Mercoledì, 17 Giugno 2026


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LA RESISTENZA DELL’IRAN, IL RUOLO DELLA CINA, IL SOSTEGNO DELLA RUSSIA E LA RESA DI TRUMP

 

 

 

 

 

LA RESISTENZA DELL’IRAN, IL RUOLO DELLA CINA, IL SOSTEGNO DELLA RUSSIA E LA RESA DI TRUMP (una sintesi efficace e documentata per capire quasi tutto).


 

Articolata l'analisi che l'esperto statunitense Scott Ritter, già ispettore Onu per il nucleare, fornisce al popolare video-blogger Judge Andrew Napolitano: se a far capitolare gli Usa è stata l'inattesa resistenza dell'Iran, a regalare al disperato Trump una via d'uscita, finalmente, è stata la Cina, che ha convinto gli iraniani a fermarsi, riaprendo lo Stretto di Hormuz (vitale per l'economia di Pechino).

Per Ritter, ormai giganteggia la statura mondiale di Xi Jinping: attraverso il Pakistan e con l'avallo dei russi, il leader cinese ha di fatto sbloccato una crisi energetica drammatica, che stava iniziando a paralizzare il mondo. Crisi innescata dalla folle aggressione israelo-statunitense: l'attacco a tradimento contro l'Iran era scattato senza che vi fosse un vero allarme e per giunta a negoziati in corso.

Vista l'impossibilità di piegare Teheran, non restava che il terrorismo: bombardamenti a tappeto sulle città e, magari, il ricorso all'arma atomica. Clamorosamente, l'ex trumpiano di ferro Tucker Carlson è arrivato a invitare i generali americani a disobbedire agli ordini. Per la verità, sia il Pentagono che la Cia avevano tentato di dissuadere la Casa Bianca dall'attaccare l'Iran, avvertendo che sarebbe stato impossibile batterlo. Sicuramente, dice Ritter, gli alti comandi hanno opposto resistenza anche a campagna in corso. Pesantissimo, poi, il fallimento della catastrofica missione per impossessarsi dell'uranio iraniano: mascherata da recupero del pilota di un caccia abbattuto, l'operazione – che avrebbe coinvolto oltre 150 velivoli – è stata annullata dalla prontezza della difesa iraniana.

«Gli Usa hanno fallito tutti gli obiettivi e non hanno acquisito alcun risultato, né politico né militare», sintetizza Ritter: «Il governo iraniano non è cambiato e il suo nucleare (civile) non è stato toccato». Idem il vasto arsenale dei missili balistici, che hanno raso al suolo tutte le basi Usa nel Golfo Persico. Le portaerei? Tenute lontanissime dai missili iraniani. Impensabile poi uno sbarco dei marines: sarebbe stato un suicidio. Tuttora, lo Stretto di Hormuz resta sotto il pieno controllo di Teheran. «Per gli Stati Uniti, questa è una sconfitta schiacciante. È anche l'inizio di un declino ormai vistoso. Per Trump, significa il quasi sicuro disastro alle imminenti elezioni di medio termine, a prescindere dalle esilaranti storielle che si inventerà, per tentare di raccontare che il vincitore sarebbe lui».

A pesare è la fortissima delegittimazione della Casa Bianca: il presidente è stato abbandonato dai trumpiani della prima ora, quelli del movimento Maga, delusi e traditi dalla censura imposta agli Epstein Files.

Un super-trumpiano come Joe Kent, capo dell'antiterrorismo, si è dimesso in modo rumoroso: accusa il presidente di aver aggredito l'Iran senza motivo, solo per assecondare Netanyahu.

Francesco Toscano è fra quanti si domandano se Trump, oltre a essere “compromesso” e forse ricattato, non sia anche spaventato: «È stato verosimilmente il Mossad a uccidergli sotto il naso un fedelissimo come Charlie Kirk, leader dei giovani Maga: si era permesso di accusare Netanyahu di tacita complicità nella strage del 7 Ottobre».

Ritter intervistato da Andrew Napolitano:

Guarda il video

(Scott Ritter è un ex militare americano e ispettore delle Nazioni Unite, ora autore e analista di geopolitica)

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