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#imuparitarie.Qtime. Seduta n. 471 del 29 luglio 2015

 

 

 

 

 

Iniziative in relazione alla recente sentenza della Corte di cassazione che incide sul pagamento dell'IMU da parte delle scuole paritarie – n. 3-01648


 

 

  PRESIDENTE. L'Onorevole Binetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi, Pagano ed altri n. 3-01648, concernente iniziative in relazione alla recente sentenza della Corte di cassazione che incide sul pagamento dell'IMU da parte delle scuole paritarie (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmataria, per un minuto.

 

  PAOLA BINETTI. Signor Presidente, la domanda l'ha già posta il Presidente. Quello che io voglio sottolineare sono due aspetti, che mi sembrano molto concreti: in Italia ci sono 13 mila 500 scuole paritarie, per un totale di un milione 300 mila studenti, il che fa circa il 10 per cento

degli studenti italiani; su questi studenti lo Stato risparmia 6 miliardi e mezzo di euro. Il sistema scolastico italiano supporta una spesa annua di oltre 50 miliardi di euro con un costo per studente di circa 6 mila 800 euro; lo studente della scuola paritaria costa 600 euro nella scuola di infanzia e 50 euro alle superiori. La recente sentenza della Corte di Cassazione non tiene conto di una interpretazione che era stata data a proposito di un decreto al tempo del Governo Monti, in cui si diceva che, se la retta che lo studente paga è inferiore al costo previsto per lo studente, questo non definisce un'attività di profit assolutamente, perché è evidente che il bilancio è negativo. Ora io chiedo soltanto di precisare l'interpretazione della norma.

  PRESIDENTE. Il Ministro dell'economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

Risposta del Ministro Pier Carlo Padoan

  PIER CARLO PADOAN, Ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevole Binetti, risponderò ovviamente direttamente alla domanda che il presidente Lupi ha posto. Innanzitutto vorrei sottolineare che le sentenze della Corte di Cassazione 14225 e 14226 dell'8 luglio scorso riguardano esclusivamente l'imposta comunale sugli immobili, cioè l'ICI, poiché concernono l'impugnazione di avvisi di accertamento ai fini ICI per gli anni dal 2004 al 2009 relativamente ad unità immobiliari per i quali gli enti religiosi reclamavano l'esenzione prevista dall'articolo 7 del decreto 30 dicembre 1992. La suprema Corte ribadisce in sostanza quanto già stabilito in precedenti sentenze, chiarendo che la disciplina concernente l'esenzione dell'ICI – cito – «era sospettata, non senza fondamento, di essere in conflitto con la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato e con le regole sulla concorrenza, ragione per la quale essa avrebbe dovuto essere disapplicata». La circostanza che la controversia non riguarda l'IMU è stata sottolineata dalla stessa Corte di Cassazione, la quale sottolinea anche che, per ovviare alla possibile condanna da parte della Commissione europea è stato poi approvato il decreto-legge n. 1 del 2012, articolo n. 91-bis, al quale è stata data attuazione con il regolamento approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 200 del 2012.

  La Commissione europea, con la decisione del 19 dicembre 2012, ha, in effetti, giudicato la disciplina ICI in questione un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno in base all'articolo 108 del Trattato. La stessa decisione ha stabilito, invece, che l'esenzione dall'IMU, come disciplinata a seguito dell'entrata in vigore del citato articolo 91-bis del decreto-legge del 2012 e dell'emanazione del regolamento approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 200 del 2012, non costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 107.

  Peraltro, il citato regolamento dispone in ordine all'esercizio dell'attività didattica con modalità non commerciali che debbano essere soddisfatti alcuni requisiti specifici, tra i quali quello che l'attività sia svolta a titolo gratuito ovvero dietro il versamento di un importo simbolico, tale da coprire solo una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto dell'assenza di relazione con lo stesso servizio. Quindi, alla luce di queste considerazioni, si ritiene – e questa è la risposta alla domanda diretta – che non sia necessario, a seguito delle sentenze citate, un intervento di modifica della normativa attualmente in vigore.

 

  PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di replicare.

Replica  On. Maurizio Lupi

  MAURIZIO LUPI. Grazie, signor Presidente, ringrazio il Ministro Padoan. La cosa, ovviamente, ha un interesse che riguarda, come ha detto l'onorevole Binetti, un milione 400 mila studenti, ma riguarda, ancora di più, la grande questione, che esiste, della libertà di educazione nel nostro Paese e della possibilità che non chiudano le scuole, attuando la libertà di educazione e attuando quel principio, che è stato stabilito anche dalla legge di riforma della scuola appena approvata,

che stabilisce che la scuola è pubblica e la scuola pubblica può essere esercitata sia dalla scuola statale sia dalla scuola paritaria, a condizione che le scuole paritarie siano riconosciute, nella loro funzione pubblica, dallo Stato.

  La sua risposta la posso tradurre in questo modo, e allora deve essere molto chiara e la condividiamo con tutti, comuni, enti locali e, ovviamente, istituzioni che devono attuare questo orientamento: a seguito del decreto Monti e della sentenza dell'Unione europea, che ha confermato che non si tratta di aiuti di Stato, l'IMU non sarà pagata e non deve essere pagata dalle scuole paritarie che rientrano, ovviamente, nei criteri stabiliti, e cioè che o l'erogazione all'educazione e alla formazione è prestata in termini gratuiti oppure – ed è l'altra questione – si paga certamente una retta, ma questa retta non copre l'intero costo che l'istituto sostiene.

  Da questo punto di vista, è fondamentale fare chiarezza, perché sulla libertà di educazione – ho concluso – e sulla formazione e l'investimento in educazione dei ragazzi non ci sono questioni ideologiche. Vi è solo una grande sfida, che riguarda la qualità e la possibilità della libertà di scelta da parte di tutte le famiglie italiane, indipendentemente dal loro reddito. Credo che, da questo punto di vista, la sua risposta sia stata molto chiara – mi auguro che sia diffusa a tutti gli enti locali e a tutti i comuni – e, da questo punto di vista, ci soddisfa

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