N. 26 - Gennaio 2008
Verso una sanità a misura di uomo
Verso una sanità a misura di uomo
del Dott. Enzo Sedita - (Famiglia e Società )
Contrariamente a quanto da più parti si vuole fare intendere, negli ultimi cinque anni la situazione sanitaria nella nostra provincia è sensibilmente migliorata.
Abbiamo lavorato senza sosta e la risposta è stata globale: ha coinvolto sia gli ospedali che il territorio. Tutti gli ospedali infatti sono stati arricchiti da un punto di vista tecnologico: una TC di ultima generazione in ognuno, un sofisticato sistema di telerefertazione che ci pone al primo posto in Sicilia, per non citare l’arricchimento in strumentario operato ovunque.
E stata istituita una risonanza nel presidio di San Cataldo che nel solo 2006 ha prodotto oltre 700 prestazioni. Anche il territorio è stato arricchito: sono stati infatti aperti i poliambulatori di Mazzarino, di Butera, di Riesi, di Gela; la sede di GeIa sia del dipartimento di riabilitazione che di quello di salute mentale, nuove ed adeguate sedi per i consultori di Gela e San Cataldo.
Sono in corso di realizzazione le opere per messa in regola seguendo i concetti dell’accreditamento dei poliambulatori di Caltanissetta, Mussomeli, degli ospedali di Mussomeli, di San Cataldo e se pur con qualche problema di Niscemi.
E stato presentato un progetto per costruirne uno a Gela e per finalmente avere dei locali adeguati per quello di Niscemi. Tutti i poliambulatori presenti in provincia sono stati potenziati sia dal punto di vista tecnologico: ecografici, nuove e/o ripristinate l’apparecchiature radiologiche. Si è avuto un incremento di ore di specialistica ambulatoriale interna che non aveva mai visto riscontri in passato. I medici di continuità assistenziale, secondo il contratto vigente, sono stati utilizzati in vari servizi, sempre al fine di dare risposte sanitarie alle esigenze dei pazienti.
Nel fare tutto ciò, la nostra AUSL 2 ha altresì dimostrato di essere la più virtuosa in Sicilia, in tema di bilancio: dando esempio che buona amministrazione si può coniugare con risparmio senza diminuire, ma anzi migliorando le offerte sanitarie. Conseguentemente si è avuta negli anni una inversione nella migrazione sanitaria: non più dalla nostra provincia verso le vicine Catania e Palermo, ma addirittura in alcuni casi l’inverso. E’ prossima la realizzazione del servizio di radioterapia a San Cataldo e vicina quella analoga a Gela. Tutto il territorio è stato quindi attenzionato ed in specie, date le storiche carenze di certo addebitabili ad altri, maggiormente la zona sud, dimostrando in tal modo al di sopra di qualsiasi dubbio l’attaccamento al territorio intero e non certo a questo o quel comune.
Anche l’ospedale S. Elia sta migliorando ed accanto ai lavori che ci si augura finiscano presto, addirittura prima dei tempi di consegna, finalmente si avrà l’emodinamica: non più viaggi in elicottero verso altri nosocomi con ritardi che possono causare la morte o gravi invalidità per i nostri pazienti, ma qui, sul nostro territorio risposte adeguate e dovute.
Certo molto è stato realizzato, ma molto vi è ancora da fare, ma ciò sarà possibile, secondo quanto già avvenuto in passato, a mezzo del sacrificio di tutti noi che vi lavoriamo e dall’appoggio dei politici corretti, di quelli che pensano a costruire e non a distruggere, di quelli che pensano, come dimostrato dai fatti, al bene della gente e non agli interessi personali.
La scommessa per il prossimo futuro è migliorare la medicina territoriale: si deve mettere ancora di più al centro del sistema il paziente. Occorre portargli sotto e dentro casa ciò di cui ha maggiormente bisogno, occorre non costringerlo a recarsi in ospedale per avere delle risposte che ivi sono improprie.
Ecco, a mio parere, il segreto su come costruire, su come andare avanti: da una parte eliminare i ricoveri impropri dall’altra arricchire e parallelamente rendere il territorio consono a dare le risposte che deve. L’occasione favorevole per realizzare ciò è stata la stesura della bozza del piano sanitario regionale 2008/10 e il riordino della rete ospedaliera siciliana.
Seguendo come base quanto previsto nel piano di rientro, abbiamo ottenuto grandi successi, certi di avere dato sicure risposte alle esigenze dei nostri pazienti, dei loro familiari, della nostra gente.
Infatti risultato finale: non è stato perso nemmeno un posto letto per acuti, a differenza di altre province; è stato previsto un potenziamento dell’attività in sub acuzie, mediante l’istituzione in ogni presidio e rimangono tutti e quattro, di una u.o. di riabilitazione e una di lungodegenza.
Altresì è stato previsto un potenziamento delle RSA, dell’ADI, a mezzo del nuovo Dipartimento Socio Sanitario.
E stato previsto un logico e dovuto riconoscimento al medico di famiglia: occorre istituire UTAP, case della salute ed interagendo con gli altri settori del Sistema sanitario, portare il diritto alla salute dentro la casa dei pazienti, facendo l’opposto di quanto si fa oggi: costringerlo ad allentarsi nella ricerca molto spesso vana di una risposta adeguata. Per fare ciò occorre anche che l’eventuale personale in esubero nel riordino della rete ospedaliera debba essere utilizzato sul territorio di appartenenza e non essere allocato anche in soprannumero in ambiente ospedaliero, deve restare nel suo territorio, là dove già opera. Ma dobbiamo ricordarci che ciò sono solo buoni propositi. Il piano sanitario regionale è un atto di indirizzo: occorrerà poi che oculati ed adeguati direttori generali lo applichino.
Compito dei politici e di tutti noi sarà vigilare che ciò accada ed eventualmente additare chi si comporta diversamente, seguendo logiche diverse di quelle del bene comune.





