Martedì, 12 Dicembre 2017

 

 

 

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Mozione concernente le conseguenze dell'impego della robotica nei processi industriali italiani

  

 

 

 

 

Atto Camera n° 1-01607


 

La Camera,

   premesso che:

    le tecnologie innovative, che soltanto fino a qualche anno fa erano relegate al mondo della fantascienza, sono oggi una realtà che sta prendendo sempre più spazio nell'industria dei maggiori Paesi ad economia avanzata, modificandone l'organizzazione ed il processo produttivo, tanto da segnare la nascita di una nuova era industriale;

    i dati delle vendite mondiali dei robot industriali nel 2015 confermano che il settore sta vivendo una fase di espansione, raggiungendo, come conferma il rapporto « The Future of jobs», presentato al World Economic Forum di Davos, gli oltre 150 miliardi di dollari nel 2020; già nei prossimi anni il settore industriale sarà supportato dalla crescente domanda di soluzioni che interessano altri comparti dalla medicina, alla difesa e ai servizi alla persona;

   un trend di sviluppo interessante della tecnologia è raggiunto nel settore dei robot collaborativi, ossia di applicazioni capaci di affiancare l'uomo nell'espletamento delle sue attività, nel quale, in Italia, operano aziende che vantano un ruolo di primo piano nel panorama mondiale, in cui sono oltre 4 mila le aziende attive nella produzione di robot o sono interessate nella filiera produttiva;

    in un anno, tra il 2014 e 2015, il numero dei finanziamenti a start-up e aziende di robotica è stato di circa 2 miliardi di dollari; sono state 31 le acquisizioni aziendali che, nel 2015, hanno prodotto un valore pari a 1,9 miliardi di dollari;

    l'Italia è il sesto mercato mondiale dei dispositivi robotici ed il secondo in Europa, con una leadership nei settori della ricerca e dell'innovazione. I centri di ricerca italiani in robotica rappresentano, infatti, dei poli di eccellenza a livello mondiale, il cui valore supera quello industriale, e sono tra i promotori dei più ambiziosi progetti di ricerca robotica in Europa;

    a livello internazionale, le aree che più stanno investendo nel settore sono le regioni asiatiche e dell'Oceano Pacifico, con un intervento del 65 per cento sugli investimenti totali a livello internazionale, pari a 46.8 miliardi di dollari che, entro il 2019, sarà vicino al raddoppio, segnando una significativa fase di sviluppo di questi Paesi;

    in tale scenario, l'Italia potrebbe avere un discreto successo nell'attuazione di iniziative finalizzate a rendere la tecnologia parte integrante del processo produttivo. L'ambizioso progetto «Industria 4.0» promosso dal Governo, che si propone, attraverso la sola leva fiscale, di rivoluzionare il tessuto industriale del Paese, è tuttavia destinato al fallimento se non inquadrato all'interno di una visione politica più ampia in cui il progresso tecnologico coesista con quello sociale e civile;

    la rivoluzione industriale 4.0 produrrà certamente effetti dirompenti per il tessuto economico del Paese, andando principalmente ad incidere sul mondo dell'occupazione;

    nei prossimi anni si stima, infatti, che saranno centinaia di migliaia i lavoratori espulsi dai processi produttivi, con possibilità scarse o addirittura nulle di essere reimpiegati, mentre coloro che rimarranno all'interno del processo produttivo sconteranno un gap formativo-culturale e di competenze non supportato dall'attuale formazione universitaria;

    secondo il direttore occupazione, lavoro e affari dell'Ocse «la situazione è allarmante, nei Paesi Ocse dal 45 al 60 per cento della forza lavoro, in Italia quasi il 50 per cento ha zero o scarse capacità informatiche. Per questo senza un piano sul lavoro 4.0 anche le grandi opportunità di industria 4.0 possono essere messe seriamente a rischio»;

