Martedì, 18 Giugno 2019

 

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"L’identità della scuola per il futuro"

Linee guida per la Scuola Siciliana.

Quando s’intraprende un cammino è necessario avere chiarezza sulla natura della strada e sulla meta da raggiungere.

La scuola può, e deve, meglio interpretare il suo ruolo e disegnare con più sicurezza il cammino a venire, solo attraverso un profondo ripensamento della sua origine e del suo fine.

Si tratta, invero, di un cammino naturale per la scuola, chiamata – all’incontro con ogni generazione – a ripensare a se stessa; non a rinnegare ciò che è stata, ma ad interpretare in modo sempre nuovo e creativo il suo compito permanente.

A tale compito di continua re-interpretazione, desidero contribuire con questo testo.

Lo farò con la passione e l’esperienza di assessore, di uomo politico che vede nell’educazione e nell’istruzione snodi fondamentali del bene comune, ma anche con la passione di docente di scuola, una delle mie esperienze professionali più coinvolgenti e gratificanti, e di padre di famiglia, che incontra nella scuola un preziosissimo aiuto nello svolgimento del proprio compito educativo.

1. Conosci te stessa

Quanto scritto sul tempio di Apollo a Delfi rimane la direttrice principale di ogni autentica educazione, di ogni vera scuola.

Socrate ne fece la cifra del suo filosofare dialogico, mostrando come il senso dell’educazione stia nell’incontro con i maestri che indicano la strada, e con dei compagni con cui cercare insieme il Vero, il Bene e il Bello.

Questo fitto dialogo, conviene tenerlo sempre presente, inizia nella famiglia a partire dal dialogo silenzioso della mamma con il suo bambino già fin dal concepimento. La famiglia è dunque il luogo primario dell’educazione; la scuola nelle sue varie articolazioni le offre in questo un aiuto fondamentale (a volte – non dobbiamo nascondercelo – essa è anche chiamata a surrogarne carenze o assenze).

Famiglia e scuola, insieme alle altre agenzie formative (parrocchia, associazionismo giovanile, mondo dello sport e del divertimento, ecc.), sono chiamate a contribuire a questo dialogo in modo armonico e sintonico, aiutando le giovani e i giovani nel compito così essenziale di conoscere se stessi e il mondo in cui vivono.

Linee guida

  • Considerare inscindibile il nesso tra educazione e istruzione
  • Migliorare la relazione scuola-famiglia; ascoltando maggiormente le famiglie, e aiutandole ad assumere con responsabilità il proprio ruolo educativo
  • Approfondire le relazioni e le sinergie con le altre agenzie educative

2. Il fine della scuola è la formazione di personalità

Chi impara autenticamente è coinvolto in profondità nell’apprendimento: non si tratta di aggiungere in modo incrementale elementi d’informazione, ma di guardare il mondo in modo un po’ diverso, più adeguato e completo .

L’apprendere ci caratterizza durante tutto l’arco della nostra vita.

L’attenzione che viene oggi data, nella società della conoscenza, alla formazione e alla formazione continua, è particolarmente significativa e deve essere adeguatamente interpretata dalle nostre scuole: esse non sono chiamate tanto e solo a rilasciare titoli di studio a completamento di un percorso, ma abilitare gli studenti a diventare apprendenti "in servizio permanente".

Questo ha un effetto importantissimo sulle opportunità professionali delle persone e contribuisce allo stesso tempo in modo decisivo al loro sviluppo personale integrale.

Nella distanza tra curiosità pettegola e autentico stupore possiamo misurare quella tra un approccio inadeguato e superficiale ed uno profondo e coinvolto. Nel primo caso, si desidera conoscere solo per il gusto di aver saputo, in modo pettegolo, senza essere disponibile a cambiare in profondità. Se so che ci sono ingiustizie, che persone vengono private dei diritti umani fondamentali, che altre hanno gravi difficoltà di salute o economiche, e rimango indifferente, allora sono solo un pettegolo curioso.

