Mercoledì, 22 Maggio 2024


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Sviluppo economico, impresa e sistema creditizio bancario in Sicilia.

Sviluppo economico, impresa e sistema creditizio bancario in Sicilia.

(Convegno organizzato da: Comitato per lo sviluppo economico territoriale della Regione Sicilia; Provincia Regionale di Agrigento; Comune di Racalmuto)

Fra gli intervenuti: Prof. Michele Limosani (Direttore Dipartimento di Economia, Statistica e Analisi Geopolitica Università di Messina); Prof. Francesco Petrino (Docente di Diritto Bancario e Preside Centro Studi Giuridici SNARP); Altri.

Sintesi della relazione dell’On.le Alessandro Pagano – Assessore Regionale al Bilancio e Finanze.

  1. Viviamo un momento economico terribile che fa portare ormai di una vera e propria povertà della nostra nazione. È una povertà sempre più avvertita e che nei prossimi anni diverrà ancora più imponente, a seguito della perdita del potere d’acquisto del ceto medio. Il potere di acquisto dell’italiano medio è diminuito per questi motivi:
    • EURO. La moneta unica europea ha fatto aumentare l’inflazione reale da un lato e dall’altro è fortemente rivalutata rispetto al dollaro. Addirittura si potrebbe parlare di "sopravalutazione" perché gli USA per sostenere la loro economia hanno svalutato la loro moneta.
    • CROLLO DELLA NOSTRA ECONOMIA. I grandi colossi dalle gambe d’argilla stanno crollando una ad una. Cirio, Parmalat, Finmatica, sono solo alcuni esempi. Ci sono centinaia di altri casi in Italia che non reggono più perché non sono più garantiti dal sistema clientelar-politico che li teneva in piedi. Questa "economia drogata" ha prodotto guasti di cui pochi erano a conoscenza ma che prima o poi si dovevano manifestare. Le protezioni politiche erano note da anni: Cirio era considerata fallita già nel 1999 (vedi Corriere della Sera del 13/02/04): Parmalat con 14 mld di € è stata protetta sin dal 1985 e così via. È chiaro che queste "bolle" hanno trascinato migliaia e migliaia di risparmiatori nel baratro, con danni all’economia nazionale.
    • STRETTA CREDITIZIA. Le Banche hanno chiuso i cordoni della borsa perché il loro sistema è al collasso, ma ciò si riverbera sulle aziende che hanno bisogno di crediti per finanziarsi e per investire. È una stretta creditizia non voluta dalle autorità centrali ma naturale. Nei fatti sta creando disagi che determinano quote di mercato perse dalle nostre aziende.
    • SISTEMA BANCARIO. L’istituto di vigilanza non ha fatto il suo dovere coprendo falle con perdita di credibilità e prestigio. Le nostre banche non hanno sufficienti redditività e i crediti in sofferenza sono preoccupanti. La stragrande motivazione di questa sofferenza è politica. Un esempio per tutti. Capitalia ha concesso affidamenti al Partito dei Democratici di Sinistra per 120 mld. di vecchie lire. ma ha concesso loro liquidità per 480 mld. Recentemente ha transato con gli stessi per 330.
  2. Tutto questo sta generando l’impoverimento del nostro ceto più produttivo, quel ceto medio che ci è stato invidiato da tutto il mondo e che ha generato un equilibrio fra efficienza economica, coesione sociale e libertà politica. Questa povertà del ceto medio, non dipende però solo dalle congiunture economiche o dagli imbrogli. I guasti della società italiana sono oggi il risultato di un lungo ciclo politico ed economico dove si sono registrati fenomeni sociali negativi e dove sono state negate le RIFORME.
    • Processo di individualizzazione (Massimo Paci, sociologo): l’opinione pubblica non può essere incanalata nei tradizionali percorsi della rappresentanza politica e sindacale. L’individuo vive in maniera più individuale e la capacità di sapere cogliere gli aspetti consumistici e di stile di vita risulta più complesso. In generale l’individuo risulta sempre più slegato dal "tessuto sociale".
    • Perdita dei valori simbolo: L’italiano medio è più povero perché alcuni valori simbolo come la moderazione, la laboriosità, lo spirito di sacrificio, la meritocrazia, la mobilità sociale, hanno subito una svalutazione. I figli del ’68, con il loro egoismo sociale l’hanno fatta da padroni ed hanno scaricato il "peso sociale" sulle generazioni future. Il benessere fittizio che ha fatto vivere l’Italia sopra le proprie possibilità (i crack aziendali, le "pensioni baby", le finte pensioni di invalidità, le pensioni d’oro di super privilegiati, le indennità di disoccupazione di precari che hanno continuato a svolgere altri lavori in nero) è stato mantenuto sull’indebitamento ed era chiaro che i nodi prima o poi sarebbero venuti al pettine.

I nostri figli pagheranno nei prossimi decenni a favore di chi invece poteva continuare a dare il proprio contributo.

Zygmund Bauman, parla di "solitudine del cittadino", che è la versione italiana dell’impoverimento del ceto medio.

Invece l’esempio che dobbiamo imitare è quello della Norvegia.

Paese ricchissimo di risorse naturali che investe sui giovani (assegni familiari adeguati, formazione, servizi). In Norvegia la media dei figli è di 4,5 per ogni donna in età fertile e gli anziani vanno in pensione a 67 anni. Come si vede l’esatto contrario della realtà italiana.

BIBLIOGRAFIA:

  • Dario Di Vico – L’impoverimento del Paese c’è – Corriere della sera 13/02/2004, pag. 11

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