Venerdì, 24 Maggio 2024


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Finalmente una sana reazione alle trasgressioni della tv

 

 

Ha fatto discutere, nei giorni scorsi, l'allontanamento di Aldo Busi da un noto reality per essere stato volgare e offensivo nei confronti del Santo Padre. Busi non è nuovo a questi atteggiamenti e soprattutto non è isolato (sono tanti gli attori e gli autori che lavorano con questo intento). È questa una lobby che tende a diffondere immagini, idee e testi finalizzati a dissacrare, rimuovere ogni senso di colpa, uccidere la propria interiorità ed eliminare ogni remora di natura etica.


Tali comportamenti disinvolti delle nostre TV, sono ormai da catalogare come regole, tanto è vero che sfido chiunque a dichiarare di non avere mai provato imbarazzo o sdegno davanti ai nostri figli, quando scene di erotismo, turpiloqui, o in generale, scene diseducative vengono proposte dalle nostre emittenti. In un recente studio due psicologi inglesi, Ellie Parker e Adrian Furham, docenti della University College di Londra, hanno pubblicato nella rivista Applied Cognitive Psycology, uno studio che dimostra che le immagini erotiche negli spot pubblicitari non favoriscono il ricordo del prodotto e quindi non aiutano il consumo dello stesso. Solo le scene erotiche, infatti, sono state oggetto del ricordo degli intervistati; ma del prodotto, nella mente non era rimasto nulla. La ricerca ha fornito conclusioni opposte rispetto a quello che si pensa, e cioè che i messaggi a carattere erotico–sessuale non favoriscono la commercializzazione di un prodotto. Voglio dire che se la scienza dimostra che l’eros non fa vendere di più, perché ci si accapiglia a fornirlo a tutti i costi? La pensa così anche Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità e Progresso, che dichiara che “sempre più spesso le aziende di marca, cominciano a capire che far apparire la propria pubblicità in programmi trasgressivi non paga”.

Anche i miei amici stranieri che vivono in Italia o che viaggiano spesso mi confermano che le pubblicità e in generale i programmi, negli altri Paesi non sono assolutamente trasgressivi come in Italia e non si riescono a spiegare il perchè.

Che la gente sia nauseata si capisce anche dai rilievi statistici dell’AIART-Associazione Spettatori ONLUS, che segnalano nel 51% degli adulti quanti si arrabbiano per la violenza, la volgarità e la pornografia propagandata nel piccolo video. Ancora più interessante il dato fra i giovani: ben il 64% di loro si mostra disgustato. Forse questi ragazzi contemporanei, nonostante i loro cattivi educatori, hanno più buon senso rispetto agli adulti. È questo il motivo del perché, aldilà delle nuove tecnologie che facilitano l’accesso, i giovani scelgono internet quale loro preferito strumento informativo.

Un altro dato sociologico inquietante che emerge è che i bambini che assistono a scene di violenza, volgarità e trasgressione in TV sono incapaci di distinguere tra immagine e realtà: tradotto, significa che restano turbati.

A fare il paio, si osserva un’altra statistica di qualche anno fa: il 44% dei bambini italiani rispondeva di preferire la compagnia del televisore a quella dei genitori. Non so se la statistica sia ancora attuale ma qualcosa mi dice che il dato sia peggiorato. Certo è che la TV ha potentemente contribuito a scavare un fossato tra la generazione degli adulti e quella dei giovani, ha detronizzato i genitori, ha imposto modelli di comportamento malsani, ha spezzato i ritmi della vita familiare.

Ma paradossalmente qualche segnale positivo c’è, l’opinione pubblica ha cominciato a dare segnali precisi di risveglio. Le proteste vibrate nei confronti di Aldo Busi, le pesanti critiche ai mass-media colpevoli di aver diffuso le bestemmie dei calciatori durante le partite di calcio, e le statistiche che ho sopra citato di contestazione alla televisione subdola e trasgressiva, ci fanno capire che c’è una certa reazione. Dice il filosofo tedesco Hans G. Gadaner: “la TV tiene spesso in stato di suggestione la gente. Le chiavi sono in mano ad una élite il cui obiettivo è quello di condizionarla “.

A questa preoccupazione di Gadaner rispondiamo che almeno negli USA (le tendenze culturali provengono tutte da lì) è partita una potente reazione giovanile contro ogni forma di trasgressione compresa quella di un certo tipo di musica. La musica rap (notoriamente trasgressiva), dopo 30 anni di vendite scatenate è da qualche anno in calo, al punto che persino i giovani afro-americani, hanno condannato il rap come una forza negativa della società americana, per il fatto che propaga l’uso della droga e favorisce la criminalità e la violenza, anche sessuale.

Indipendentemente dalla propria visione politica, cogliamo segnali che sociologicamente stanno andando in questa direzione, ciò non può che ridare fiducia e speranza alla nostra società.

 Alessandro Pagano    

 

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