Martedì, 27 Febbraio 2024


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Discorso dell'On. Alessando Pagano durante la cerimonia per l'intitolazione della sala consiliare del Comune di San Cataldo (CL) al Presidente Giuseppe Alessi

 




La vicenda umana – del presidente Giuseppe Alessi - si è svolta nel secolo forse tra i più problematici della storia della civiltà occidentale e cristiana: il novecento. Secolo che ha rappresentato il punto di arrivo, di sintesi, di congiunzione, di errori antichi e degli errori di quella “Modernità”,  intesa come categoria filosofica, ostile al Cristianesimo e della quale ha parlato, denunciandone i contenuti il Santo Padre Benedetto XVI nel Suo memorabile viaggio a Fatima proprio quest'anno.


Sì, a Fatima, luogo dal quale le apparizioni mariane hanno illuminato di speranza e luce un periodo oscuro. In più occasioni e pubblici discorsi il Presidente Alessi ha sottolineato quella ispirazione e quell'incitamento al bene che gli proveniva da un giusto, razionale, serio e fecondo rapporto con la Madre di Dio. Devo personalmente ricordare, che apprezzò sempre i contenuti di un volumetto che insieme ad altri amici gli donammo molti anni fa, dal titolo “Le apparizioni e il Messaggio di Fatima” di Antonio Augusto Borelli Machado.

Il sentire sociale, professionale, politico e umano di Giuseppe Alessi, sarebbero incomprensibili o non completamente apprezzati se avulsi dal contesto del tempo in cui fu chiamato ad  operare.

Dovette infatti vivere e confrontarsi con quello che un grande pensatore cattolico di lingua portoghese, il prof. Plinio Correa de Oliveira, chiamò il “secolo della guerra, della morte e del peccato” e di fronte e dentro a questo secolo rispose indossando la divisa della prima Azione Cattolica, quella antecedente al “scelta religiosa”: Preghiera, Azione e Sacrificio”.

Già da bambino visse e da attento osservatore partecipò a quell'euforia di inizio secolo, il tempo della bella epoque, aperto da sensazionali scoperte che avevano suggerito agli operai anarchici che avevano lavorato alla chiglia del transatlantico del Titanic  di scrivere stupidamente quanto orgogliosamente ma significativamente  “nemmeno Dio mi può affondare”. Quelle illusioni e quell'ubriacatura che aveva fatto parlare di pace perpetua si infransero nel 1914 con l'inizio della Grande Guerra. Guerra rivoluzionaria, voluta dalle plutocrazie massoniche e osteggiata dalla Chiesa. Giuseppe Alessi comincia a partecipare alle timide ma intraprendenti attività dei circoli cattolici, sempre tenuti sotto il vigile occhio della polizia anche nella nostra S.Cataldo, come eredità di quel risorgimento che si era voluto all'insegna dell'anticlericalismo e guidato da una opera della Massoneria, attiva e  presente in tutti i settori del territorio.

Ma se fu il secolo dell'anticlericalismo massonico, del comunismo marxista fu anche il secolo del nazional-socialismo e del social-nazionalismo che pretendeva avere il monopolio dell'educazione dei giovani. Si tratta di quell'ideologia all'origine socialista non internazionalista e non marxista che si vide una delle anime consistenti del fascismo italiano. Nonostante molto popolarismo si dissolse nell'adesione al fascismo, questa non fu la scelta dell'Alessi che vi si tenne lontano specie dopo il documento di Pio XI “Non abbiamo bisogno”.

Questi furono gli anni della formazione dell'Alessi, della formazione cristiana alla luce del Magistero della Chiesa, della formazione professionale e di quella che diventerà la formazione politica e i cui esiti indiscutibili, preziosi e di portata storica per la nostra terra, per la nostra isola e per l'Italia nessuno osa porre in discussione. E molte furono scelte obbligate, dettate dalle contingenze storiche che videro specie nel secondo dopoguerra il rilancio di un laicismo aggressivo la cui portata violenta stiamo toccando con mano oggi e un bolscevismo comunismo che felicemente sconfitto dai Comitati Civici e dall'azione congiunta di Pio XII e del buon senso del popolo italiano nel 1948 rimase però la grande minaccia per l'Italia e non solo per l'Italia fino al 1989, fino alla caduta del Muro di Berlino.

Attraverso tante riforme il Presidente Alessi, strappò le masse contadine all'influenza sindacal-comunista, cercò di vigilare sulla decadenza dei costumi, seppe resistere a quelle che più che applicazioni della dottrina sociale della Chiesa  diventava spesso per molti tentazione e prevaricazione  del clericalismo.

