Lunedì, 16 Maggio 2022


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Leonardo Sciascia e la sua parabola, la Rivoluzione INTERIORI HOMINI e gli eroi italiani calpestati

Si è celebrato in questi giorni l’anniversario del ventesimo della morte di Leonardo Sciascia, uno dei più grandi intellettuali e letterati del ventesimo secolo e Caltanissetta (città dove ha vissuto per vent’anni e che per sua stessa dichiarazione tanto influì nella sua formazione umana e sociale), l’ha celebrato con un convegno di due giorni di autentico valore nazionale e che ha esplicitato ai contemporanei alcune valutazioni sul valore formativo del pensiero sciasciano, e precisamente:

-    di fronte a un mondo offeso dal sopruso e dal privilegio di chi a vario titolo detiene ed esercita il potere, la “Giustizia” costituisce l’unico vero strumento salvifico della società;

- per raggiungere la giustizia, Sciascia parte dal convincimento che bisogna realizzare una nuova sovrastruttura sociale (cioè una società con una nuova impostazione culturale e politica), ma arriva alla conclusione che invece l’unica soluzione è quella di formare Persone con la P maiuscola.

Dal Cavaliere e la morte in poi, lo scrittore ci illumina con questa nuova visione.  Egli sostanzialmente dice: volete cambiare la società? OK !  “uccidete il mafioso che è in noi ”. E cioè, aggiungo io: l’orgoglio, la cattiveria, l’egoismo, le prepotenze, l’arroganza.

Ecco la nuova visione antropologica di Sciascia: il cambiamento storico e le trasformazioni di una società avvengono solo se cambia la Persona. Per sconfiggere la violenza, estirpare il privilegio parassitario, il sopruso e quant’altro, è necessario una rivoluzione “interiori homini”, cioè bisogna cambiare se stessi spostandosi nella sfera delle “responsabilità individuali”, pur tenendo conto della fallibilità umana.

A fine vita, Sciascia che di fatto nasce illuminista e marxista si ritrova con una visione del mondo praticamente cristiana.

Sin qui la storia. E per quanto riguarda la cronaca, qual’è la trasposizione del messaggio sciasciano nella realtà di oggi? A spiegarlo, sia pur indirettamente, ci ha pensato il solito Giuseppe De Rita, direttore del Censis, ormai diventato il miglior “fotografo” della nostra Italia.

Sul Corriere della sera del 17 novembre u.s. “emerge la volontà,” dice il Censis, “da parte di questa Italia contemporanea di distruggere tutti i nostri eroi”. C’è da parte degli italiani quasi il desiderio di farsi del male e di eliminare tutti coloro che positivamente hanno inciso per tenere alto il nome dello Stato.

E così Sergio De Caprio, “Capitano Ultimo”  (che sarebbe colui che ha rischiato la vita per catturare Totò Riina) è stato lasciato solo, accusato e offeso da basse insinuazioni di pentiti di mafia ad orologeria che certa politica e certi giudici non si stancano di utilizzare (Enrico Fedocci, Studio Aperto).

E così Guido Bertolaso, l’uomo della Protezione Civile che il mondo ci invidia per le sue capacità organizzative è costretto ad andarsene in pensione stanco degli avvisi di garanzia.

E così Luciano Garofalo, mitico colonnello del RIS, colui che ha messo alla sbarra i peggiori criminali del Paese oggi si deve dimettere perché nessuno lo difende da accuse tutte da dimostrare.

E così Fabrizio Quattrocchi, che si fece uccidere dai terroristi islamici gridando “vi faccio vedere come muore un italiano” è tutt’oggi denigrato perché la solita cultura di sinistra non accetta questo eroe solitario colpevole solo di essere di destra e di essere innamorato della sua Patria.

E così Renato Farina, straordinario giornalista, è perseguitato perchè non ha raccontato al mondo notizie coperte dal Segreto di Stato.

Attenzione! Questi non sono VIP caduti in disgrazia. Questi sono Servi dello Stato che sono stati infangati perché hanno fatto il loro dovere. Come dice Aldo Bonomi,  “c’è un sottile rancore in Italia. Un invidia sociale che viene esercitata verso chiunque sia sovraesposto. Da questo venticello che ormai caratterizza i nostri rapporti sociali ne consegue una strisciante guerra civile molecolare. Una indifferenza sempre più sorda ai torti e alle ragioni “.

Per questo Sciascia oggi è più attuale che mai: questa società è malata perché malati sono i singoli uomini. Essa non potrà guarire mai se non attraverso un cambiamento personale ed individuale. Uccidere il mafioso che è dentro di noi, oggi è diventato il vero imperativo !

Alessandro Pagano

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