Giovedì, 06 Agosto 2020


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Lettera Aperta di Alessandro Pagano

Le dichiarazioni del ministro Giuliano Amato, di inaudita rozzezza culturale, sulla sedicente "tradizione siculo-pakistana" che, in nome di Dio e della religione, avrebbero autorizzato gli uomini a picchiare le donne anche in Sicilia, meritano il giusto rilievo e la più sdegnata delle reazioni.

Non si tratta, difatti, di battute estemporanee d’occasione, frutto di leggerezza estiva e distrazione politica, ma di considerazioni centrali e valoriali che davano senso a tutto l’intervento che l’esponente "prestigioso" del governo Prodi stava compiendo ieri ad un Convegno sull’Islam.

L’aggravante di tutto viene dal fatto che il ministro Amato gode generalmente di stima, anche per l’acutezza delle sue analisi politiche, a questo punto molto presunta, nonché per la sottolineatura delle sue origini "siciliane".

Nella considerazione che si tratta di valutazioni gravissime sullo stile di vita, nel rapporto con le proprie donne, del sostrato più profondo della sicilianità, associata per l’occasione all’Islam pakistano, e considerato che perfino il più distratto degli italiani ha potuto apprendere sul proprio cellulare per SMS, da TIMSpot del 12.7.2007 ore 10.37, che "per l’intelligence USA AlQaida è forte come nel 2001. In grado di attaccare l’Occidente. Il Pakistan è il suo porto franco."; è più che legittimo politicamente chiederne le immediate dimissioni, dal momento che piuttosto che operare per la nostra sicurezza, si adopera irresponsabilmente per creare equivoci ed esasperare situazioni di conflitto proprio verso il pericolosissimo terrorismo islamista pakistano.

Quanto all’offesa fatta al popolo siciliano, che per la figura della donna ha perennemente manifestato ancestrale venerazione e rispetto, dalle Grandi Madri dei culti precristiani di cui restano tracce archeologiche diffuse ovunque in Sicilia, alla rete dei Santuari Mariani e della santità cristiana femminile, prossimi all’esperienza quotidiana di tutte le donne e gli uomini di Sicilia, sarebbe opportuno che Giuliano Amato sentisse il bisogno di provvedere, a sue spese, ad un congruo risarcimento per gli innegabili danni che le sue dichiarazioni hanno sicuramente arrecato all’immagine, cioè anche all’economia, del sistema-Sicilia, che, caso unico in Italia, ha una sua visibilità internazionale.

Al di là di visioni macchiettistiche e stereotipate, fornite dalla cattiva antropologia che sembra evidentemente ispirare tutta l’azione politica del Governo Prodi contro l’immagine e gli interessi della Sicilia, ci permettiamo di fornire al Signor Ministro del materiale di studio, al di sopra di ogni sospetto, per riflessioni approfondite sul rapporto autentico che, a partire dalla religiosità vissuta, gli uomini e le donne veri hanno storicamente avuto in Sicilia:

- Ibn Gubayr, viaggiatore arabo, così scrive nella Palermo del 1185: "Uno dè monumenti più stupendi dè Cristiani in questa città è la chiesa detta dell’Antiocheno. La vedemmo il dì di Natale, chè di lor feste principali; onde vi s’era raccolta gran tratta d’uomini e di donne. ….L’aria delle donne cristiane di questa città è la medesima che delle musulmane: le cristiane, ben parlanti, ammantate e velate al par di quelle, eran uscite per le strade nella festa di Natale, con vestiti di seta frammista d’oro, mantelli eleganti, e veli a varii colori: calzavano stivaletti dorati, e incedeano verso lor chiese o covili sopraccariche d’ogni ornamento in uso appo le donne musulmane: monili, tinture, profumi."

- Romano Guardini, teologo di cultura italo-tedesca, in visita al Duomo di Monreale nella Settimana Santa del 1929: "…Entrando in relazione con le persone che avanzavano con solennità, nello sfiorare delle vesti e dei colori alle pareti e nelle arcate, gli spazi si misero in movimento. …La folla stava seduta e guardava. Le donne portavano il velo. Nei loro vestiti e nei loro panni i colori aspettavano il sole per poter risplendere. I volti marcati degli uomini erano belli. Quasi nessuno leggeva. Tutti vivevano nello sguardo, tutti erano protesi a contemplare. …La cosa più bella però era il popolo. Le donne con i loro fazzoletti, gli uomini con gli scialli sulle spalle. Ovunque volti marcati e un comportamento sereno."

Evidentemente, al contrario di quanto sostiene Amato, ciò che sempre ha colpito gli osservatori acuti del costume siciliano è stata la particolare devozione per la cura della grazia femminile e del posto che la donna ha sempre avuto nella famiglia e nella nostra società.

Quanto poi all’incanto della celebrazione della bellezza femminile autentica, l’invito è quello di andarsi a rivedere l’immagine più elevata che mano d’artista abbia mai realizzato in proposito: l’Annunciata, che Antonello da Messina dipinse nel 1476, e che si trova a Palazzo Abatellis di Palermo.

Venga a vederla in Sicilia Signor Ministro, ne vale la pena.

Ed imparerà a conoscere meglio anche i siciliani!

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