Quest'anno si celebra, ed esattamente il 28 agosto 2010  il centenario della lettera apostolica di Papa san Pio X all’episcopato francese Notre charge apostolique. La lettera condanna il movimento del Sillon («Solco»), fondato in Francia nel 1902 – sulla scia di una precedente associazione all’epoca la principale organizzazione della scuola detta cattolico-democratica. La Notre charge apostolique costituisce il vertice dell’insegnamento sociale di san Pio X, ed è pure una delle descrizioni più complete dell’ideologia cattolica-democratica. Insieme, il documento mostra i riflessi politico-sociali del modernismo, che rappresenta il sistematico cedimento dei cattolici al relativismo filosofico e morale, e costituisce quindi un complemento indispensabile alla grande enciclica Pascendi del 1907 in cui san Pio X descrive e condanna l’eresia modernista. A san Pio X spetta infatti il merito – come affermerà, celebrando il suo santo predecessore, il venerabile Giovanni Paolo II (1978-2005) nel 1985 – di avere denunciato le «pieghe subdole del sistema teologico del modernismo» per «salvare la Chiesa dal rischio di dottrine alienanti per l’integrità del Vangelo (…) affinché la rivelazione non venisse sfigurata nel suo contenuto essenziale» (Giovanni Paolo II, «Omelia nella Solenne concelebrazione liturgica a Treviso», del 16-6-1985. L'esperienza degli errori condannati nei due documenti del magistero ecclesiastico per quel che riguarda la dimensione socio-politica riguardano il movimento democratico cristiano. Ma ritengo che non lambiscano assolutamente il politico cui oggi dedichiamo quest'aula. Lo evinco da un dato fondamentale: il Nostro Presidente Alessi non avrà cedimenti di sorta nei confronti del relativismo filosofico-morale che è la base del modernismo.

Il Nostro Presidente affiderà consacrandole, le nostre città al Signore Re del Cielo e ma anche della Terra e alla Vergine Maria. Atto che è il contrario della prospettiva modernistica e che suona scandalosa, lo abbiamo visto anche nella nostra S.Cataldo ai giorni nostri. Infatti il problema di fondo, nota san Pio X, non riguarda soltanto un complesso di dottrine politiche o un metodo educativo, ma coinvolge l’idea stessa del Signore, il tipo d’immagine di Gesù Cristo cui ci s’ispira. L'idea condannata dalla Chiesa e divenuta colonna portante del modernismo politico di certi cristiani,  trascura in Gesù Cristo la divinità, l’autorità, la legge, la croce, presentando un Cristo pacifista più che pacifico, umanitario più che umano, tollerante non solo con gli erranti ma con lo stesso errore. Cristo, nota il Pontefice, non ha promesso la felicità perfetta in terra, ma ha indicato per una «felicità possibile» la strada dell’obbedienza alla Sua legge, del sacrificio, della croce. La «regale via della Croce» e il rapporto necessario con Cristo che parla nella storia attraverso l’autorità della Chiesa sono «insegnamenti che a torto si applicherebbero solo alla vita individuale in vista della salvezza eterna; sono insegnamenti eminentemente sociali che ci mostrano in Nostro Signore Gesù Cristo ben altra cosa che un umanitarismo senza consistenza e senza autorità».

Non basta condannare le deviazioni. Occorre che nasca un’azione sociale e politica dei cattolici che parta dall’autentica figura di Gesù Cristo, dalla dottrina enunciata dal Magistero, ma anche da una lettura della storia della Chiesa e della civiltà che mostri come «le questioni sociali e la scienza sociale non sono nate ieri» e hanno già trovato in passato linee per una valida soluzione e qui anche il nostro Presidente Alessi docet.

Ho appositamente evitato di elencare elementi strettamente biografici o realizzazioni concrete del Nostro Presidente, perchè essendo un contemporaneo il suo operato è ancora sotto gli occhi di molti che lo conobbero e di altri che ne hanno conosciuto i riflessi. Poi molto felicemente è stato scritto e detto sul personaggio, onore e vanto di S.Cataldo.

Ho preferito situarlo, seppur brevemente, nel contesto del secolo difficile perchè ci serva da esempio  nelle difficoltà che ancora permangono come triste eredità del 1900 e delle correnti di pensiero che lo hanno agitato.

Alessandro Pagano

P.S.:  Il presente scritto viene lasciato agli atti della seduta affinchè diventi parte integrante della stessa.

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