    la stessa Ocse ha calcolato che l'impatto diretto della robotica sulle dinamiche occupazionali potrebbe mettere a rischio il dieci per cento dei posti lavoro e sposterebbe alla modifica delle mansioni almeno un terzo dei lavoratori;

    anche il citato rapporto «The Future of Jobs» stima che dal 2015 al 2020 si perderanno 5,1 milioni di posti di lavoro in tredici dei Paesi più industrializzati del mondo, tra cui l'Italia; anche se non esiste una correlazione diretta tra la perdita di posti di lavoro e l'avanzamento tecnologico, lo studio ritiene che l'automazione e lo sviluppo delle intelligenze artificiali siano tra i principali fattori responsabili;

    il costo sociale in termini occupazionali che l'innovazione tecnologica inevitabilmente comporterà potrebbe essere compensato da una tassazione sui robot che svolgono lavori umani; tale proposta, lungi dal voler essere demagogica, è stata lanciata anche di recente dal fondatore di Microsoft, Bill Gates, che ha dichiarato «Se gli operai che lavorano nelle industrie guadagnano mediamente 50 mila dollari l'anno, e il loro reddito è regolarmente tassato, anche il lavoro svolto direttamente dai robot dovrebbe essere tassato allo stesso modo.» L'uso di robot «può generare profitti con risparmi sul costo del lavoro» e quindi i robot potrebbero pagare imposte minori di quelle umane, ma dovrebbero pagarle. «Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa»;

    le occupazioni più a rischio in quanto più sostituibili dai robot, peraltro, sono quelle meno retribuite e, secondo critici e osservatori, il rischio conseguente è l'ampliamento del divario fra poveri e ricchi;

    in Europa, è stata recentemente approvata una risoluzione in materia di norme di diritto civile sulla robotica che raccomanda l'adozione un quadro di norme comunitarie per disciplinare l'impiego dei robot nella vita reale, soprattutto sotto gli aspetti della responsabilità civile delle macchine e dell'impatto sul mercato del lavoro e sulla privacy;

    il tema è estremamente delicato e merita, quindi, attenzione da parte delle istituzioni nazionali ed europee, soprattutto per quanto concerne l'impatto che l'ascesa delle tecnologie artificiali ha sulla riorganizzazione dei processi produttivi e sull'occupazione,

impegna il Governo:

1) ad assumere le necessarie iniziative affinché lo sviluppo della robotica in Italia avvenga in un contesto normativo univoco e concertato tra tutti soggetti a vari livelli interessati;

2) a presentare al Parlamento una relazione per la valutazione di rischi ed opportunità che lo sviluppo del settore della robotica e dell'intelligenza artificiale può generare per l'economia del nostro Paese;

3) a monitorare l'impatto che il progressivo impiego delle tecnologie artificiali genera sul mercato del lavoro e a prevedere l'adozione di idonee misure, anche di natura fiscale, tese alla salvaguardia degli standard di welfare, necessarie per scongiurare una crisi occupazionale, considerando anche l'opportunità della creazione di specifici percorsi formativi per la riqualificazione dei lavoratori;

4) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, volte ad implementare la formazione scolastica delle scuole secondarie di secondo grado e quella universitaria al fine di favorire la nascita di nuove figure professionali idonee alle competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale ed in possesso degli opportuni skills;

5) a sostenere, in questa fase di transizione verso un'economia altamente innovativa e digitalizzata le micro e piccole imprese nel rinnovamento dei loro processi produttivi, integrandoli con quella parte del sistema industriale già interconnessa, quale presupposto per lo sviluppo di una strategia che miri alla più ampia diffusione delle tecnologie avanzate.

(1-01607)

@alepaganotwit

«Allasia, Simonetti, Fedriga, Attaguile, Borghesi, Bossi, Busin, Caparini, Castiello, Giancarlo Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Molteni, Pagano, Picchi, Gianluca Pini, Rondini, Saltamartini».

(19 aprile 2017)

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