Domenica, 08 Dicembre 2019

 

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Atto Camera sul tema delle microimprese domestiche alimentari

 

 

 

 

 

Interrogazione a risposta scritta 4-03326; presentato da PAGANO Alessandro testo di Lunedì 15 luglio 2019, seduta n. 208


 

ALESSANDRO PAGANO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

 

in un'ottica di crescita produttiva e occupazionale ma anche fiscale, al fine di far emergere attività in nero, occorre una forte sinergia tra Stato e cittadini per individuare nuove soluzioni che possano favorire opportunità di «autoimpiego» e che, al contempo, consentano di valorizzare le competenze e le peculiarità territoriali del nostro Paese;

 

una realtà significativa che risponde a tali esigenze, già molto diffusa nel resto del mondo, riguarda la produzione e la vendita di alimenti fatti in casa attraverso la creazione di una microimpresa domestica alimentare. Si tratta di imprese a tutti gli effetti, con le potenzialità e gli oneri che ne derivano. Esse possono vendere i propri prodotti utilizzando i tradizionali canali commerciali on e off-line, con il solo divieto di somministrazione e di esposizione in vetrina, e i destinatari possono essere sia privati che negozi, bar e ristoranti;

in Italia non esiste ancora una normativa nazionale che regoli tali attività e si richiama genericamente il regolamento (CE) 852/04, cui si è dato attuazione in Italia nel 2007, sull'igiene dei prodotti alimentari, il quale – all'allegato II capitolo III – inserisce tra le imprese alimentari anche quelle aventi sede in «locali utilizzati principalmente come abitazione privata ma dove gli alimenti sono regolarmente preparati per essere commercializzati»;

benché il regolamento comunitario sia per sua natura immediatamente applicabile, la nascita di nuove microimprese domestiche alimentari, in gran parte delle regioni italiane, è fortemente osteggiata dalla mancanza di linee-guida applicative per la produzione in casa di tali prodotti alimentari;

ad oggi solo alcune regioni – tra cui Piemonte, Veneto e Abruzzo – hanno definito le procedure per l'avvio di una microimpresa domestica alimentare e gli adempimenti previsti nelle linee guida regionali comportano adempimenti molto onerosi: occorre, infatti, aprire una partita iva, registrarsi alla camera di commercio, presentare la segnalazione certificata di inizio attività (Scia), seguire un corso per ottenere la certificazione Haccp in materia di igiene alimentare, adeguare la propria cucina a quanto previsto dalla normativa vigente e rispettare, tra gli altri, l'obbligo di preconfezionare, etichettare e tracciare i prodotti, specificando la provenienza di ogni ingrediente;

sarebbe, quindi, opportuno creare le condizioni perché l'attività di produzione e vendita di alimenti fatti in casa venga riconosciuta come nuova forma di imprenditorialità legale, in quanto essa consente di ampliare l'offerta di mercato a fronte di una domanda crescente di alimenti preparati con metodi casalinghi, di determinare nuove opportunità occupazionali per persone escluse dal mercato del lavoro e di far emergere attività produttive a tutt'oggi informali;

una semplificazione delle procedure di avvio delle microimprese domestiche alimentari, magari con appositi servizi presso gli sportelli unici per le attività produttive, permetterebbe di accompagnare e sostenere lavoratori e lavoratrici – donne e madri che non posso permettersi di lavorare tutto il giorno fuori casa e che, in questo modo, hanno l'opportunità di reinserirsi nel mercato occupazionale, giovani, persone disoccupate che vogliono reinventarsi un lavoro – nel realizzare un progetto di microimpresa domestica per la produzione e la vendita di cibi fatti in casa, valorizzando le loro abilità in cucina e i metodi casalinghi di preparazione e trasformazione degli alimenti, nel pieno rispetto delle normative di igiene e sicurezza alimentari –:

quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare, di concerto con gli enti locali, per la definizione di linee guida che siano coerenti con il regolamento (CE) 852/04 e che consentano di semplificare anche da un punto di vista fiscale gli adempimenti prescritti per l'avvio delle microimprese domestiche alimentari, il loro accesso al credito, alla formazione e al mercato.

(4-03326)

@alepaganotwit

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