Mercoledì, 21 Agosto 2019

 

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Brigate Rosse. Pagano: "Dobbiamo vaccinare i giovani contro la violenza"

CALTANISSETTA – I quindici presunti brigatisti rossi arrestati una decina di giorni fa hanno un età media di 35 anni e tra loro ci sono anche due studenti universitari rispettivamente di 27 e 22 anni. E’ un dato che non può essere sottovalutato per cercare di comprendere il fenomeno dell’eversione interna. Negli ultimi anni le BR hanno realizzato quasi indisturbate un vero e proprio proselitismo, tanto che hanno dato vita ad una specie di perverso ricambio generazionale al loro interno.

Questo reclutamento era prevedibile e finalmente viene data la prova conclamata che lo spazio primario di reclutamento giovanile è da una parte nei centri sociali e dall’altra nuovamente nelle fabbriche. I centri sociali non sono solamente dei luoghi in cui disagio giovanile e illegalità sono fortemente diffusi, ma almeno dalla fine degli anni ‘80 sono diventati anche uno spazio di sperimentazione alternativa al sistema ingessato della cultura italiana. Ovvio quindi che rivestano un fascino particolare per tantissimi giovani, anche non ideologizzati o politicizzati che però, con la loro frequentazione e partecipazione a questi momenti collettivi, finiscono, se non per diventare il famoso brodo culturale favorevole, almeno per essere imbevuti di una cultura massimalista e antistato.

E’ dal 1999, con l’omicidio D’Antona, che chi frequenta i mondi giovanili, ha continuato a denunciare inascoltato la crescente e radicata politicizzazione fuori dall’arco costituzionale dei centri sociali occupati, sostenuti e foraggiati dalla complicità delle giunte comunali di sinistra e spesso anche da una certa indifferenza dei nostri politici. Ricordiamo tutti il Leoncavallo, così come i centri sociali di Torino e Padova, vero e proprio regno di Luca Casarini, o i centri sociali napoletani, che hanno fatto da supporter all’azione di Caruso e dei no global a Genova. Da tempo nessuno parla più dei black blocks, come se fossero stati rimossi dalla coscienza collettiva. Ma siamo sicuri che sia un caso?

A Roma, poi, abbiamo raggiunto il paradosso in cui una persona come Nunzio D’Erme, pluricondannato, da capo di Action diventa il delegato al bilancio partecipato del sindaco Veltroni. A Roma non si riesce a sgomberare neanche un centro sociale. I ciclostili clandestini e i volantini che inneggiano alla lotta proletaria, nelle città del nord non sono più una novità. Durante le ultime campagne elettorali (politiche, amministrative e referendaria) i giovani di FI, come quelli di An, spesso sono stati aggrediti fisicamente. Anche nella vicina S. Cataldo tempo fa sono apparse scritte inneggianti alla lotta armata e scritte minacciose a uomini politici. La politica e le forze sociali sane devono reagire all’unisono. Nello stesso tempo i movimenti giovanili possono rivestire un ruolo importante nel contrastare quelle opere di proselitismo nei luoghi maggiormente frequentati dai giovani, in particolar modo nelle scuole medie superiori e nelle Università, solo però se i movimenti stessi acquistano forza politica e capacità di comunicazione e di progetto.

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