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Interrogazione a risposta scritta 4-08388. Giovedì 12 marzo 2015, seduta n. 390

 

 

 

 

Atto Camera concernente la promozione nelle scuole di una campagna informativa: pro-maternità; contro l'interruzione volontaria della gravidanza intesa come mezzo per il controllo delle nascite; contro l'aborto fuori dalle specifiche condizioni della legge n.194 del 1978 penalmente sanzionabile.


 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute. 

 Per sapere – premesso che:

pur nella sua ipocrisia, la legge sull'aborto (n. 194 del 1978) ha come titolo «Norme per la tutela sociale della maternità» e precisa, al comma 2 dell'articolo 1, che «L'interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite»;

l'articolo 4 precisa che si può ricorrere all'aborto allorquando la donna «accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito»;

l'aborto realizzato al di fuori delle previsione dell'articolo 4 della legge n. 194, è oggetto di sanzione penale; l'incitamento ad utilizzare l'aborto come mezzo anticoncezionale o al di fuori delle previsioni dell'articolo 4, deve (o dovrebbe) considerarsi apologia di reato;

si è tuttavia diffusa una subcultura permissivista e antinatalista, che ritiene l'aborto una sorta di diritto, da utilizzare a proprio piacimento assecondando i propri desideri;

assieme a questa errata concezione se ne associa un'altra, secondo la quale la famiglia numerosa è una sorta di relitto del passato, comunque un'aggregazione sociale culturalmente arretrata;

se ne è avuta riprova il 10 febbraio 2015, quando sul palco del festival di Sanremo è salita la famiglia Anania, la più numerosa d'Italia, composta da padre, madre e da 16 figli; a cagione di questo fatto la famiglia è stata trattata come un fenomeno da baraccone;

la cattiva coscienza del popolo del web ha prodotto in pochi minuti quasi 3.000 tweet di ironie ed insulti sul web. Per non parlare dei commenti al vetriolo dei cosiddetti blogger, spuntati il giorno successivo su vari siti;

quel che tuttavia è inammissibile e contrario alla legge è stato l'insulto gratuito arrivato da Saverio Raimondo, conduttore del Dopo Festival Rai, in onda (in tutto il mondo) solo sul web, che ha commentato: «Ricordo alla famiglia Anania che l'aborto è passato in Italia»; il conduttore Rai ritiene invece che l'aborto sia un metodo contraccettivo: il suo pregiudizio è aggravato dall'ignoranza; il conduttore Rai ha violato gli obblighi del contratto di servizio, oltre che il buonsenso e il buongusto;

il contratto di servizio che individua gli obblighi informativi della Rai, quale concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, prevede oltre al pluralismo informativo, un'adeguata preparazione culturale dei conduttori e una serie di obblighi di correttezza dai quali deriva il divieto di esprimere posizioni che si configurino come apologia di reato –:

se il Governo non ritenga promuovere, nelle scuole e nell'ambito della programmazione obbligata a carico della concessionaria pubblica, una campagna informativa in favore della maternità, nella quale sia chiarito che l'interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite e che l'aborto (o l'incitamento all'aborto) realizzato al di fuori dalle specifiche condizioni della legge n.194 del 1978 è penalmente sanzionabile.

(4-08388)

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