Martedì, 21 Maggio 2024


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Una vera Riforma per il Sud

In un intelligente ed incisivo volume edito da Rubbettino, dal titolo Generazione Tuareg, Roberto Delzìo ha esposto dati poco rassicuranti relativi alla condizione del Sud nei prossimi anni. A livello demografico entro vent’anni la popolazione scenderà dagli attuali 20,8 milioni a circa 19 milioni, dimostra il brillante autore. Di questi, una persona su tre avrà più di 65 anni e una su dieci più di 80. 



Il Sud quindi ha rinunciato a fare figli, non avendo un welfare capace di investire sulle famiglie che credono nelle generazioni future. Nessuna Nazione può permettersi di avere una società di vecchi, perché perderebbe le sue energie vitali e finirebbe per arroccarsi su posizioni conservatrici oltre che a crollare economicamente.

Anche sotto il profilo finanziario la situazione non è felice perché se è vero che l’Italia si pone agli ultimi posti nella classifica dei paesi europei circa la capacità di attirare gli investimenti esteri, di questa sparuta quota, al Sud ne arriva solo lo 0,7%.

In termini di infrastrutture, inoltre, la situazione può essere così riassunta: fino agli anni Sessanta, quando c’era la Cassa per il Mezzogiorno e gli obiettivi venivano stabiliti dal Governo centrale, sono stati realizzati progetti importanti che hanno accorciato il divario economico e sociale con il Nord. Invece, da quando la responsabilità è scivolata nelle mani delle Regioni abbiamo intrapreso un percorso di decadenza. Se sapessimo di vivere in un deserto ci dovremmo giustamente rassegnare, ma il Sud non è un deserto, anzi!

Le nostre terre, a parte la consueta vulgata, sono ricche di capitale umano e di energie che però regaliamo al mondo in una sorta di moderna diaspora. Le risorse finanziarie in compenso sono in mano a burocrati che hanno perso di vista il nobile fine che li dovrebbe caratterizzare: gestire bene la cosa pubblica. Le carte rimangono incollate alle scrivanie bloccate da una mentalità assurda e fuori da ogni tempo che fa sì che i deboli soccombano, i forti prevalgano e gli investitori stranieri fuggano.

Ma adesso bisogna girare pagina. I tempi non consentono rinvii ed è arrivata l’ora di una grande Riforma. Nell’attesa di una legge sul “fattore famiglia” per aiutare le famiglie e le generazioni che verranno, urge qualcosa che immediatamente aggiusti le cose. Urge una Riforma che sappia programmare bene le infrastrutture del Paese e in particolare del Sud. Perché se è vero che le Regioni hanno fallito la loro missione e hanno messo in serio pericolo la crescita dell’Italia è anche vero che lo Stato ha mantenuto una seria dignità organizzativa.

Bisogna ricreare una nuova Cassa per il Mezzogiorno riveduta e corretta, un nuovo strumento di programmazione che deve tornare nelle mani del Governo centrale, perché è l’unico Ente che è capace di assumersi la responsabilità, perchè è l’unico che ha la necessaria visione di insieme. Questa è l’idea del Ministro Tremonti.

In Italia alcuni ritengono che Tremonti sia un personaggio scomodo e pensano che i suoi “alt”  blocchino il Paese, ma chi lo critica è da guardare con sospetto perché spesso ambisce al foraggio pubblico senza freno, una cattiva abitudine tutta italiana che va sradicata.

E non dobbiamo dimenticare che oggi nella Comunità Internazionale l’Italia ha ritrovato prestigio e leadership perché Tremonti ha visto prima degli altri la crisi economica e ha saputo trovare le giuste soluzioni. Quando fui Assessore della Regione Siciliana per quasi 4 anni mi ritrovai più volte a lavorare fianco a fianco con il Ministro per realizzare l’opera di risanamento della mia Regione. Me lo ritrovai senza alcun pregiudizio e la Regione fu risanata come anche la Corte dei Conti e le Agenzie di Rating certificarono. Anche oggi in Commissione Finanze posso confermare che nulla è cambiato nello stile di quest’uomo che certamente è anche un grande statista.

La fiducia in lui è d’obbligo e questo Sud ce la può fare purchè le classi dirigenti siano realmente proiettate alla realizzazione della giustizia e del bene comune.

Alessandro Pagano

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