Martedì, 24 Novembre 2020


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#Trump. Ma è più grave far votare i morti o far ricorso?

 

 

 

 

 

 

 

 

Credendo di fare un torto a Trump, i corrispondenti dei principali quotidiani italiani dagli Stati Uniti riportano il parere di analisti vicini al partito repubblicano, secondo cui i ricorsi contro i conteggi elettorali avviati dall’ex presidente non serviranno a ribaltare il risultato elettorale.


In realtà dalle risposte degli intervistati emerge non che i brogli non vi siano stati, ma che sono stati di ridotta entità o che comunque Trump e i suoi avvocati non saranno in grado di documentarli.

Alcuni, non a torto, paventano il rischio che questa drammatizzazione del confronto elettorale possa interferire sul risultato dei ballottaggi per il Senato, la cui vittoria è indispensabile ai repubblicani per evitare che i democratici controllino, oltre alla Casa Bianca, entrambe le Camere.

Gli analisti ammettono che il voto postale sia stato occasione di sostituzioni o contraffazioni di schede, con suffragi attribuiti a elettori deceduti o immigrati irregolari, ma il fatto viene considerato ininfluente. E a questo punto pare che lo scandalo non siano i brogli, ma il fatto che il Presidente non vi si rassegni e adisca le vie legali.

Evidentemente per molti corrispondenti dagli Usa far votare i morti per cacciare Trump è una sorta di opera di misericordia, un dolus bonus di cui non è il caso di scandalizzarsi.

Eppure sono comportamenti come questo che rischiano di trasformare gli Stati Uniti in una sorta di repubblica delle banane.

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