Domenica, 16 Giugno 2024


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I mille interessi della Real cittadella

Il 20 dicembre conferenza dì servizi per non perdere i fondi Por destinati alla realizzazione di un centro documentazione artistica. E intanto la Progetto Smeb srl ha allestito una nave per Medmar. Bonifica ambientale, rilancio produttivo, recupero architettonico. E occupazione per tutti. Gli interessi e le aspettative sull'area falcala di Messina, la Real cittadella con le vestigia della fortezza cinquecentesca accanto agli insediamenti industriali, sono come una coperta: troppo coda per accontentare tutti. Primi tra tutti i lavoratori, 93 in cassa integrazione, dei falliti cantieri navali della Smeb.

Sono loro che da ieri mattina alle 8 hanno occupato il bacino cantieristico bloccando l'accesso ai «colleghi» operai, una ventina che lavorano per conto della Progetto Smeb srl, la società consortile nata dalla partnership imprenditoriale fra Rodriquez spa di Roberto Colaninno e la curatela fallimentare del cantiere affidata dal tribunale all'avvocato Marcello Parrinello.

La loro protesta è rivolta a 360 gradi: contro la regione e l'assessore all'industria, Antonio D'Aquino, colpevole di non aver dato seguito alle promesse di bonifica dell’area industriale, che interseca a stretto filo con un altro progetto importante per la città, la realizzazione nella stessa area del centro di documentazione arti contemporanee per cui la Soprintendenza di Messina ha ottenuto e rischia di perdere un finanziamento da 11 milioni di euro dai fondi del Por e per cui è prevista una conferenza di servizi il 26 dicembre con l'assessore ai beni culturali, Alessandro Pagano.

Contro la stessa Progetto Smeb srl, colpevole di non aver portato a compimento le promesse di riassorbimento del personale. Di rimando, la società consortile si difende.

«Dalla regione non abbiamo più avuto notizie», attacca Nino Parisi, presidente della srl e componente del consiglio d'amministrazione della Rodriquez, «sulla concessione dell’area non abbiamo più alcuna notizia. Lì il problema è quello della bonifica della messa in sicurezza del cantiere. Per noi è impossibile investire svariali milioni di euro per buttare a terra e ricostruire nuovi manufatti. Non c'è nulla che possa essere recuperato».

Nel frattempo, comunque, Progetto Smeb qualche lavoro lo ha messo in cantiere, come per esempio l'allestimento di una nave per conto della Medmar.

«L'occupazione di oggi », rimarca infatti Parisi, «ci crea notevoli problemi con il nostro committente con cui dobbiamo rispettare gli obblighi contrattuali della consegna». Ma le dichiarazioni di Parisi non convincono né i lavoratori né i sindacati.

Che contestano alla Progetto Smeb srl di avere avviato all'interno del cantiere delle attività diverse da quelle programmate. «Stanno lavorando alla realizzazione di cassoni per l'edilizia», denuncia il segretario provinciale della Cgil di Messina, Franco Spanò, «e questo va contro gli accordi che avevamo sottoscritto con la società consortile e soprattutto ci preoccupa sui futuri interessi e attività all'interno del bacino».

Non solo. A infuocare la polemica sono gli stessi operai: «Che senso ha dirci che noi non possiamo lavorare all'interno del bacino perché i cantieri non sono in sicurezza e poi consentire ad altri operai di lavorare nel cantiere?».

Ribatte Nino Parisi: "Non è affatto vero. All'interno della Smeb non stiamo costruendo cassoni. Si trattava semplicemente di una richiesta avanzata dal curatore fallimentare, l'avvocato Marcello Parrinello, subito rientrata per le opposizioni che ci sono state poste. In questo momento», spiega ancora Parisi, "stiamo allestendo la nave. E il blocco del cantiere ci mette anche in serie difficoltà con i nostri clienti".

Silenzio assoluto dalla regione, che avrebbe dovuto indicare le procedure per le attività di bonifica dell'area, dopo che gli ultimi rilevamenti effettuati hanno anche indicato presenze, seppure ridotte, di diossina nell'aria.

Al danno si aggiunge la beffa: l'annunciata task-force per la crisi ambientale che avrebbe dovuto avviare il check up per i lavoratori della tana, falcata non è ancora partita. E all'Arsenale come alla Rodriquez e all'istituto talassografico del Cnr, tutti luoghi di lavoro, confinanti con la stazione di degassifica, scaldano i motori per una prolesta davvero eclatante.

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