Lunedì, 10 Dicembre 2018

 

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EVOLUZIONE DEL SISTEMA CREDITIZIO. QUALI SCENARI? CONVEGNO MODICA 5 OTTOBRE 2018

 

 

 

 

 

Cosa vuol fare la Lega? Quale politica economico-finanziaria si vuole adottare?


 

-          Il sistema attuale vuole PUNIRE. Tutto è fatto per mettere in difficoltà il cittadino.

-          La Pace fiscale consentirà di riportare in bonis molti imprenditori.

-          La semplificazione è stata intesa a favore del fisco e della burocrazia che hanno tutto facile visto che scaricano sui commercialisti (sono diventati come i notai ma non hanno le medesime soddisfazioni) e sui contribuenti (se sbagliano vengono ammazzati da un sistema persecutorio che deve metterci in difficoltà per dimostrare l’utilità della loro esistenza in vita).

Il Governo Giallo-Blu punterà su:

-CONFIDI (sono una risposta seria per il credito e che Banca d’Italia continua a ignorare.

-BANCA DEL MEZZOGIORNO

-CASSA DEPOSITI E PRESTITI

-SOCIETA’ DI MEDIAZIONE CREDITIZIA

 

Dobbiamo sovvertire le politiche attuate dal PD e volute dalla finanza internazionale.

Si voleva cancellare il nostro Ethos che invece finora ha caratterizzato positivamente la società italiana.  Oggi in Economia, come in qualunque ambito sociale, c'è “qualcuno” invece che tende a distruggere le nostre radici e ciò che esse hanno prodotto nei secoli.

In atto c'è una tendenza culturale, in cui si vogliono emulare i modelli sociali di altri Paesi, specie del nord Europa perché vengono ritenuti moderni e sviluppati, rispetto ai modelli italiani giudicati invece retrogradi.

I loro obbiettivi erano:

1) Aziende di grandi dimensioni. Per anni si è affermato che le nostre PMI fossero troppo piccole per reggere il confronto internazionale e per anni si è cercato di sconquassare il sistema delle micro, piccole e medie imprese favorendo l’incorporazione e l’acquisto di multinazionali straniere. I fatti hanno dimostrato invece che le nostre PMI hanno nicchie di mercato mondiale fantastiche. Esse reggono le sfide del mercato proprio perché sono aziende familiari molto flessibili.

2) Prelievo  fiscale assurdo. Dopo 40 anni di tasse esagerate l'esperienza ci ha detto invece che bisognava perseguire un'altra strada, quella della nostra tradizione e cioè una tassazione sostenibile, ecco perché vogliamo realizzare la FLAT TAX.

3) Delocalizzazione. Per anni ci hanno detto che le nostre imprese per restare competitive dovevano andare là dove il costo della mano d'opera costasse meno. Dopo 18 anni di risultati non particolarmente avvincenti si sta comprendendo il fallimento di quelle politiche e le imprese italiane vorrebbero ritornare in Italia. Le PMI sanno essere competitive anche dentro i nostri confini. Semmai dobbiamo pensare a difendere le nostre aziende garantendole rispetto alla sleale concorrenza straniera.

4) Sistema bancario italiano da locale a  Universale Internazionale.  Le banche hanno perso il contatto con il territorio. Oggi non abbiamo più banche siciliane e quelle italiane sono poche rispetto al bisogno reale del territorio.

5) Il sistema finanziario ha indebitato le imprese e non gli fa avere finanze. Si pone, a tale riguardo, l’esigenza di cambiare la politica economica di fondo, valutando se imboccare la strada scelta dai paesi anglosassoni, nei quali lo sviluppo è guidato principalmente dai consumi privati, a loro volta alimentati dal credito al consumo, e, dunque, dall’indebitamento delle famiglie e dei consumatori, ovvero mantenere il tradizionale modello di sviluppo italiano, basato fondamentalmente sulla spiccata propensione al risparmio delle famiglie italiane, che alimenta a sua volta la raccolta di capitali da parte delle banche, le quali lo erogano alle imprese per finanziare il funzionamento ordinario e gli investimenti. Ecco!

Noi pensiamo che questo secondo modello sia la via maestra

Evoluzione del mercato creditizio - quali scenari

Per delineare il possibile quadro evolutivo del mercato creditizio occorre partire da una visione d’insieme, tenendo dunque in considerazione gli scenari che si prospettano in Europa e in Italia.