Lo stupore, l’amore per la sapienza, è invece la disponibilità e la prontezza a cambiare per comprendere autenticamente la realtà.

La scuola può aiutare in modo decisivo le giovani e i giovani a superare un atteggiamento superficiale, o apatico nei confronti della realtà, promuovendone uno più responsabile.

La scuola deve tenere sempre in considerazione l’integralità delle persone, le loro dimensioni corporea, psicologica, intellettiva e spirituale. In un testo di medicina della metà dell’XI secolo, tradotto in lingua latina con il titolo di Tacuinum sanitatis, il medico arabo Ibn Butlan (+ 1043) indicava così i sei aspetti del vivere razionale, insegnanti dell’arte medica:

  1. Il primo è il trattato dell’aria (aer) che arriva al cuore.
  2. Il secondo è il giusto impiego dei cibi e bevande (cibus et potus).
  3. Il terzo è il giusto equilibrio fra moto e quiete (motus et quies).
  4. Il quarto è la difesa del corpo dall’eccesso o dalla carenza di sonno (somnus et vigilia).
  5. Il quinto è il corretto uso nell’espulsione o nella ritenzione degli umori (excreta et secreta).
  6. Il sesto è la corretta formazione della propria personalità, che si ottiene mantenendo la giusta misura nella gioia, nell’ira, nella paura e nel timore (affectus animi).

Potrebbe essere questo un attualissimo programma di educazione alla salute!!

Linee guida

  • Tenere sempre in considerazione l’integralità degli studenti;
  • Promuovere attività di formazione continua;
  • Sviluppare le attività di media education, che aiutino gli studenti a non affrontare le fonti d’informazione in modo inadeguato e pettegolo;
  • Promuovere le competenze informatiche, necessarie nella knowledge society (anche attraverso un uso saggio della multimedialità e dell’integrazione delle tecnologie digitali nella formazione);
  • Rafforzare il legame tra sapere e responsabilità.

3. Insegna l’io

L’integralità dell’esperienza formativa coinvolge sia chi apprende sia chi aiuta ad apprendere. Il titolo può essere interpretato in diversi modi.

L’uno è certamente che chi apprende sono le persone nella loro integralità, ma anche che l’insegnante è integralmente coinvolto – come persona – nell’insegnamento.

Ma c’è di più: significa pure che chi insegna, insegna sempre, in qualche modo, anche se stessa / se stesso.

Insegna cioè un modo di affrontare la realtà, d’interrogarla, di esserne responsabile. E’ cioè un modello di esperto posto di fronte agli studenti.

L’ insegnante educa per "quello che dice", più ancora per "quello che fa", ma ancora di più per " quello che è".

Molti di noi probabilmente ricordano quanto alcune scelte di studio sono state guidate anche dal fascino che ha esercitato su di noi un insegnante, un vero maestro, mostrando una concreta possibilità di realizzazione personale in una particolare disciplina (o, al contrario possiamo ricordare l’esperienza di lontananza e disinteresse di fronte alla stessa, perché "l’insegnante me l’ha fatta odiare").

Questo richiama alla mente sia l’importanza della motivazione degli insegnanti sia la necessità di un loro continuo aggiornamento.

Solo chi è profondamente motivato dal desiderio di aiutare altre persone a crescere, e continuamente formato e aggiornato, potrà far crescere e dare un futuro alla nostra scuola.

Sapere viene dal verbo latino sàpere, esser saporito, gustare; in italiano ha mantenuto sia la struttura "sapere qualcosa",sia quella – più legata all’ambito del gusto e dei sapori – "sapere di qualcosa", per esempio in "sa di storia, di sport, di matematica, ecc". E’ proprio questa capacità di gustare, di cogliere il "sapore/sapere che contagia gli studenti!

Per far questo gli insegnamenti dovranno saper svolgere tutti i ruoli che la loro delicata professione comporta.

In particolare, mi piace qui richiamare almeno quattro, a partire da altrettanti termini che si usano nel mondo della scuola: maestro, professore, tutor, pedagogo.

