Martedì, 21 Maggio 2024


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La bellezza salverà il mondo




Nei giorni scorsi a San Cataldo in provincia di Caltanissetta è stata inaugurata Piazza Calvario, una piazza d’arte unica nel suo genere in Italia. Nel centro Sicilia quindi dal giorno di Pasqua, diciotto bassorilievi in ceramica alti due metri raffiguranti la Via Crucis e la Via Lucis sono stati installati grazie al lavoro di 18 scuole di ceramica artistica fra le più importanti in Italia (e quindi nel mondo).


E’ così Albisola (SV), Tavuglia (PU), Santo Stefano di Camastra (ME) Deruta (PG) Nove (VI), Lodi (LO), Ariano Irpino (AV) Castelli (TE), Gualdo Tadino (PG), Grottaglie (TA), San Lorenzo (BN),  Impruneta (FI), Faenza (RA), Sciacca (AG), Mondovì (CN), Oristano (OR) e Caltagirone (CT), si sono cimentati virtuosamente per arredare una Piazza che è stata definita dagli artisti e dai critici giunti da tutta Italia una delle più belle mai realizzate in questi ultimi decenni.

Non deve sorprendere tale giudizio, perché in effetti l’arte e l’architettura contemporanea si sono contraddistinte, dagli anni ‘60 in poi, solo per essere state incapaci di realizzare il “bello”.

Giovanni Fighera in un recente libro, edito dalla Ares, dal significativo titolo “La bellezza salverà il mondo” spiega che il nostro tempo soffre di una sorta di malattia spirituale. “La bellezza non esiste più, dice Fighera, perché tutto è diventato soggettivo e relativizzato” cosicché il cattivo gusto e la bruttezza sono diventate delle opzioni che chiunque può offrire con la stessa dignità di chi invece presenta e offre cose che appartengono al bello e al buon gusto.

Quando si smarriscono i concetti di Verità, di Bontà, di Bellezza che in passato invece erano costantemente presenti, il passaggio successivo è il “Nulla”, anticamera della bruttezza e dell’orrido.

Bisogna chiedersi del perché l’uomo di oggi sia attratto dal “brutto”. Forse perché “l’immagine volgare e brutta non richiede apprendimento ed educazione” ma forse anche perché, oggi l’arte non imita il Reale e non cattura con il sentimento della contemplazione.

Il grande Pontefice Benedetto XVI in un suo magistrale discorso agli artisti tenuto il 18 novembre 2009 fece riflettere sul fatto che durante il Medioevo ci fu un fervore artistico straordinario. Le chiese venivano restaurate anche se erano in buone condizioni. Era come una gara tra un popolo e l’altro, quasi che quel mondo che era uscito dalle invasioni barbariche e dalle brutture dei secoli precedenti si volesse “scuotere di dosso i vecchi cenci e si volesse rivestire di nuovi abiti”.

Fra i tanti fattori che contribuirono a quella fioritura vi fu certamente lo zelo spirituale del monachesimo, ma anche la partecipazione degli umili e dei potenti, degli analfabeti e dei dotti. Insomma, tutti furono coesi nella ricerca di un riscatto che fu, prima ancora che artistico, culturale. E bisogna rammentare a tutti che, ciò che fu fondamentale in quella “ricostruzione” sociale e che fece da collante e da motore, fu proprio la fede.

È questo il grande problema che rende oggi la nostra arte e la nostra cultura così confuse, così prigioniere di una Modernità che appena vede manifestare il bene subito sospetta che dietro ci sia un interesse; che ha il piacere dello sporco; che critica chiunque ricerchi la “luce” o che tenga lo sguardo rivolto “in alto”. La civiltà cristiana, quella che all’inizio del secondo millennio costruì il nostro Occidente così come è oggi, fu caratterizzato proprio dal legame fra la vita e la fede e di conseguenza fra la fede e l’arte. Oggi invece si vuole separare la fede dalla vita di tutti i giorni. Si vuol far passare il principio che noi, ci sappiamo amministrare da soli, che non abbiamo bisogno di alcuna Trascendenza che ci insegni dove sta il bene (o il bello) e dove sta il male (o il brutto).

Questo è il motivo culturale del perché oggi opere orride vengono spacciate per capolavori. Questo è il motivo del perché paradossalmente è così difficile proporre il bello. A San Cataldo con molto sforzo, ma anche con grande successo, dopo sette anni di lavoro e di complicato coordinamento, il bello è stato realizzato grazie a questo assioma: la fede e la cultura possono camminare assieme.

Sanare la frattura fra l’arte e la fede contribuirà sempre di più a quella ricerca del bello che è uno dei fattori necessari per preservare e ricostruire una società.

Alessandro Pagano

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