N. 15 - Aprile 2004
Il ritrovamento della nostra identità fa parte della storia locale
Il ritrovamento della nostra identità fa parte della storia locale
Presentazione del volume di Giuseppe Testa: "Hodighitria" - Società Editrice Pallade - (Cultura e Libri)
Giuseppe Testa è conosciuto e apprezzato per la sua infaticabile e appassionata opera di storico di diverse comunità cittadine di Sicilia. E altri suoi studi ha dedicato a momenti e figure della storia della Sicilia, specialmente in età moderna e contemporanea, con una speciale attenzione alla valorizzazione dei beni culturali delle singole comunità .
Ma il campo maggiormente da lui coltivato, quello da cui è partito nel suo itinerario di storico e a cui non ha cessato di ritornare lungo gli anni, resta la vicenda storica - civile e religiosa - di Campofranco, la sua città d'adozione, dove vive con la sua famiglia da molti anni e in cui ha intrecciato solidi legami d'amicizia, di lavoro, di partecipazione civile e di impegno culturale.
Su Campofranco ha scritto davvero molto, facendo emergere dagli archivi ed anche dalle fonti più disparate, comprese le pietre, lavorate o meno dagli uomini, l'esemplare vicenda di uno dei tanti "paesi di nuova fondazione" che, nell'età moderna, cambiarono il volto della Sicilia interna.
Testa ritorna ora, con questo suo volume, mettendo a frutto gli studi precedentemente pubblicati, alla storia dell'amata Campofranco, seguendo, stavolta, un filo che lo porta lontano: per tutta la Sicilia (da Messina a Palermo), a Roma e perfino all'antica Bisanzio. E' il filo della devozione all'Odigitria, la Vergine che indica la Via che è Cristo.
Per vie un po' misteriose e comunque per passaggi attualmente non chiaramente conosciuti, l'Odigitria è divenuta il titolo con cui i siciliani venerano in modo speciale la Madre di Dio. Nell'arcivescovado di Monreale si conserva il grande capezzale del re Guglielmo II che raffigura l'Odigitria, che è presente anche nei mosaici della cattedrale.
E a Roma l'arciconfraterita dei siciliani dimoranti nella capitale della cristianità è dedicata all'Odigitria. L'autore ha modo, lungo la sua narrazione, di inserire interessanti notizie sull'origine e la diffusione della devozione dei siciliani all'Odigitria nell'isola e fuori dell'isola, particolarmente nel secondo millennio.
Ma egli prende le mosse da Campofranco dove, già nei primi anni della sua storia, nella seconda metà del Cinquecento, il principe fondatore, Giovanni Campo, fece erigere una chiesa dedicata proprio all'Odigitria e che fungeva da cappella del palazzo dello stesso principe. E poi segue passo passo, lungo i secoli, le vicende della chiesa che, per qualche tempo funse anche da chiesa madre del paese. Sono vicende di devozione e di culto ma con interessanti riflessi sociali e culturali,che l'autore non manca di sapientemente illuminare con il ricorso alle diverse fonti che ha ricercato e studiato ormai da molti anni.
Due aspetti vorrei sottolineare dell'interessante ricostruzione storica di Giuseppe Testa.
Il primo aspetto è che la devozione l'Odigitria a Campofranco è del principe fondatore e della sua famiglia che continua, lungo i secoli, a sostenere il culto della chiesa, esercitandovi anche il diritto i patronato, ed è degli abitanti del paese che celebrano con grande partecipazione la festa dell'Odigilria nel mese d'agosto, e in vari modi contribuiscono nel tempo ad arricchire l'edificio sacro di altari e arredi.
Nella chiesa ha sede, poi, una confraternita sotto lo stesso titolo dell'Odigitria e che sarà detta pure della Carità .
La devozione diventa fattore di aggregazione sociale e via per l'assistenza e la beneficenza. È, insomma, la devozione a legare la casa principesca al popolo e il popolo al suo interno nelle sue diverse componenti sociali. Davanti alla devozione all'Odigitria, si sospendevano o comunque potevano essere attenuate anche le leggi più dure, come nel caso accaduto durante la processione nel 1659: la statua dell'Odigitria fu fatta fermare davanti alle carceri e si reclamò che venisse scarcerato, perché così voleva la Madonna, col suo andare "né ninnante né addietro", un tale Vincenzo Lo Baglio, gabelloto, che era stato arrestato per debiti; e fu giocoforza per le autorità cedere alla folla, ceno manovrala dagli amici del carcerato, e liberare il gabellotto debitore. È un episodio che giustamente Testa sottolinea per indicare l'importanza della devozione in quei tempi.
Il secondo aspetto è che la devozione all'Odigitria collega il piccolo centro abitato dell'interno della Sicilia alla più vasta cattolicità e, in primo luogo, alla stessa capitale della cristianità : Roma. Ed è un collegamento che esprime la condivisione, da parte dei fedeli di Campofranco, di una devozione mariana diffusa in tutta la Sicilia e coltivata dai siciliani anche fuori dell'isola, e che, anche in epoche in cui le comunicazioni erano scarse e lente, a portato a Campofranco notizie da fuori del paese riguardanti la devozione all’Odigitria.
Riferisce Testa che sulle pareti della cassa, sostenuta da due vecchioni, su cui è la statua dell'Odigitria, venerata a Campofranco, sono scolpite tre scene, di cui due si riferirebbero a episodi accaduti a Roma. Il primo risale al 1799, e segnò la distruzione da parte delle truppe francesi della chiesa dell'arciconfraternita dei siciliani in Roma. Il secondo accadde il 22 agosto 1817 e significò la restituzione dei ruderi della stessa chiesa ai con fraterni, e la presentazione al Papa da parte del confrate Francesco Manno del progetto della nuova chiesa, che è poi l'attuale in via del Tritone.
È un'informazione - questa dataci da Testa - che evidenzia chiaramente come la devozione collegava fedeli sparsi in regioni distanti e contribuiva a creare legami culturali.
Ritengo che, per l'evidenziazione di questi legami storici tra la devozione all'Odigitria a Campofranco e quella coltivata in altre comunità di città e paesi della Sicilia e di fuori della Sicilia, a Giuseppe Testa dovranno essere grati i suoi concittadini di Campofranco, ma anche devoti e studiosi fuori di Campofranco.





