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A proposito di Emergency

 




In margine alle polemiche sul caso Emergency proponiamo la lettura di questo articolo dal titolo “Quanto ci manca un vero Dott. Schweitzer” di Pierluigi Battista pubblicato sul Corriere della Sera del 19 aprile 2010.



Magari ci fosse un altro Albert Schweitzer. Magari si reincarnasse quella figura di filantropo autentico, eroe dell' etica e dell' altruismo che abbandonò l' agiatezza europea, gli amati studi di teologia, la passione per la musica per consacrare la propria esistenza alla costruzione di un ospedale a Lambaréné, nel Gabon. Per strappare migliaia di uomini, donne e bambini miserabili dalle piaghe della lebbra, della malaria, della tubercolosi, dell' elefantiasi, della dissenteria, della febbre gialla, dell' ulcera tropicale, del vaiolo. Magari ci fosse un altro Schweitzer capace di tornare in Africa, con tenacia e umiltà, per sfidare con il suo esempio le potenze della politica europea che con la Prima guerra mondiale avevano preso a boicottare il suo ospedale africano. Se ci fosse un nuovo Schweitzer, non sarebbe arrogante, prigioniero di una violenza verbale incontenibile, incapace di distinguere le buone dalle cattive ragioni per via di una furia ideologica manichea e totalizzante. Non scenderebbe a patti con un genocida per la costruzione di un nuovo ospedale a Khartoum, e non assolverebbe un macellaio come Al Bashir, spacciando (e mentendo) per «invenzione totale» il massacro pianificato di centinaia di migliaia di innocenti nel Darfur. Non darebbe del nazista al presidente degli Usa dopo aver usato un trattamento molto più indulgente con i talebani adusi alla fustigazione delle donne che pretendono di andare a scuola, allo sgozzamento degli «infedeli» colpevoli solo di consumare alcolici. Non intimerebbe di andare «fuori dei coglioni» ai responsabili dei servizi militari italiani impegnati in Afghanistan a rischio della loro vita. Se ci fosse un nuovo Schweitzer, non pretenderebbe di sventolare il monopolio della bontà, accecato da un esclusivismo ingeneroso nei confronti dei tanti volontari che si sacrificano in silenzio. Se ci fosse un nuovo Schweitzer, forse assomiglierebbe di più ad associazioni benemerite come Médecins sans Frontières. Lavorerebbe, magari nel disinteresse del mondo e dei media, con un' associazione meravigliosa come «Smile Again» che in Pakistan ricostruisce il volto delle ragazze devastate dall' acido che i fondamentalisti gettano loro addosso senza pietà. O si chiamerebbe Alberto Cairo, un medico che si massacra di lavoro per salvare vite umane in Afghanistan ma che, chissà perché o forse si sa il perché, non viene paragonato al vecchio dottor Schweitzer e non viene incluso nell' elenco peraltro non sterminato degli italiani di cui dovremmo andare orgogliosi. Se ci fosse un nuovo Albert Schweitzer, non mischierebbe il verbo umanitario con la grossolana partigianeria politica, con la veemenza militante di chi pretende di incarnare ogni virtù scaricando all' inferno chiunque osi dissentire da lui. Per questo ci manca un nuovo dottor Schweitzer.

Battista Pierluigi


 


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