  1. Maestro, significa etimologicamente "tre volte più grande", e richiama proprio alla necessità che l’insegnante sia assolutamente competente nella sua disciplina e autorevole nell’insegnamento.
  2. Professore, richiama invece al dire in pubblico, allo svolgere un’attività di grandissima rilevanza sociale, una "professione" appunto. Dovremo allora operare insieme per far riscoprire e valorizzare la professione insegnante, ma potremo convincere gli altri se anzitutto noi stessi ne saremo convinti.
  3. Tutor, è colei o colui che rassicura, che aiuta a crescere "diritti", che educa, facendo venir fuori ciò che è già in qualche misura in chi apprende.
  4. Pedagogo era lo schiavo che accompagnava i bambini: ci deve continuamente ricordare che l’attività docente è un servizio, e non un dominio su chi apprende.

Solo se la scuola sarà capace di sviluppare armonicamente tutte queste dimensioni che integrano l’insegnamento e l’apprendimento, essa svolgerà il suo compito, sarà cioè una scuola autorevole, che " fa crescere" chi la frequenta.

"Insegna l’io"richiama anche al tema dei modelli.

Ogni formazione è sempre anche proposta di modelli, e in questo senso non è mai neutrale.

La storia siciliana, anche recentissima, ci ha donato numerose persone da presentare come modelli; penso solo per citarne alcuni, a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rosario Livantino, Padre Pino Puglisi, ma anche a figure come Michele Federico Sciacca o Gino Corallo o Rosario Assunto.

La scuola comporta sempre una scelta di che cosa insegnare e di come insegnarlo, di che cosa promuovere e di che cosa dis-promuovere.

La scuola, da quella dell’infanzia all’università, è il luogo dove società conserva, trasmette e arricchisce quei saperi (competenze/conoscenze) che giudica essenziali e importanti per la promozione umana.

La scuola accoglie così – continuamente – un’eredità come ipotesi d’interpretazione della realtà, in un continuo processo di analisi e valutazione, alla ricerca di quanto marita d’essere conservato.

La scuola è dunque, insieme, luogo di tradizione: trasmissione di quanto ricevuto, e innovazione, di traduzione di quanto ricevuto nella lingua delle nuove generazioni, di estensione e approfondimento dei saperi. Per questo essa è sempre luogo di responsabilità e di educazione alla responsabilità.

Linee guida

  • Sviluppare le varie dinamiche richieste dalla professionalità docente;
  • Sviluppare le attività di supporto e di tutoring, con particolare riferimento all’ascolto;
  • Promuovere la diffusione di modelli esistenziali forti, positivi;
  • Promuovere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, ambientale e tradizioni locali.

4. "Chi è così stupidamente superficiale da mandare il proprio figlio e scuola solo per imparare opinioni dell’insegnante? "

In questa parole, che Agostino D’Ippona scrisse riportando un affascinante dialogo con il figlio Adeodato, è ben riassunto un tema fondamentale per la scuola: la ricerca e l’amore della verità. Certo l’approccio relativistico ha cercato di mettere tra parentesi, quando non di dileggiare, il tema della Verità. Ma allora perché andare a scuola?

Se fin da bambino mi sento ripetere che la verità non esiste, che non è conoscibile, perché allora dovrei studiare? Su che cosa sarò valutato?Sulla mia capacità di ripetere pedissequamente le opinioni di qualche altro?(Quegli stessi che mi hanno detto che non c’è nulla di vero…)

Certo, se consideriamo la verità come un oggetto materiale, qualcosa che qualcuno può tenere in tasca, vendere, comprare, e magari anche affittare, allora nessuno ce l’ha. Ma se la consideriamo in un contesto più umano, come relazione adeguata, allora perché escluderla?

Non posso dire di conoscere meglio una persona piuttosto che un’altra? E se un amico dicesse di non sapere nulla di me – perché non si può sapere nulla – non lo troverei falso e offensivo?

