Domenica, 26 Maggio 2019

 

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Il Municipio, primo corpo intermedio territoriale

La storia spesso ci propone circostanze che ci invitano a riflettere al di là dei fatti che la determinano, e chiunque voglia essere protagonista di un processo di sviluppo sociale e culturale, prima ancora che economico, deve comprendere che nulla arriva per caso ma che tutto è frutto di sacrifici e di volontà ferrea nel perseguimento delle proprie idealità.

Dietro ogni uomo e quindi dietro ogni comunità di uomini dovrebbe esserci una "Idealità", senza di essa si scivola nel "nulla" e nel nichilismo. Per Platone, come per noi le "Idee erano tutto: la Verità, l’Essere, l’Assoluto; fuori di esse non vi è niente".

Dieci anni fa circa si avviò a San Cataldo una nuova fase politica: nuovi uomini per nuovi progetti.

Una nuova generazione politica prese un impegno forte con i cittadini, consapevoli che, se la strada era lunga e non priva di ostacoli, il senso civico, la passione e il desiderio di far crescere San Cataldo sarebbero stati di conforto e stimolo per vincere la sfida.

Dieci anni fa quindi un progetto rivoluzionario fu presentato e sia pur per pochi voti fu approvato dai nostri concittadini.

Sono in tanti che si chiedono tutt’oggi come sarebbe cambiata la nostra storia se non ci fossero stati quei pochi voti in più. Non si sa se più bella o brutta ma certamente sarebbe stata un’altra storia.

Però è un dato di fatto che nell’ultimo decennio nessuno, tranne chi è afflitto da cecità ideologica o da rancore personale, si è mai vergognato di essere sancataldese. Anzi! In molti hanno ritrovato il gusto del vanto delle loro origini e della loro appartenenza.

Oggi, dopo circa dieci anni, esaurito quel ciclo solo perché la legge consente al Sindaco eletto un massimo di 2 mandati, mi ritrovo a presiedere la prima seduta del Consiglio Comunale con la stessa emozione di allora, con spirito intatto ed un entusiasmo crescente che deriva dalla memoria di ciò che si è fatto e dalla voglia di proseguire il cammino.

Mi piace sottolineare da questo civico consesso, autentico avamposto dell’impegno sociale e politico, l’ottimo ruolo raggiunto da San Cataldo con una centralità provinciale ormai conclamata. Non è questo un giudizio politico ma la lettura dei dati statistici e sociologici che hanno visto San Cataldo apprezzata ed ammirata in tutti i contesti provinciali e spesso anche regionali.

E in questo percorso accomuno nei meriti, ciascuno per le proprie competenze, l’Esecutivo Torregrossa e i consiglieri comunali tutti che si sono succeduti in questi 2 lustri, organi disgiunti che hanno saputo dialogare come se fossero ispirati da un "comune sentire".

Dieci anni fa il nostro Consiglio Comunale tenne a battesimo il Sindaco Raimondo Torregrossa, al quale oggi va il nostro sentito ringraziamento per ciò che ha saputo fare e al quale auguriamo quanto prima di poterci rappresentare in altre sedi istituzionali.

Oggi porgiamo un saluto di benvenuto al nuovo Sindaco, il Dott. Giuseppe Di Forti assicurandogli piena collaborazione proprio in virtù di una sinergia che ha alla base la crescita della nostra comunità, ma ricordandogli – se ve ne fosse bisogno – l’autonomia del ruolo del Consiglio, nonché la difesa delle prerogative dello stesso. L’egemonia attuata dagli organi esecutivi così come abbiamo visto in altri comuni anche geograficamente vicini non si dovrà, come da tradizione, mai verificare a San Cataldo.

Noi sappiamo di avere nel Sindaco e nella sua Giunta interlocutori seri e affidabili, e uguale serietà e affidabilità garantiamo sin d’ora nel più importante momento della vita civica della nostra cittadina, l’insediamento cioè della rappresentanza voluta dal popolo.

Non è un esercizio di retorica ricordare che proprio perché siamo diretta emanazione del popolo dobbiamo sentire l’obbligo morale, al di là degli schieramenti e delle bandiere, di impegnarci affinché il nostro mandato in questo consiglio sia vissuto con la consapevolezza di chi è strumento e voce dell’intera comunità.

La consapevolezza del ruolo non deve però far immaginare cose diverse rispetto a ciò che si deve e si può fare. Voglio, a tal fine, mutuare le parole di John Acton, citato da Marvin Olasky nel suo splendido saggio Conservatorismo compassionevole: "Ci sono molte cose che lo Stato (in questo caso il Comune) non può fare, molti buoni propositi ai quali deve rinunciare. Deve lasciarli all’iniziativa altrui: non può dare da mangiare alla gente. Non può renderla ricca. Non può educarla. Non può convertirla […]Lo Stato (il Comune) non può esercitare la funzione della coscienza. Si occupa solo del benessere della società, non degli individui. Reprime il crimine, non reprime il peccato[…] ".

Pertanto il Comune/Amministrazione non deve e non può "fare tutto", ma deve capire e dirigere verso il bene comune.

Per esempio, deve applicare quanto è più possibile il "principio di Sussidiarietà"; ancora, deve costruire alternative all’affarismo in politica per affermare la "Città dei Valori".

La "Città dei Valori" non è una città dove trionfa l’esasperazione religiosa, ma nemmeno una città totalmente separata dalla fede e dalla religiosità, e in cui Dio è morto o è assente.

Come dice Benedetto XVI la nostra società ha bisogno "di una sana laicità" che, aggiungo io, deve essere educata ad impegnarsi nell’azione politica.

"Costruire la città dell’uomo, come diceva Lazzati, a misura d’uomo è impegno di ogni Persona", perché i "princìpi" non sono astrazioni, ma radici.

La nostra civiltà, cristiana e occidentale è il frutto delle nostre radici, un vero e proprio punto di equilibrio fra intelligenza – sentimento – bisogni - azione – attività economiche – religione – tradizione.

Tutto questo significa che per quanto sia possibile, vi è un auspicio per la nuova Amministrazione Di Forti, e cioè costruire una San Cataldo dove si realizzi il trionfo della "Persona" e non dell’individuo, come invece la cultura dominante, quella che è erede delle utopie del XIX secolo, il marxismo e il capitalismo, nonché della cultura laicista, tende a realizzare.

L’individuo è infatti l’uomo solo, in assoluta autonomia relativistica, senza corpi intermedi, mentre in ogni componente delle Comunità, naturalmente strutturate, c’è la "Persona" (da noi si usa ancora correttamente dire cristiano), che oltre ad essere corpo è anche essere spirituale, perciò immortale.

Ecco perché la Politica per il cristiano deve essere la forma più elevata di carità sociale e il suo prerequisito assoluto è l’onestà, il pensare e la capacità "di fare",

Quindi "sapere, saper fare e sapere far fare!"

Chiudo con una citazione di Pericle (ad Atene, sec. V a.c.) che offro come augurio al Sindaco Giuseppe Di Forti per realizzare un ciclo altrettanto virtuoso per San Cataldo così come lo è stato quello di Raimondo Torregrossa:

"Sapere quello che va fatto, essere capace di spiegarlo, amare il proprio Paese ed essere incorruttibile, sono queste le qualità necessarie ad un uomo che deve governare la propria città."

Auguri di vero cuore.

Alessandro Pagano

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