Sabato, 28 Novembre 2020


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Ecco perché la Lega-Salvini Premier dice “sì” al Ponte dello Stretto di Messina, e si batterà sempre di più perché quest'opera strategica venga realizzata

 

 

 

 

 

 

SEDUTA N. 422. ALESSANDRO PAGANO (LEGA).


 

Grazie, Signor Presidente.

Si dibatte sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina dal 1990. Trent'anni esatti di scuse per non fare nulla e tirare a campare, anche le più risibili: uccelli migratori che transitano in volo sullo Stretto, Sicilia e Calabria corrotte e immeritevoli di un'opera pubblica di cotanto livello, etc etc.

La Lega-Salvini Premier mette oggi il sigillo a una volontà ben precisa in tal senso, presentando una mozione forte e incisiva, mettendo a prima firma i parlamentari siciliani e calabresi, tutti i deputati della Commissione trasporti e infrastrutture e facendo fare, per la prima volta nella sua storia, una dichiarazione di voto sul Ponte ad un siciliano.

Insomma una vera e propria dichiarazione di amore che servirà a sgomberare equivoci e a manifestare la ferma volontà del nostro partito ad esprimersi favorevolmente per la realizzazione di un'opera realmente strategica.

Ecco, tra i tanti, tantissimi tagli che si potevano dare su questo argomento, ho scelto di centrare tutto sul valore strategico di quest'opera, perché sul valore intrinseco dell'investimento, solo chi è in malafede può negare l'evidenza del rapporto costo-beneficio in termini di efficienza, efficacia ed economicità. Sul valore strategico, invece, poco o nulla si è parlato nel corso dei decenni e quindi di questo oggi vorrei fare un ragionamento, non certamente un comizio.

L'Italia perché è storicamente all'avanguardia, sin dalla notte dei tempi, al di là dei cicli e dei momenti storici? Abbiamo attraversato crisi economiche, sociali, sanitarie, ma sempre siamo stati importanti nella storia dell'umanità. Perché? Per merito degli italiani o per merito del buon Dio, che ci ha posizionati baricentrici nel mondo?  Ovviamente per questo motivo: l’Italia e la Sicilia sono da sempre la terra più strategica del mondo antico e del mondo moderno, giacché la collocazione geografica destina la nostra Penisola ad essere centrale nel processo di globalizzazione e la Sicilia, a maggior ragione, è il “centro del centro”, purché ciò lo si voglia.

Nel mondo di oggi quello che viene comunemente chiamato “mondo contemporaneo”, o “epoca contemporanea”, l'Italia ha perso di importanza, ma è chiaro che trattasi di una congiuntura negativa temporanea, perché la posizione lì è, e lì rimane. La nuova centralità del Mediterraneo, infatti, è destinata ad essere sempre più importante di quella del passato. L'Italia e la Sicilia erano centrali - e sono centrali, ringraziando Dio - fra le Americhe del Nord e del Sud, fra l'Oriente tutto -non solo il Giappone oggi, ma anche Cina, India e Corea-, l'Est europeo e la Russia asiatica. Centrale grazie alle tre porte di accesso: Gibilterra, Bosforo, Suez. Chi nega la strategicità della Sicilia e dell'Italia o è cieco o è in malafede.

Qualcuno si è mai chiesto perché la Sicilia è la terra con la più alta concentrazione al mondo di beni culturali? Perché fino alla scoperta dell'America, ma di fatto fino ai primi del 1800, tutti avevano interessi geopolitici sulla Sicilia e la posizione strategica, da un punto di vista commerciale e militare, poneva l’Isola in grande importanza. Addirittura tra il 1859 e il 1869, quando venne concepito, programmato e costruito il canale di Suez, che apriva all'Oriente con pochi giorni di viaggio, l'importanza divenne assoluta. Paradossalmente fu questo il motivo della caduta del Regno borbonico. Il Regno delle Due Sicilie, infatti, aveva la seconda flotta commerciale al mondo dopo quella del Regno Unito. L'Inghilterra capiva che con l'apertura del Canale di Suez il suo dominio commerciale nel mondo sarebbe venuto meno e sarebbe cresciuto a dismisura quello borbonico. Anche per questo Palmerston, Primo Ministro inglese, aiutò l'impresa dei Mille e il Regno Sardo piemontese.

Racconto questo per fare capire che solo dal 1860 in poi la Sicilia perde la centralità a livello mondiale. Ben 13 popoli importanti nei millenni si sono avvicendati nella dominazione dell'isola e poi, comprendendone la strategicità, vi si insediarono per sempre per viverci e abitarci. Il declino del Sud, come è ormai affermato a tutti i livelli, è datato proprio 1860, con la gestione politica del nascituro Regno d’Italia. Non fu solo un'operazione cieca da un punto di vista politico, con mezza Italia ridotta al rango di colonia di serie C, ma soprattutto fu un'operazione cieca da un punto di vista strategico, perché precluse per l'Italia lo sviluppo in Oriente, Medio ed Estremo, che ovviamente avrebbe prodotto ben altri effetti commerciali ed economici. Da quel momento il Sud, perdendo la visione strategica, diventò soltanto ed esclusivamente il “mercato domestico” del Nord.