Noi non siamo solo soggetti conoscenti, ma anche oggetti conosciuti e sappiamo molto bene quando qualcuno ci comprende – ci conosce nella verità – oppure quando non siamo compresi, o fraintesi per superficialità o malizia.

E sappiamo che ci comprende a fondo solo chi ci ama, chi vuole il nostro bene.

Se rinunciamo invece alla verità, e al coinvolgimento appassionato e amoroso che essa richiede, non resta che la prevaricazione, un sapere che cerca solo l’utile e il potere; un sapere irresponsabile e violento, che tante volte abbiamo incontrato nelle ideologie al potere nel secolo scorso.

Rinunciare alla verità – al suo amore e alla sua ricerca – non aiuta la scuola, ma la rende ultimamente insensata.

Insensata perché autoreferenziale, luogo in cui si presentano, discutono e impongono opinioni che non si confrontano con la realtà, che non aiutano a comprenderla e ad interpretarla meglio. Anche da qui nasce quella diffusa sfiducia nella scuola, come luogo lontano dalla vita reale, sia da quello del mondo del lavoro che da quello della scienza.

Solo la ricerca e la trasmissione appassionata della verità fa crescere nella libertà e nella responsabilità.

Linee guida

  • promuovere l’aggiornamento dei docenti, sia disciplinare sia metodologico;
  • ottimizzare le attività di verifica e valutazione;
  • promuovere attività di sostegno per gli studenti con difficoltà d’apprendimento;
  • promuovere attività d’eccellenza per gli studenti capaci e meritevoli;
  • stringere ulteriormente i legami con il mondo della ricerca e con quello del lavoro, attraverso le modalità di stage ed esperienze lavorative previste dalla riforma della scuola;
  • promuovere le attività d’orientamento alla scelta scolastica e al lavoro.

5. La volontà di senso

Il vero bisogno dell’ uomo contemporaneo è l’individuazione del senso.

Oggi i giovani più che mai sono bisognosi di senso e modelli, e rischiano di trovare invece solo opinioni pettegole e falsi modelli. La scuola ha, in questo, una responsabilità e un compito altissimo.

Dobbiamo superare insieme il periodo delle ideologie, con la loro assolutizzazione violenta di verità particolari. Se non c’è verità – né sul mondo né su di noi stessi – allora non c’è responsabilità, e tutte le scelte diventano indifferenti.

Una vita senza senso si apre a comportamenti irrazionali e devianti, al porre la propria felicità in oggetti materiali ( da qui i vari tipi di dipendenza), allo straordinario della coscienza, alla noia, alla violenza.

Qualcuno teme a volte che l’affermazione del senso possa impedire o ridurre il dialogo. Al contrario . Si dialoga solo se si ha qualcosa da dire, e se si è interessati a chi parla o a ciò che dice. Altrimenti è solo una finzione, uno show ( vengono in mente tanti talk – show fatti così…) in cui tutti parlano ma nessuno ascolta. Non è dunque rinunciando al senso della verità che si dialoga meglio, ma ricercandoli insieme agli altri, presentando ciò che si è compreso, mettendo in comune (è l’origine della parola "comunicare" ) il senso della propria vita.

Linee guida

  • promuovere le attività intese a rispondere ai bisogni di senso degli studenti, e a prevenire comportamenti irresponsabili o a rischio ( bullismo, droga, alcool, disordini alimentari, deviazioni sessuali ecc);
  • rafforzare i legami tra scuola e volontariato;
  • promuovere la conoscenza della lingua italiana e delle lingue seconde, anche attraverso l’insegnamento di discipline in lingue seconde ( oggi, per dire che si conosce poco una lingua si dice "a livello scolastico", domani non deve essere più così!);

6. Per conservare la vita si perdono le ragioni del vivere

Senza una condivisione di senso, di origine e di fine, la vita sociale degenera in conflitto – lo stiamo purtroppo sperimentando sempre di più – e in violenza.

Diventa una lotta di tutti contro tutti, in cui le persone e le comunità anziché aiutarsi reciprocamente – in modo sussidiario e solidale – lottano per il proprio dominio e per la sottomissione degli altri.