All’orizzonte della politica monetaria europea si prefigurano infatti sostanziali novità:

1) la BCE ha annunciato l’avvio di una nuova fase, intesa a “normalizzare” il mercato dopo gli straordinari interventi effettuati negli anni della crisi per sostenere la liquidità del sistema Europa , da ottobre a dicembre gli acquisti straordinari di titoli si ridurranno da 30 a 15 miliardi al mese – dunque dimezzandosi - per poi azzerarsi; ciò avverrà a patto che i dati macroeconomici confermino le attuali prospettive di inflazione.

Il che significa che da qui a breve mancherà liquidità, i titoli italiani non saranno venduti con la consueta facilità e i costi degli interessi lieviteranno.

Con riferimento allo scenario nazionale, occorre anzitutto fare riferimento ai dati rilevati dalla Banca d’Italia che, con la presentazione della Relazione Annuale sul 2017, ha delineato gli orizzonti del mercato del credito ed ha individuato alcune linee operative di futuro intervento.

2) L’Autorità di vigilanza segnala l'avvenuto rafforzamento della situazione economica e patrimoniale delle banche italiane nel corso del 2017, con una diminuzione della consistenza dei crediti deteriorati - sia a seguito delle operazioni di cessione di sofferenze, sia per la riduzione delle nuove insolvenze.

Entrambe non sono buone novità. Ritengo sia utile cominciare a pensare di emettere BOT (titoli a breve periodo12/24 mesi) che possano essere di interessi di riferimento italiani.

L’Italia ha 4400 miliardi di Euro di risparmi, pari al doppio del nostro debito pubblico. Non ci possono e non ci devono far paura i 780 miliardi di Euro in meno ad investitori stranieri.

Però i BOT o i CCT sono appetibili dai risparmiatori italiani perché sono facili da gestire rispetto ai BTP che necessitano di una gestione professionalizzata e che si prestano a speculazioni.

Fra l’altro i BOT e i CCT hanno un rendimento più basso dei BTP e lo stato ci guadagna. Allo stesso tempo il risparmiatore vuole solo essere garantito nel potere di acquisto del suo risparmio. Insomma piacciono ad entrambi, Stato e risparmiatore italiano.

Le emissioni non collocate di BOT (ma vale lo stesso anche per i titoli di lungo periodo quali i BTP) si possono “parcheggiare” momentaneamente in CDP(sul modello della Germania con i suoi  BUND  invenduti, ma momentaneamente  parcheggiati della Bundes Bank).

In generale, mediante il recupero di redditività e gli aumenti di capitale intervenuti nel 2017, il divario di patrimonializzazione tra le principali banche italiane e quelle europee risulta ridotto. Anche il Documento di Economia e Finanza per il 2018 ha fatto il punto sul percorso di ristrutturazione e risanamento del settore bancario portato avanti negli ultimi anni.

Al riguardo, sono particolarmente interessanti le risultanze del secondo trimestre 2018 dell’Indagine sul credito bancario, condotta dalla Banca d’Italia presso gli intermediari nazionali parallelamente a quanto avviene negli altri Paesi dell’Area Euro. Le risposte all’indagine consentono di evidenziare, da un lato, i fattori che influenzano l'offerta di credito, nonché i termini e le condizioni praticate alla clientela; dall'altro lato, si registra l'andamento della domanda di credito con le relative determinanti.

Nel secondo trimestre del 2018 i criteri di offerta sui prestiti alle imprese hanno registrato un lieve allentamento; quelli sui finanziamenti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono rimasti invariati. È proseguita, sia per le imprese sia per le famiglie, la riduzione dei margini applicati alla media dei prestiti. La domanda di prestiti da parte delle imprese ha continuato a crescere, sebbene con una decelerazione rispetto al trimestre precedente.  All’aumento della domanda hanno contribuito il basso livello dei tassi di interesse, le operazioni di rifinanziamento, ristrutturazione o rinegoziazione del debito e le esigenze connesse con la spesa per scorte e capitale circolante. La domanda di mutui da parte delle famiglie ha registrato un moderato incremento, riflettendo ancora prevalentemente il basso livello dei tassi di interesse e le favorevoli prospettive del mercato immobiliare.  E’ su questo scenario che si innesterà la futura normalizzazione della politica monetaria: occorre dunque intervenire per garantire al sistema produttivo ed alle famiglie italiane un quadro solido, intervenendo sulle debolezze del sistema al fine di sostenere la crescita.

La “normalizzazione” della politica monetaria potrebbe ripercuotersi sui rendimenti dei titoli sovrani e, dunque, trasmettersi anche alle condizioni del credito per imprese e famiglie; una più alta spesa per interessi potrebbe incidere sulla sostenibilità della spesa pubblica quale fattore di crescita economica; occorre dunque garantire la solidità degli intermediari creditizi, nonché la capacità di questi ultimi di assorbire i mutamenti e sostenere la ripresa.

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