Venerdì, 19 Luglio 2019

 

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Quando il valore di un'amicizia e un avvenimento speciale cambiano il destino di una persona




La lettera aperta di una ragazza colpita dall’esperienza della visita del Pontefice

In meno di una settimana due fatti hanno investito la mia vita: la visita del Papa a Palermo e il concerto degli U2 a Roma. La cosa incredibile è che entrambi erano previsti ma nessuno dei due è andato secondo le previsioni.
Mi viene proposto di andare a Palermo e io accetto senza se e senza ma, partendo soprattutto per curiosità.


Ma ben presto mi sono resa conto che questo non bastava.
Per me quella domenica non è stata semplicemente l'occasione di vedere e sentire il Papa, ma ha significato qualcosa di più: è stata la conferma in un incontro fatto poco più di un anno fa grazie ad una compagnia di persone. Un incontro che ha travolto in pieno la mia vita, permettendomi di rimettere tutto in discussione, dal mio ateismo un po' ingenuo al mio modo di stare di fronte agli amici, al ragazzo e allo studio.
Andare a Palermo mi ha permesso di dire di sì ancora una volta a questo incontro fatto, mi ha reso protagonista della giornata e non semplice turista. In particolare, una cosa mi ha colpito nel discorso che il Papa ha fatto a noi giovani e che ho portato con me anche a Roma e al concerto: non basta ricevere una grazia e una compagnia di amici per potermi prendere cura del mio destino, ma è necessaria una mia mossa personale, un mio desiderio di totalità e unità nella vita di ogni giorno.
Con questa coscienza e con la certezza di essere sostenuta da Qualcun Altro sono partita per Roma. Questo viaggio era organizzato da mesi: tutto calcolato, tutto progettato, non poteva non essere perfetto! Eppure un imprevisto ha reso la partenza triste e non "perfetta".
Grazie a quella coscienza ho vissuto questa circostanza inevitabile non come la fine ma come un inizio. Il concerto non è stato tempo sprecato (non poteva esserlo), piuttosto un'occasione per gustare la bellezza di quella musica e per ridestare il mio desiderio, nonostante la tristezza che mi portavo dentro.
La bellezza del concerto, così come la maestosità del cupolone, sono state per me, come ha detto una volta Papa Ratzinger, una ferita che mi ha richiamato al mio Destino ultimo.
Un richiamo che diventa un "filo" che lega tutto (avvenimenti, fatti e persone) e un filo rosso perché è connesso alle domande del mio cuore.
Un richiamo così vivo che non ho potuto fare a meno di tornare in Piazza San Pietro per ascoltare l'angelus del Papa, dopo appena una settimana da Palermo.
Solo con questa assoluta libertà di fede e giudizio mi sono commossa ascoltando Bono Vox cantare: «Credo nel Regno dei Cieli (...), ma non ho ancora trovato quello che sto cercando», perché io quello che cercavo (una via, un metodo e una verità) l'ho trovato, nonostante le difficoltà che incontro nel riconoscerlo.

Dacia Impellizzeri*

*lettera aperta apparsa su “La Sicilia” del 15 ottobre 2010

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