Senza un’autentica condivisione di radici e di destino, le persone e le società si demoralizzano e non sanno più cercare e condividere con passione nulla di autenticamente vero.

La scuola può svolgere un compito molto importante nel recupero di un pieno senso civico, che comporta coinvolgimento e passione per il bene comune.

Vi è qui il rischio, e i giovani ben lo percepiscono, di cadere nella retorica, o nella difesa puramente formalista delle "leggi",delle "norme"e delle "istituzioni".

Solo recuperando il profondo legame con il bene comune, quel bene che non è particolare di qualcuno, ma comune a tutti, si potranno riannodare i legami tra l’educazione alla legalità e l’intelligenza e il cuore dei giovani. Solo dipanando i vari ambiti sociali, della famiglia alle comunità professionali e d’interessi, fino alle istituzioni locali, regionali, nazionali e internazionali sarà possibile comprendere una legalità rispetto alla quale ogni giovane possa dire: "m’interessa!!".

L’esempio dell’educazione stradale, oggi così necessaria, ci può aiutare a comprendere questi legami. Da un lato, infatti, le norme del codice della strada sono dettate da principi di diritto naturale: garantisci e promuovi il diritto delle persone alla vita e al libero movimento; dall’altro sono direttamente e necessariamente richieste da tali principi, ma si concretizzano in scelte che possono essere di volta in volta diverse: si viaggia stando a destra o sinistra; dall’altro ancora, rispondono a scelte puramente contingenti: il numero e la tipologia dei segnali stradali, per esempio.

Ignorare tale gerarchia, e appiattire tutto in una generica apologia delle "regole", non aiuta certo i giovani ad amarle e rispettarle, soprattutto in un’età in cui mettono tutto in discussione.

Se non saremo capaci di far loro capire il legame di leggi e istituzioni (della politica e della scuola) con il bene comune (con la verità sulle persone e sulle comunità sociali), e se non saremo capaci di render ragione delle scelte operate da politica e istituzioni, non potremo certo biasimarli se non s’entusiasmeranno per la legalità…

L’apatia che spesso s’incontra nei giovani, e che qualcuno addirittura vede nella sicilianità in generale, potrà essere superata solo a condizione che non ci lasceremo vivere, ma che prenderemo in mano con intelligenza e amore il nostro destino. Dovremo cioè riscoprire le ragioni del vivere, quelle che hanno fatto grande la nostra terra e che ancora possono guidarci.

Ciò che ci ha preceduto, la cultura ed il contesto in cui ciascuno nasce, costituisce il punto da cui partire per costruirsi un’immagine del mondo e per orientare l’azione.

Linee guida

  • promuovere l ‘educazione civica;
  • promuovere le attività di educazione alla legalità e di educazione stradale;
  • promuovere la conoscenza della storia, dell’arte e della cultura locali, nazionali ed europee.

Nello scorso mese di luglio, ho emanato la direttiva "Identità e Futuro", nella quale ho inteso esplicitare gli orientamenti per la strategia culturale che caratterizza la gestione dei Beni Culturali ed Ambientali in Sicilia.

Tale documento è complementare e sinergico con il presente e costituisce anche un contributo orientato, con materiali utili alla riflessioni ed alla ricerca che si fa nella scuola siciliana, per dare attuazione alla straordinaria occasione che fornisce la legge di riforma "Moratti", che ci consente di inserire parti sostanziali di storia e cultura locali nei programmi scolastici ordinari.

Il termine "regione", riferito alla nostra terra, può essere collegato etimologicamen-te, secondo Ếmile Benveniste al greco orègnumi, che significa tracciare una riga diritta a partire da un punto. Significa cioè indicare una direzione, un orientamento, che abbia, insieme, un chiaro punto d’origine, e una meta precisa.

Di questa geometria ha bisogno la scuola siciliana!!

Questa geometria ha bisogno della scuola siciliana!!!

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