Abbattere i circuiti della schiavitù. Dai campi di concentramento in Cina alle fabbriche di lavoro forzato in Italia una vergogna da cancellare.




La domanda politica più interessante me l’ha fatta Alessio Falconio di Radio Radicale:   “come mai 170 deputati di tutti i partiti, nel momento in cui si dibatte sulla sfiducia al  Governo Berlusconi, anziché restare sul tema del giorno decidono di presentare una proposta di legge su un argomento apparentemente lontano dall’attualità politica ? ”


L’argomento oggetto della domanda del giornalista di Radio Radicale è una proposta di legge che vieta la produzione, l’importazione e il commercio di merci prodotte in schiavitù, presentata nei giorni scorsi, primi firmatari gli on. Pagano, Sposetti, Moffa, Cimadoro, Polledri, Volontè, Calgaro, Laffranco, Farina.
Si ! Perché anche se a qualcuno potrebbe sembrare strano, l’argomento strano non è. Anche in Italia, per fare qualche esempio, si rammenta che nel distretto tessile di Prato, ma ciò accade anche in molte altre parti d’Italia, laboratori clandestini, gestiti quasi tutti da cinesi, producono milioni di prodotti di qualità scadente e a prezzi stracciatissimi. Come può accadere tutto questo in pieno terzo millennio ? 
Silvia Pieraccini,  nel suo libro inchiesta “ L’assedio cinese “, Edizione Sole 24 Ore, ci mostra cifre da capogiro: solo a Prato insistono 30 mila clandestini che producono 2 miliardi di giro di affari (almeno la metà in nero), che però denunciano appena tre casi di infortuni all’INAIL e che hanno una vita media aziendale di tre anni e mezzo al fine di sfuggire ai controlli. La materia prima che si lavora in questo distretto produttivo arriva quasi sempre dai campi di concentramento cinesi, i famigerati lao-gai. In questi posti terribili i dissidenti politici assieme ai condannati per reati comuni vengono schiavizzati lavorando 18 ore al giorno, fino a quando non schiantano dalla fatica. Molte volte a coloro che muoiono vengono espiantati i loro organi vitali (cuore, reni, fegato).
Alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge che ha visto la partecipazione di tutti i network nazionali, ha partecipato anche un ospite d’onore, il dissidente cinese Harry Wu, che dopo 19 anni di campi di concentramento è riuscito ad espatriare in USA e lì ha fondato la Laogai Reserch Foundation, che si batte per la tutela dei diritti umani in Cina. Diritti umani che però, come è stato dimostrato dalle statistiche, vengono violati anche in Italia.
Harry Wu è fuggito negli USA nel 1992 dopo 19 anni di Laogai, ma oggi le cose continuano ad essere come allora, come è stato denunciato da Liu Xiaobo, recentemente insignito del premio Nobel per la Pace.
L’Occidente e l’Italia in particolare continuano a fare finta che nulla stia accadendo e continuano ad intrattenere lucrosi (per loro) rapporti economici con la Cina e tollerano la concorrenza sleale delle fabbriche lager e truffaldine dei nostri distretti produttivi. Il responsabile in Italia dei Laogai Reserch Foundation, Toni Brandi, ha prodotto prove inconfutabili su come imprese italiane importino merci prodotte in schiavitù anche nel settore agro-alimentare. La Coldiretti a metà gennaio ha annunciato che presenterà un rapporto-denuncia proprio su questo tema. Come si vede questa non è solo una problematica di tipo economico ma soprattutto di tipo morale e sociale, visto che si intacca anche la salute delle nostre popolazioni. Questa proposta di legge è autenticamente bipartisan in quanto il bisogno è avvertito da tutti, destra e sinistra. E  ciò conferma che la domanda che Radio Radicale mi ha posto all’inizio, non poteva che trovare una risposta semplice e cioè: “c’è una maggioranza del Paese e quindi del nostro Parlamento, che è stanca di chiacchiere inutili, di gossip, di odi e rancori, di ragionamenti tesi solo a destabilizzare il quadro politico, e di tentativi di “ribaltare” la volontà popolare. C’è una maggioranza del Paese e del Parlamento che in maniera bipartisan vuole invece risolvere i veri problemi che attanagliano la nostra Italia e la nostra comunità internazionale”.   

Alessandro Pagano