Questo sistema è durato ininterrottamente, Presidente, fino al 1990, cioè fino al crollo del Muro di Berlino, che segnò il crollo di un mondo diviso a metà fra due monoliti ideologici, militari e politici, in cui l'Italia era il confine. Dal 1990 in poi, un Paese con reale visione strategica doveva cambiare i paradigmi fino a quel momento vigenti. Il Ponte doveva nascere già allora e infatti il dibattito parte proprio in quegli anni. La caduta della cosiddetta Prima Repubblica non consentì questo progetto.

Dopo il 1990 siamo alla cronaca. Scontri tattici in un Paese bloccato da una visione di breve periodo, senza una leadership duratura e succube psicologicamente, commercialmente ed economicamente di altri Paesi europei - Francia e Germania e Olanda su tutti - che non avevano interesse alla infrastrutturazione del punto centrale del Mediterraneo. Questo teorema assurdo di non utilizzare i propri asset strategici però non può durare fino all'infinito.

Siccome il leitmotiv del mio intervento e quello della Lega, è quello di fare capire la strategicità del Ponte sullo Stretto di Messina, dentro un contesto di passato e futuro, in un compulsivo cambiamento post-COVID, dobbiamo dirci perché il Ponte oggi va costruito.

Il mondo futuro avrà i suoi picchi nelle eccellenze delle grandi aree del pianeta, che stringeranno tra loro un dialogo serrato, fatto al tempo stesso di competizione e di cooperazione. Il Mediterraneo sarà sempre più cerniera e crocevia dell'Europa continentale e orientale, dell'Unione europea e della Russia, ormai vicina grazie alle grandi dorsali infrastrutturali. La nuova centralità del Mediterraneo è ancora di gran lunga più vasta e più forte del passato. La collocazione geografica ci assegna ancora una volta una rinnovata posizione di assoluto privilegio nel mondo globale. Lo diciamo noi? Ma no, lo dice l'economia globale! Sorprende l'incapacità pressoché generale in Italia di sapere leggere queste ovvietà. Stare “al centro” - lo dico tra virgolette - però non è possibile senza infrastrutture nazionali e senza servizi adeguati.

Anche in assenza di liquidità nazionale, tali risorse sono certamente compatibili con le possibilità dei grandi soggetti investitori internazionali. L'evoluzione del mercato globale richiede che si affronti rapidamente e sinergicamente il nodo delle infrastrutture. Dobbiamo trasformare il nostro Paese in un sistema funzionale, in una piattaforma globale di scambi di idee e di beni materiali e immateriali. Tale scelta si pone come base di un confronto positivo fra il livello regionale e gli alti livelli istituzionali - Stato, Europa - consentendo da una parte, quella siciliano-calabrese, un approccio mai minoritario, conscio delle forti prospettive di un'area che si propone di essere al contempo ponte e frontiera fra mondi diversi, necessariamente destinati alla reciproca comprensione culturale e connessione funzionale.

Siamo arrivati in una fase in cui, indipendentemente che governi una parte politica o l'altra, Presidente, bisogna inseguire il sogno di crescita e sviluppo, a meno che una parte della politica nazionale non voglia inseguire invece disegni di cessione di sovranità ad altri Paesi. Ciò è già successo con il Governo Monti, che cancella quale sua prima scelta, prima scelta in assoluto, il Ponte, di cui già era stata avviata la costruzione, assumendosi oneri di contenzioso che oggi sono pari a 800 milioni di €.

Né valgono assolutamente più le argomentazioni farlocche e ideologiste di tipo ambientalista - no TAV, no Ponte, no TAP - salvo poi cambiare idea al primo sventolio di gestione del potere.

Non valgono le argomentazioni di chi non vuole la centralità della nostra Italia perché vive il complesso di inferiorità con le nazioni del nord.

Non valgono le motivazioni economiche del tipo: il ponte costa tanto rispetto all'uso che se ne deve fare; ma diciamolo, allora, quanto vale, questo ponte, e quanto costa, con dati ufficiali del progetto, così come sapientemente ci illustra il professor Enzo Siviero, ordinario di statica all'Università di Venezia, il più grande esperto di ponti che c'è in Italia, e che attinge questi dati esattamente da una fonte incontrovertibile: il progetto Ponte Dell Stretto; il costo dell'opera è di 6 miliardi e mezzo: i costi di costruzione sono 5,7, di cui 3 il ponte, 2 e mezzo i collegamenti, 0,2 la cantierizzazione, i costi finanziari 2. Parliamo di un project financing, di cui il 60 per cento del finanziamento è privato e il 40 dello Stato. È stato dimostrato che la variante di contrada Cannitello è stata realizzata nei tempi e nei costi previsti, a dimostrazione che quando una cosa si vuole fare, si fa. Non si può ignorare la spada di Damocle del contenzioso: 800 milioni. Inoltre, lo Stato ha già speso 300 milioni e la società Stretto di Messina è in liquidazione.

Chiudo Presidente. Musumeci ha inserito il ponte come prima richiesta del Recovery Fund, ma insomma il “no” del Governo alla costruzione del ponte, questo recente “no” che il che il Governo ha voluto dare, butta in cattiva luce esattamente lo stesso, perché per l'ennesima volta dimostra che, da un punto di vista gestionale e strategico, praticamente non ci sono argomentazioni e, visto il recente dietrofront, anche da un punto di vista morale.

Ecco perché la Lega-Salvini Premier dice “sì” al Ponte, lo dice in maniera convinta e si batterà sempre di più perché quest'opera strategica venga ad essere realizzata (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

SEDUTA N. 422. ALESSANDRO PAGANO (LEGA). 4 novembre 2020

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