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Presentazione del Libro "No Slogan - L'eco ottimismo ai tempi del catastrofismo" di M. Masi, L. Mariani, T. Georgiadis







Sintesi dell’intervento del relatore, On. Alessandro Pagano


 

 

 

Sala del Refettorio, Camera dei Deputati

14 giugno 2010

Gli spunti di riflessione lanciati dal Prof. Mariani, che ha preceduto questo mio intervento, sono certamente interessanti. I dati che con tanta generosità ha voluto condividere con i presenti danno il la ad alcune mie considerazioni. Mi riferisco al fatto che sebbene oggi la popolazione mondiale abbia raggiunto, numericamente parlando, i massimi storici e sia destinata ad aumentare ancora, la percentuale degli uomini che soffrono la denutrizione è scesa dal 35% di trent’anni fa all’attuale 15%. Allo stesso modo comprendo l’accorato appello che il Prof. Mariani lancia alle istituzioni: accertato che la sfida dei prossimi anni sarà quella di assicurare le risorse idriche agli uomini e alle attività umane, le istituzioni dovrebbero essere sensibilizzate a prendere provvedimenti a riguardo.

La questione va affrontata in chiave antropologica.

Perché la maggior parte dell’opinione pubblica mondiale è convinta che la catastrofe naturale è alle porte? Perché Al Gore è arrivato a vincere un premio Nobel sulla base di tesi assurde e infondate? La spiegazione ci viene fornita dagli ultimi 50 anni di storia.

In premessa vorrei fare delle osservazioni.

a)             Che le ideologie, indipendentemente dal colore, abbiano plasmato gli animi del secolo scorso è un fatto incontrovertibile. Quando, con la caduta del muro di Berlino, sono scomparse si è sostituta ad esse un’ideologia ancora più pericolosa: la tecnocrazia. I suoi sostenitori affermano che la società deve essere guidata da un élite che pretende di imporre l’orientamento della società non perché eletta o scelta democraticamente ma perché depositaria di un sapere tecnico e “scientifico”, svincolato da tutto, soprattutto dai lacci della morale e della religione.

b)             La rivoluzione sessantottina non ha fatto altro che spianare la strada all’avvento della tecnocrazia. Ha, infatti, contribuito a mettere in ombra il diritto naturale e i valori tradizionali, (quelli difesi e promessi dalla tradizione cristiana) e ad esaltare la libertà più sfrenata. La vittoria del relativismo etico, l’idea che valga solo “quello che penso io” sta però rivelando conseguenze drammatiche sul profilo della conoscenza: esso ci ha abituato alla perdita della Verità e, quindi, del Reale. Ecco com’è stato possibile il trionfo delle teorie catastrofiste!

Sempre più spesso, sia quando si parla si clima che quando si parla di economia, ci troviamo a dover affrontare una linea di pensiero che mette in discussione il valore dell’uomo e della vita umana.

Alfred Sauvy, il maggiore economista-demografo, ha spiegato che tra la crescita della popolazione e lo sviluppo c’è una correlazione positiva: l’aumento della prima ha determinato un aumento del secondo. Al contrario i sostenitori delle tesi catastrofiste ritengono che la crescita demografica produce un cambiamento climatico, ma non influenza l’economia. Essi si ispirano ad idee ormai sorpassate, come le tesi di Malthus che risalgono ormai a duecento anni fa; attualizzano il pensiero di certi economisti contemporanei, come Lester Thurow; sproloquiano affermando che se le nascite diminuiscono la ricchezza mondiale aumenta.

Niente di tutto ciò corrisponde a verità!

Il Massachusetts Institute of Technology ha pubblicato una ricerca secondo la quale gli unici Paesi che nel 2025 continueranno a crescere in termini di sviluppo sono gli Stati Uniti e l’India : due Stati in cui non si può certo dire che la popolazione diminuisca.

Anche i numeri, che sono dati oggettivi e pertanto non possono essere  smentiti, sostengono la correttezza di questa tesi: negli ultimi 100 anni la popolazione mondiale è aumentata di 4 volte, ma la ricchezza mondiale di ben 40.

 

  A differenza dei catastrofisti il mio messaggio vuole essere positivo e parte dall’unica verità possibile. L’universo è freddo e buio mentre l’uomo è l’unico essere in grado di generare energia e di tutelare la terra. L’uomo, al contrario di ciò che la pseudo-scienza vorrebbe farci credere, non è una sciagura per il mondo in cui vive, ma una risorsa. L’uomo è ancora il centro dell’universo, ma occorre che esso si riappropri di alcuni concetti chiave, quali la dignità della vita e delle persone; la famiglia; lo sviluppo sostenibile; l’educazione dei popoli.

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