anche insospettabili, che hanno cercato di bloccare questi ideali a cui ho dedicato tutta la mia vita. E aggiungo, se non mi sono inibito quando ero uno studente, a maggior ragione non devo fermarmi ora. Anche perché chi ha avuto il privilegio di avere onori dalla vita, deve anche assumersi il peso degli oneri, della critica e dell’incomprensione. E se mai avessi avuto dei dubbi circa il giusto comportamento da tenere, ci ha pensato San Paolo nella seconda lettera a Timoteo a ricordarmelo: Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza".

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