Sabato, 14 Dicembre 2019

 

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Crisi, sussidiarietà ed economia sociale di mercato

Convegno: "Crisi, sussidiarietà ed economia sociale di mercato"

Intervento dell'On. Alessandro Pagano

Grazie, Presidente.

Vorrei riprendere l’argomento partendo dalla citazione dell’onorevole Realacci circa la metafora del volo del piccione. Di fronte a questo esempio mi permetto di osservare che oltre a pensare dove bisogna andare, bisogna ricordarsi sempre da dove si viene.

Il perché è ovvio! Se non si capisce da dove si viene, è evidente che non si comprende qual è la nostra storia e quindi il nostro divenire.

Premesso che mi trovo pienamente nei ragionamenti fatti dal professor Fortis e dal dottor Borchard, ritengo che per comprendere bene il tutto, bisogna sottolineare due aspetti importanti:

  1. Si è sviluppata una psicologia di massa che ha eroso il senso di responsabilità dei singoli nei confronti del bene comune (concetto espresso da Pio XI nella sua Enciclica Quadragesimo Anno).
  2. Si è creata nella società contemporanea, una vera e propria coscienza adolescenziale, dovuta ad una sorta di giovanilismo tipico delle varie ideologie progressiste che si sono susseguite in questi ultimi 150 anni: il liberismo, il socialismo e il radicalismo di massa (quello che comunemente chiamiamo "il sessantotto").

Intendo con il termine "coscienza adolescenziale" una mentalità irresponsabile che ci fa pensare che il benessere, sia esso individuale, familiare o comunitario, non dipenda dalle Virtù.

Per capirci meglio, la storia dell’umanità, bene o male, è andata avanti, da Aristotele fino al ‘700 illuminista, con le logiche virtuose impostate sulle virtù cristiane.

Dopo quest’epoca è cominciato un declino inarrestabile proprio perché questa "coscienza adolescenziale di massa" ha generato un benessere drogato. Un vero e proprio "sistema" che ci ha permesso di vivere da irresponsabili, quasi come degli adolescenti viziati ed egoisti.

Provo a spiegare meglio! Per i liberisti il "sistema" di riferimento è il libero mercato. Diceva Friedman che, in economia, le persone che cercano di fare il proprio interesse sono guidate da una mano invisibile che promuove anche l’interesse pubblico.

Ricollegandoci ancor più indietro negli anni Adam Smith, liberista pure lui, diceva che la mano invisibile non è una persona o un’istituzione, ma un potere astratto, una sorta di cosa immanente.

Ecco perché si è generato nella mentalità dei neo-mercatisti (esattamente come nei liberisti di ieri), il convincimento che tutto sia destinato ad andare bene perché, in piena libertà economica, ogni cosa è destinata ad autoregolarsi.

Per i socialisti, il "sistema" capace di produrre benessere è lo Stato burocratico. Ma lo Stato secondo l’utopia socialista si è rivelato espropriatore di tutto e di tutti.

Ancora una volta, quindi, una filosofia perversa ha contribuito a cambiare la mentalità.

Il radicalismo di massa sessantottino infine ha completato questi ragionamenti, creando nell’uomo moderno una cultura del desiderio che ha letteralmente smontato i cardini fondamentali della nostra società. Parlo della nostra società occidentale, nella quale il libertarismo sfrenato ha intaccato tutti gli elementi fondamentali della nostra vita generando una visione antropologica nuova e di fatto un nuovo stile di vita.

Il ragionamento sviluppato da Borchard a proposito delle Virtù (la laboriosità, il senso del risparmio e della trasparenza, il rispetto delle leggi, lo spirito di sacrificio, la responsabilità, il senso del dovere e chi più ne ha più ne metta) ci riportano ad una positiva visione del mondo che, attenzione, forse oggi sta salvando l’Italia rispetto al resto del mondo.

Fortis ha richiamato anche la società liquida e Zigman Baumann ci ha spiegato che una società che ha smarrito completamente gli elementi fondamentali che la sorreggono è una società destrutturata, appunto liquida.

E’ interessante fare un parallelo fra USA e Italia dopo lo scoppio della crisi.

  1. Famiglia. In Italia figli, genitori, fratelli, famiglia allargata in generale, si aiutano uno con l’altro. L’impresa economica per eccellenza è proprio l’impresa familiare che invece è assolutamente estranea e lontana nel modello economico americano.
  2. Casa. Per noi è un valore essenziale e fondamentale sul quale si continua a investire. L’80% e più degli italiani ha una casa di proprietà, segno che ci si vuole ancorare nel contesto sociale. Non è così negli Usa.
  3. Risparmio. Ancora una volta per noi il risparmio individuale è elemento essenziale di vita, mentre altrove è esattamente il contrario. Le carte di credito da noi sono usate da una minoranza rispetto agli Usa che invece ne fanno una ragione di vita.

Questo ragionamento, esattamente negli stessi termini, l’ha esposto Giuseppe De Rita, il Direttore del CENSIS. Nella sua relazione apparsa sul Corriere della sera del 25 marzo 2009 egli affermava: "Tre capisaldi: in America si vive senza possedere casa, a parte la recente bolla immobiliare poi esplosa come ben sappiamo. In Italia c’è il mito della proprietà immobiliare. In America si va avanti con le carte a debito. In Italia c’è il fenomeno contrario: grazie alla tradizione del risparmio, le carte a debito sono una rarità. In America vince l’individualismo sfrenato, con la fine della famiglia. In Italia la struttura famiglia, con tante modificazioni, resiste: il figlio non lavora ma in casa il nonno ha la pensioncina e la mamma un impiego. E si va avanti. Morale, ci hanno preso in giro per casa, risparmio, famiglia definendoci arcaici. Invece, … la crisi è fronteggiata dal vecchio modello italiano".

Queste sono ragioni profonde che uniscono un percorso filosofico, politico, culturale e sociale, e che alla fine hanno prodotto questa nostra società. Con questo non voglio dire che qui tutto sia rose e fiori ma certamente ciò che la dottrina sociale e naturale cristiana ci ha insegnato per millenni ci sta facendo resistere meglio.

Chiudo molto velocemente parlando del Sud.

C’è una parte dell’Italia che ha raggiunto dei livelli straordinari, mentre c’è un’altra Italia che vanifica tutto con livelli di qualità scadenti.

In questa parte dell’Italia, però, bisogna continuare a investire perché le nuove opportunità non possono che venire da lì: il Sud infatti è un contenitore da riempire. E in tutto questo, l’economia sociale e di mercato è a tutti gli effetti una cura ovvia, quanto naturale.

Tuttavia l’investimento può avvenire soltanto attraverso due percorsi. Il primo è infrastrutturale: il sistema Italia deve capire che deve investire infrastrutturalmente al sud per colmare il gap tecnologico.

Il secondo è di natura culturale. Ricordo a tutti che i tassi di crescita demografica dell’Italia meridionale si sono abbassati però la fuga di cervelli continua ad essere straordinariamente alta. E se prima c’erano tanti figli che se ne andavano ma tanti in gamba che restavano, oggi il rischio è che se ne vadano tutti e che questa terra diventi sempre di più zavorra.

Nessun dubbio quindi: o si decide di investire al Sud attraverso l’economia sociale di mercato a livello di micro economia e attraverso le infrastrutture a livello di macro economia, oppure i problemi li vedremo tra qualche anno. E saranno problemi seri per tutto il Paese.

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