On. Fabrizio Cicchitto a LIBERO : solo il tandem Silvio-Angelino garantisce un centrodestra forte.

 

 

 

 

Il PDL, prima dell’ultimo ufficio di presidenza, poteva condurre una forte battaglia politica,


utilizzando sia Berlusconi - cioè la continuità dal 1994 e un carisma che tuttora attrae una quota significativa di elettori - sia Alfano - che ha dimostrato di avere il quid, e di essere nel contempo un uomo di governo e un “uomo nuovo” - che sta in tutte le classifiche dei sondaggi.

E’ giusto condurre una durissima battaglia contro l’uso politico della giustizia in atto nei confronti di Berlusconi, ma la conseguenza perversa di esso è che se non interviene un livello processuale che blocca il decorso dei vari gradi di giudizio, le conseguenze sono inesorabili e inarrestabili: a parte la dichiarazione di decadenza, comunque l’interdizione derivante strettamente dalla sentenza è inevitabile e con essa dobbiamo fare i conti in termini politici.Realisticamente in tre modi. In primis assicurando a Berlusconi una leadership che può esplicarsi anche fuori dal Palamento sul terreno del messaggio politico e della comunicazione mediatica.

In secondo luogo bisogna mettere in pista ai vari livelli governativi e istituzionali, e quindi della futura candidatura come premier, Alfano che ha dimostrato di avere notevoli qualità politico- istituzionali, ferma restando la verifica offerta da eventuali primarie. A livello politico-partitico, poi, il problema non è quello della sigla (PDL o Fi): ma della sostanza: è condivisibile un partito che combina insieme la leadership (Berlusconi), un segretario politico (Alfano), un regime interno democratico, un radicamento sul territorio per cui la scelta dei candidati e dei massimi dirigenti viene fatta attraverso le primarie. In questo quadro al centro-destra non conviene affatto la precipitazione della situazione politica attraverso una crisi di governo e conseguenti immediate elezioni politiche. Infatti, se si andasse subito ad elezioni, adesso  Renzi le vincerebbe a mani basse. Per di più  non v’è certezza di elezioni immediate se oggi cadesse il governo Letta-Alfano: il Presidente della Repubblica lavorerebbe per un “governo di scopo” che faccia comunque una nuova legge elettorale. Qualora ciò fosse impossibile, si rischierebbero le dimissioni di Napolitano e dunque le candidature di Prodi, o di Rodotà. Ma Pdl-Fi ha anche altre ragioni di fondo per tenere in piedi l’attuale governo. Oggi gran parte dei nostri elettori e delle forze sociali  di riferimento nel contempo solidarizza con Berlusconi per l’attacco giudiziario del quale è vittima ma chiede anche di assicurare una governabilità che gestisca l’economia in funzione della crescita (di qui anche  l’esigenza di introdurre cambiamenti nella legge di stabilità) e di realizzare finalmente profonde riforme istituzionali. Ora commetteremmo un gravissimo errore se mettessimo in contraddizione l’esigenza della difesa di Berlusconi con quella della governabilità. Ricordiamo tutti  il risultato delle elezioni del 2013: esse sono state vinte dal M5S, e pareggiate fra il PD e il PDL andando all’indietro. Infatti Berlusconi ha recuperato voti  rispetto ai sondaggi del 2012 che attribuivano al PDL consensi intorno al 12 – 13% quando esso era senza candidato premier: Berlusconi aveva manifestato il proposito di ritirarsi e a sua volta Alfano non era stato riconosciuto come leader. Nel 2013 Berlusconi ha consentito al PDL un recupero positivo ma comunque lasciando sul campo ben sei milioni di voti. Ciò ha sottolineato una situazione di disagio in una parte cospicua dell’elettorato di centro-destra.

Conclusioni: l’unica strada per la “salvezza” del centro-destra è un attacco a due punte, da un lato con Berlusconi e dall’altro con Alfano, mantenendo comunque in piedi l’attuale governo e avendo il tempo(vedi la scadenza del 2015) di lanciare la candidatura di Alfano in alternativa a quella di Renzi. L’altra ipotesi, a partire da quella di smontare quel binomio e di aprire una fase di cieca conflittualità interna aggiungendo ad essa anche una fortissima conflittualità  esterna con la crisi di questo governo ci sembra un tragico errore.

In questo quadro la decisione presa con la maggioranza di un solo voto (quello della montiana Lanzillotta) da parte della giunta per le elezioni perché su Berlusconi si voti al Senato a scrutinio palese è un’indegna forzatura che contraddice l’art. 113 del regolamento del Senato e che dà proprio il segno di una sorta di “crociata” contro una persona. Essa  è stata prodotta da una catena di scelte strumentali: una parte del PD non accetta di essere sorpassata dal M5S sul terreno del giustizialismo, un’altra parte, invece, quella più vicina a Renzi, punta ad elezioni anticipate; Lanzillotta poi ha agito per una serie di ragioni meschine, una rivalsa contro Casini, il rancore inestinguibile di Monti per  Berlusconi per aver accelerato la fine del suo mediocre governo.

Detto tutto ciò, però,  sarebbe imperdonabile se il PDL cadesse in questa ennesima provocazione politica determinando così la caduta del governo, facendo un favore a Renzi e a Grillo che non a caso sono gli alleati trasversali anche di una parte del PDL. ”.